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Il vizio di parlare a se stessi



di Goliarda Sapienza



Il ragazzo del tabaccaio mi ha detto che il suo cervello tace, e poi ha aggiunto «ed è meglio, perché sto male». Approfondendo il discorso è venuto fuori che lui supera così le «crisi», e che è convinto che questa sia una possibilità che ha il cervello, come una valvola o un interruttore che si spegne in casi di pericolo.
Questo ragazzo ha l’aria molto sensibile e dolce. E ignorante. Il mio interesse viene proprio da questo, è il primo «ignorante» che parla del suo stato emotivo senza usare la parola «anima».
 
(…)
Non si capisce più niente. Niente. Niente. Ma questo non capire niente mi piace moltissimo, è un gioco meraviglioso e astratto. Abbasso la perfezione.
Si scava e scava e scava, e si costruisce e si demolisce, e si scava ancora per le fondamenta di questa costruzione splendida e utile solo per poche ore.
E che voglio di più?
 
(…)
Dopo vent’anni torno a Guastalla. Solo il nome Suzzara mi ricorda che ci sono stata. Non c’è posto in albergo e si finisce nella solita «casa» abbastanza agiata con padrona che affitta la sua stanza da letto – il suo tesoro conquistato probabilmente con trenta, quarant’anni di lavoro in casa e fuori.
La sera la consueta sensazione spiacevole di entrare in un’intimità estranea di fiati e sudori puliti, ma repellenti. La mattina le cose peggiorano; si sente un torace di vecchio che scatarra continuamente.
 
In questo lindore da rivista femminile, la sua voce sicura da vecchio animale spossato ma vigoroso che brontola. Non oso, nel bagno tirato a lucido – c’è anche un vasetto finto antico con una pianta – né lavarmi né fare niente. La donna ha l’aria di essere stata molto bella.
Tutto questo è ovvio, ma come sempre davanti al vero e completo ovvio che si ripete si resta impotenti e stupefatti, se non terrorizzati. Questa donna tiene le gambe solide sul suo regno in miniatura e le sue ragnatele mentali sullo sterminato sistema di piccoli regni come questo, che basta uscire, affacciarsi, per vederli che si moltiplicano intorno sicuri nel loro movimento stagnante e senza luce.
 
Finché le donne e le loro case saranno così, saremo sempre a un passo dal nazismo. Da oggi non userò più la parola «fascismo» perché è chiaro che quella prova un po’ dura, un po’ dolce di pascoliana memoria non resterà che una prova generale in confronto al nazismo verso il quale si è avviata l’Europa.
Goliarda Sapienza, Il vizio di parlare a me stessa, Einaudi
 
 
Enzo Biagi intervista Goliarda Sapienza
Goliarda Sapienza – No, no, volevo andarci anche prima…
Biagi – Ha sempre desiderato andare in carcere?
Goliarda Sapienza – Sì, sì sì, da molto tempo…



Parole chiave: letteratura cinema

COMMENTI

Sono presenti 7 commenti per questo articolo

Alfredo (utente non registrato)
... Questa donna tiene le gambe solide sul suo regno in miniatura e le sue ragnatele mentali sullo sterminato sistema di piccoli regni come questo, che basta uscire, affacciarsi, per vederli che si moltiplicano intorno sicuri nel loro movimento stagnante e senza luce.
 
Finché le donne e le loro case saranno così, saremo sempre a un passo dal nazismo. Da oggi non userò più la parola «fascismo» perché è chiaro che quella prova un po’ dura, un po’ dolce di pascoliana memoria non resterà che una prova generale in confronto al nazismo verso il quale si è avviata l’Europa. ... 

eccellente. 
il 12 Gennaio 2012

Pio Antonio Caso
Andai a trovare Giovanni il grosso nel carcere di Grottaglie, dove stava scontando un residuo di pena di soli nove anni. Per chi non lo sapesse Grottaglie è la capitale della ceramica, l'università dell'arte popolare in provincia di Taranto. Ha un aereoporto che da più di trent'anni non funziona per motivi politici locali e nazionali; è ben collegata al capoluogo e a Brindisi, posta com'è al centro di una superstrada efficiente e ben tenuta. Ma il carcere! In quegli anni della mia visita a Giovanni era posto nei sotterranei del Castello, dove aveva sede anche il Comune. Per entrare in Carcere o per andare all'ufficio anagrafe bisognava attraversare lo stesso portone, entrare nel grande atrio e prendere a destra per le scale, se diretti agli uffici, a sinistra bussare a un portoncino malandato, accanto a una grata da convento di suore di clausura, per trovare il carcere mandamentale di Grottaglie..
Fu dentro quell'atrio, dove ero entrato sfiduciato e pieno di dubbi circa le indicazioni ricevute per raggiungere la "galera", termine che mi era uscito di bocca nel richiedere a un passante le informazioni necessarie per trovare la strada.
Entrai,dopo aver parcheggiato l'auto all'ingresso del grande portone del Castello, con una faccia da bovaro texano davanti al Colosseo: guardavo, ma non vedevo. L'emozione di far visita a un detenuto, ma ancor più ad entrare dentro un carcere, mi teneva con un pugno di ferrea presa la bocca dello stomaco. Quand'ecco che a risollevarmi il morale una voce amica: Giovanni che seduto dietro la grata gridava il mio nome. Mi giro e vedo lui sorridente, veramente uno di quei sorrisi pieni di pudore, tipico degli uomini di malavita, non so se siete pratici. Un sorriso che sta quasi per un ghigno, ma che fa capire tante cose della mente dell'altro (stavo per scrivere anima, ma poi mi sono trattenuto). Mi diressi verso lo sgangherato portoncino e un uomo, che poi scoprii essere il piantone addetto alla sorveglianza dei detenuti, mi fece entrare dentro un altro atrio con la volta a botte in carpano annerito dall'umidità. Seduto a un tavolino da cucina traballante sul quale erano disposte in ordine scatoline di medicinali, Giovanni mi accolse con una stretta di mano. Mi chiese subito dove avevo parcheggiato l'auto e appena saputolo dette disposizioni a un giovane capellone pieno di tatuaggi di uscire e controllare che nessuno la rubasse e dato che c'era, di andare al vicino bar per ordinare una guantiera di paste e pastarelle. Nel frattempo mi fece visitare alcune camerate umide e fredde, dove su una ventina di brandine che occupavano tutto lo spazio, erano seduti altrettanti detenuti. Conobbi in quella occasione due fuorilegge che qualche anno dopo furono uccisi in un conflitto a fuoco. Ma tornando a Giovanni il grosso, di Torricella, ex macellaio, truffatore, giocatore d'azzardo e grande frequentatore dei casinò di San Remo, Venezia e Saint Vincent, ripensavo ai suoi nove anni di pena residua accumulati in una miriade di processi eternamente rimandati dalla lentezza biblica del nostro ordinamento
il 12 Gennaio 2012

Pio Antonio Caso
giuridico. 
Ripensavo alle parole della donna intervistata da Biagi, quando si riferiva alla fantasia, alla ricchezza di fantasia, di giovani donne incarcerate. Alla fantasia di un uomo di due metri nel procurarsi denaro contante, raccontando frottole credute veritiere da uomini senza cervello, stavo per scrivere senz'anima. Perchè se la realtà è tutto quello che succede, allora bisogna riflettere che nella realtà c'è anche l'irreale, un pò come accade nel mondo dei numeri, accanto ai numeri reali ci sono i numeri irreali: a seconda dei calcoli che fai e quali numeri usi, avrai dei risultati. Giovanni caricava camion e camion di merce diretta al Sud. I suoi raggiri facevano lavorare molta gente: direi,scandalizzando volutamente schiere di benpensanti, se ne esistono ancora, che Giovanni è stato un eroe del Regno del Sud, alla pari dei briganti e degli anarchici meridionali. Una mente che non sapeva di far parte di una realtà che andava perdendo nel Tempo quegli spiragli di irreale che fan pensare ad altro, a un modo diverso, differente dall'usuale, di considerare il corpo, di considerare il mondo. 
il 12 Gennaio 2012

Alfredo (utente non registrato)
...
Dayadhvan: I have heard the key
Turn in the door once and turn once only
We think of the key, each in his prison
Thinking of the key, each confirms a prison
Only at nightfall, aethereal rumours
Revive for a moment a broken Coriolanus
...
T.S. Eliot - V. What the thunder said - The Waste Land

il 13 Gennaio 2012

Rosalba (utente non registrato)
Povera Goliarda Sapienza che mi sembra regalare perle ai porci! Una donna in mezzo ad un gruppo di individui maschi-maschilisti che la trattano con sufficienza e superiorità, (Enzo Biagi compreso) e che non riescono a comprendere una virgola di quello che lei vuol dire. Ecco, questo ho visto!
il 7 Agosto 2012

Arturo (utente non registrato)
E hai visto bene, Rosalba!
il 7 Agosto 2012

Patrizia Barbera
Splendida triste donna,che "l'arte della gioia" scrisse ma non imparò mai.
.E in questo vizio di parlare a se stessa, si scopre sempre come anima scorticata, pure nella dolcezza di alcuni momenti.Oggi sarebbe una vecchietta novantenne ma più che madre me la sento sorella.  E
"Se all'alba non sarò di ritorno,chiudi la porta e non fare entrare il mattino.Tornerò col tramonto a dissipare i fiori intorno al tavolo ovale dell'infanzia, come allora tu ed io e il viso di quella che seduta al cantone ci fermava prima di uscire dalla soglia. 
La notte ha fiori carnivori che neanche la luna può saziare. Che neanche il latte del mattino può saziare. Che neanche il torrente lunare può placare."
(Agosto 1976)

il 12 Agosto 2012

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