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Ironia e intellettuali



di Michele Marsonet

Roland Topor

Roland Topor

Di qui, la nota – e contestatissima – affermazione di Rorty per cui noi dobbiamo essere etnocentrici, perché “nessun gancio pendente dal cielo fornito da una delle scienze contemporanee o da una qualche scienza di là da venire, ci libererà dalla contingenza di essere stati acculturati nel modo in cui siamo stati acculturati”. I “principi morali” hanno senso solo in quanto fanno tacitamente riferimento a tutta una gamma di istituzioni, pratiche e vocabolari morali e politici. Rorty difende gli ideali dell’Occidente usando la celebre frase di Churchill, cioè affermando che la democrazia è forse la peggiore forma di governo immaginabile, ma solo se non vengono prese in considerazione le altre forme di governo che sono state tentate finora.
 
Cito a questo punto alcuni passi tratti dalla celebre opera di George L. Mosse Le origini culturali del Terzo Reich. “Nella Germania di fine ’800 il Volk rappresentava il veicolo tangibile della forza vitale che s’irradiava dal cosmo.
L’anima umana poteva porsi in rapporto con la natura, dal momento che anche questa era dotata di un’anima, e ogni individuo poteva, di conseguenza, istituire con la natura un’intima corrispondenza condivisa con tutto il suo Volk. In ultima analisi, però, il Volk non aveva dimensioni universali, limitato com’era a una particolare entità nazionale. Pertanto, a conferirgli il suo carattere, la sua potenzialità e la sua unità, non erano tutte le manifestazioni naturali, bensì soltanto quelle regionali.
 
La natura era definita in termini di paesaggio, cioè di quei tratti dell’ambiente circostante peculiari e familiari ai membri di un Volk ed estranei a tutti gli altri. Non nell’ambito della città, ma nel paesaggio, nella campagna indigena, l’uomo era destinato a fondersi e a radicarsi nella natura e nel Volk. E soltanto attraverso questo processo, che aveva luogo nell’ambiente natio, ognuno sarebbe stato in grado di esprimere se stesso e di trovare la propria individualità”.
 
Vorrei ora rovesciare il tema parlando non più di differenze e identità, ma di ricerca degli elementi che ci accomunano, entrando nel terreno minato della “globalizzazione”, termine ai giorni nostri tanto odiato quanto, spesso, frainteso.
 
Si dice spesso, oggi, che l’accordo sulla possibilità di una maggiore comprensione reciproca tra gli esseri umani è venuto meno. Ne avrebbe determinato la fine il risorgere di odi a lungo repressi, odi che hanno la loro fonte nelle differenze legate alle identità nazionali, etniche e religiose. Saremmo insomma di fronte alla fine delle concezioni universalistiche che hanno permeato gli ultimi secoli.

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Parole chiave: ironia richard rorty filosofia isaiah berlin george l. mosse

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