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In equilibrio sul petrolio



di François Misser

Militanti del Mend, Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger

Militanti del Mend, Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger


50 MAREE NERE

Lo scorso 20 aprile, a Bruxelles, durante una tavola rotonda organizzata dal parlamento europeo in collaborazione con la
società civile del Delta del Niger e le organizzazioni Amici della Terra e Amnesty International, un gruppo di deputati ha annunciato una visita nella regione con lo scopo di preparare un’audizione parlamentare prima della fine dell’anno. Tra questi deputati, i socialisti olandesi Dennis de Jong e Sharon Gesthuizen, e la verde francese Eva Joly, presidente della Commissione sviluppo. I deputati vogliono rendersi conto di persona dei danni provocati dall’inquinamento nella regione. Si calcola sia l’equivalente di 50 maree nere come quella della superpetroliera Exxon Valdez che naufragò nel 1989 davanti alle coste dell’Alaska, scaricando in mare 180mila tonnellate di petrolio. L’altro obiettivo è la lotta contro la corruzione. È prevista una concertazione con la Commissione europea, che sta realizzando uno studio di fattibilità per valutare la possibilità di introdurre l’obbligo di dichiarare le quote di reddito versate dalle imprese, paese per paese, per poter accedere alle risorse del sottosuolo. Al termine della tavola rotonda, il deputati hanno accolto con favore la dichiarazione fatta da Eni, Shell e Total, che si sono impegnate a rispettare gli obblighi previsti dalla convenzione Onu contro la corruzione e la convenzione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che combatte la corruzione dei funzionari stranieri. Le tre multinazionali sono state invitate a rendere pubblico l’ammontare delle imposte e delle tasse versate al governo nigeriano. Infine, i deputati hanno invitato l’Unione europea e il governo di Abuja a impegnarsi contro il sequestro delle petroliere (bunkering), fornendo competenze finanziare, legali e organizzative. Secondo Sharon Gesthuizen, giornalista olandese e deputata al parlamento dell’Aja, la sfida si annuncia tutt’altro che facile e spiega che nel 2010, durante un suo soggiorno nella regione del Delta, alcuni responsabili della Shell le hanno detto: «Non possiamo parlare apertamente, perché dobbiamo fare affari con il governo».  Le tre compagnie petrolifere hanno boicottato la tavola rotonda, perché i deputati si sono rifiutati di escludere dai lavori, su richiesta della Shell, i rappresentanti degli Amici della Terra e di Amnesty. La Shell non voleva esprimersi davanti a organizzazioni non governative con le quali ha contenziosi aperti. Infatti, al tribunale distrettuale di New York è in corso un processo intentato dagli Amici della Terra contro la Shell per “marea nera”. Inoltre, lo scorso gennaio, le due ong hanno querelato la Shell in sede Ocse per violazione delle norme di base in materia di responsabilità d’impresa, sempre in ragione delle maree nere. Total ed Eni si sono allineate alla posizione della Shell su richiesta della multinazionale olandese. (
www.nigrizia.it)

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Parole chiave: petrolio africa

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Cassandra00 (utente non registrato)
ecco perchè non si sviluppano le energie alternative....
e acnhe in cina è arrivata la marea nera, una loro piattaforma perde da settimane ma non si è detto nulla....
e chissà quante altre ce ne sono...
nessuno controlla...
e il pianeta continua a soffrire... silenziosamente
il 7 Luglio 2011

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