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L'oclocrazia



di Silvia Molé

“Gli esseri umani godono della conoscenza prodotta da varie comunità umane in diversi momenti, ma hanno come l’illusione che non vi sia…. proprio il fatto che alcune conoscenze diventino facilmente trasparenti induce le persone a credere che esse non servano proprio a niente….” In questo vecchio appunto di un mio docente  l’acutissima individuazione  di un fenomeno assai rilevante, sia nelle sue cause che nei suoi effetti. Io distinguerei  tra conoscenze di tipo umano /sociale da una parte e conoscenze di tipo tecnico dall’altra. Le conoscenze in campo tecnico pur diventando  trasparenti per i piú, non sono mai soggette ad un pericolo che io definirei di estinzione o non applicazione: magari possiamo non accorgerci dell’incidenza della luce elettrica nella nostra vita, ma mai accadrà che qualcuno ne contesti l’importanza o ne voglia decretare la fine. Questo non da ultimo in quanto la loro scomparsa, in misura maggiore o minore, comporta un disagio evidente ed immediatamente percepibile da tutti, a brevissimo termine.

Tristemente diversa la sorte per le conoscenze acquisite nel campo sociale o umano. Basta poco infatti perché uno stato democratico degeneri in una oclocrazia, o che si disconoscano conoscenze acquisite nel contesto di studi/ricerche/esperienze socio-antropologiche o giuridico-economiche con derive quindi nel razzismo, nella disparita dei sessi (si veda l'odierna RI-mercificazione della donna, laddove molte donne del passato hanno sacrificato la vita per farci avere i diritti di cui oggi godiamo) o in generale nella perdita di diritti faticosamente conquistati nel corso del tempo, nel politico, nell’ economico e nel sociale. Uno dei motivi all’origine di ciò ritengo sia  la non immediata percepibilità del danno che ne conseguirá per i più.

La più difficile e lenta individuazione della carenza cui si andrá incontro. Non per niente determinati valori sono più fortemente sentiti in epoche immediatamente successive alle guerre. Ed in questo contesto si inserisce a mio parere la grande  importanza dell'individuo inteso  come  “knowledge carrier”, ovvero "depositario e portatore  "biologico" di conoscenza, processore, distributore e utente" (Lorenzo Magnani). Laddove la conoscenza rappresenta uno dei tre cardini della democrazia, insieme al voto e alla possibilità di controllare l’operato della maggioranza, come splendidamente illustrato anche da Amy Guttamann:

"Sin dagli albori, la democrazia non si è mai basata esclusivamente sul potere della maggioranza. I più grandi esponenti del pensiero democratico classico - filosofi come Rousseau, John Stuart Mill e John Dewey - erano convinti che il potere della maggioranza nascondesse il pericolo di una sua tirannia. Si rendeva, dunque, necessario studiare il modo migliore di affidare alla maggioranza il destino politico di un paese e vedere per quale motivo l'unico modo per riuscirci era far sì che tutti i cittadini venissero educati a conoscere i propri interessi.

La democrazia, infatti, si basa sulla premessa che i cittadini conoscano perfettamente i loro interessi. Tale premessa è realizzabile solo se le persone non sono analfabete, se ricevono un'istruzione che chiarisca loro cosa è meglio, sia per se stessi che per la società in generale. La mia posizione consiste in un'estensione del pensiero democratico classico, ma con una piccola variazione. L'estensione sta nell'idea che ogni democratico conosce i propri interessi meglio di chiunque altro se ne occupi al suo posto”.

In questo contesto si puó  inserire  quella che a mio parere é la  deriva oclocratica della democrazia odierna:
definisco l’oclocrazia quale degenerazione della democrazia,  una forma di governo in cui le decisioni sono prese da masse volutamente tenute nell’ignoranza da governi miranti alla mera autolegittimazione.  Polibio la considera  inevitabile conseguenza dei comportamenti demagogici legati all'acquisizione del consenso. Nella visione di Polibio, il disordine politico che consegue all'instaurazione di un sistema oclocratico ha come unico sbocco il ritorno alla monarchia o comunque di una forma dittatoriale.

Una delle cause della degenerazione della democrazia in oclocrazia è il raggiungimento e il consolidamento di un certo livello di standard di vita diffuso in tutta la popolazione. Questo porta le masse a dare per scontati valori quali l’uguaglianza e la libertà. A ció si aggiunge a mio parere il fatto che la nostra generazione è  lontana da una grande guerra, che paradossalmente rende  evidenti i valori primi dell’essere umano nonché le strategie volte a difenderli. Una volta che questi valori vengono dati per scontati, diventano trasparenti, come un artefatto che usiamo tutti i giorni senza accorgercene, la si sotto-valuta e di conseguenza aumenta il pericolo di un regresso.

Polibio si esprime nel seguente modo:
"Non appena sopraggiunge una nuova generazione e la democrazia cade nelle mani dei nipoti dei suoi fondatori, questi risultano essersi abituati così facilmente all’uguaglianza e alla libertà di parola che essi stessi ora cessano di comprenderne il valore e cercano di innalzarsi al di sopra dei propri concittadini, ed è degno di nota il fatto che le persone più attratte da questa tentazione siano i ricchi. Così quando cominciano ad ambire le cariche pubbliche, rendendosi conto di non riuscire ad ottenerle attraverso i propri sforzi o i propri meriti,essi cominciano a sedurre e a corrompere il popolo in ogni modo possibile, portando così al deterioramento del patrimonio. Il risultato è che attraverso la loro insensata e smodata voglia di essere in vista, stimolano nella massa la pratica della corruzione, abituandola ad essa; presto il ruolo della democrazia è così trasformato nel governo della violenza e del “polso duro”.

Da questo momento i cittadini cominciano ad abituarsi al guadagno a spese degli altri e le loro prospettive di vittoria per il sostentamento dipendono dall’arrogarsi la proprietà del vicino; pertanto non appena troveranno un leader sufficientemente ambizioso e audace, ma escluso dagli onori delle cariche pubbliche a causa della sua poverta, introdurranno un regime di violenza. Dopodiché uniranno le loro forze, si faranno strada i massacri, bandiranno gli oppositori e finalmente degenereranno in uno stato di bestialità, dopo il quale ancora una volta ritroveranno un monarca e un despota". (www.fallacielogiche.it)


Parole chiave: oclocrazia democrazia politica filosofia

COMMENTI

Sono presenti 5 commenti per questo articolo

Eli Mcbett
dici:
"questi risultano essersi abituati così facilmente all’uguaglianza e alla libertà di parola che essi stessi ora cessano di comprenderne il valore e cercano di innalzarsi al di sopra dei propri concittadini"
Solo questo punto apre un cancello sull'infinito, quindi commento solo che
trovo questo articolo estremamente interessante, cosí come ho trovato estremamente interessante il sito www.fallacielogiche.it a cui ho dato velocemente un'occhiata incuriosita da queste riflessioni.
La mia vita quotidiana é costituita dall'osservazione continua di tali fallacie logiche, attivitá che nasce in maniera per lo piú spontanea di conseguenza alla mia analisi logica dell'esistenza e alla primordiale necessitá di motivare le mie azioni elementari secondo principi che siano il piú possibile sensibili al circostante (dunque di utilitá).
In realtá usare il pensiero in questa manierá cosi analitica, ma anche flessibile e articolata, porta regolarmente ad attriti incommensurabili con il pigro circostante delle persone adagiate sulla necessitá di non porsi alcuna perplessitá circa le proprie azioni meccaniche e píú o meno articolate ma totalmente accettate contraddizioni (dunque inutilitá), fattore che mi porta spesso a essere identificata o ad autoidentificarmi come un'outsider.
Grazie dunque Silvia per questa attenta presentazione della vita quotidiana che é di supporto alla mia intera esistenza..
il 2 Giugno 2011

Silvia (utente non registrato)
molto bello il tuo feedback, grazie a te Eli.
il 16 Giugno 2011

Silvia (utente non registrato)
stavo ripensando a questa riflessione...vista la situazione attuale pare che io abbia visto nel futuro...ahimé...
il 5 Marzo 2013

Umberto Simoncelli
  Non esiste capopopolo che non abbia perorato la riduzione delle tasse e l’incremento dei salari e non abbia poi disatteso le promesse.  Erano in cattiva fede, tutti quanti? Probabilmente no. Solo che un nuovo ruolo comporta sempre la necessità di confrontarsi anche con nuovi interlocutori. Quando i governanti si sono mossi solo nell’ottica delle ricerca del “ritorno” elettorale sono successi disastri e floride economie sono state ridotte sul lastrico. Un buon governante, infatti, deve farsi garante dei bisogni di tutto il popolo e non solo dei propri elettori, a volte correndo il rischio di additato “traditore”. L’allargamento della partecipazione e il più facile accesso alla consultazione popolare ci pongono però nuovi problemi. Oggi internet ci offre la possibilità di interpellare, in tempo reale e costo zero un grande numero di cittadini Questo rappresenta una grossa novità: se in passato, a causa dei grandi costi economici e sforzi organizzativi si ricorreva eccezionalmente alla consultazione delle masse e solo per motivi di grande significato politico e sociale (aborto, divorzio ), oggi l’astensione dalla consultazione popolare sistematica è una libera scelta. Nulla ci impedirebbe, infatti, di consultare via internet gli italiani in merito alla possibilità di ricevere il Dalai Lama al Quirinale piuttosto che di incrementare di venti centesimi il prezzo del gasolio per autotrazione. Ma una Democrazia che si fondasse sulla larghissima partecipazione popolare sarebbe in grado di sopravvivere? Avremmo forse la necessità di limitare le consultazioni a temi selezionati? Ma, quali? Non il fisco, sicuramente, ma l’economia, la giustizia?  E i grandi temi etico - politici d’interesse generale?  Avrebbero questi referendum telematici solo un valore consultivo o, piuttosto, esprimendo essi la più genuina volontà del popolo, dovrebbero essere sollecitamente ratificati in decreti legislativi? Avrebbe ancora spazio, mi chiedo, un Governo che per risolvere un grave problema di bilancio, fosse costretto a ricorrere a una politica di austerità? Potrebbe sopravvivere alla consultazione di massa? L’unica azione di governo sostenibile potrebbe forse essere quella demagogica e populistica, in stile perennemente pre-elettorale, che si sa essere la peggiore. .  E’ ipotizzabile che una gestione della vita pubblica attraverso una visione privata sia impossibile. Ognuno, per esempio, vorrebbe consumare energia a basso costo e senza restrizioni ma vorrebbe che l’energia fosse generata a scapito dell’aria e del suolo del vicino. Non parliamo poi dei rifiuti, dove il campo del vicino è sempre meno verde e più idoneo al loro smaltimento. Si vorrebbero dei treni capienti e veloci ma che transitino sulle proprietà degli altri. E così via. Il ruolo formale – e indispensabile per il buon governo- della “pubblica autorità” è proprio questo: coordinare interesse privato e interesse pubblico, perseguire gli interessi del singolo attraverso gli interessi della Collettività. E’ chiaro che per far questo ci vogliono oltre a lungimiranza, cultura, capacità organizzative, tatto, diplomazia,  capacità di ascolto e analisi,  abilità nel comunicare, e, infine, ma non meno prioritario, l’ autorevolezza e la credibilità che derivano dalla
il 5 Marzo 2013

Umberto Simoncelli
...integrità morale.
il 5 Marzo 2013

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