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La fine degli uomini



di Hanna Rosin

Speravo di rimanere in contatto con Calvin abbastanza a lungo da vederlo ritrovare il denaro perché pagasse lui alla cassa del supermercato e ritrovasse la via di casa. Una parte di me si immaginava ancora un futuro in cui, come nella serie "Questo matrimonio si può ancora salvare?" del vecchio Ladies' Home Journal, Calvin e Bethenny tornavano insieme e andavano a formare un terzetto felice con la figlia, e nel crescendo di questa serie immaginaria le strade della cittadina tornavano a riempirsi di uomini.
Ma via via che conoscevo Calvin e approfondivo le mie ricerche, scoprii che ero partita dalle domande sbagliate. Calvin e i suoi amici non stavano cercando di riprendersi le vite di un tempo, perché quelle vite non erano più possibili. Cominciai a capire che l'economia e la cultura avevano subito un cambiamento sismico e che entrambi i sessi avrebbero dovuto adattarsi a una maniera completamente nuova di intendere il lavoro e la vita e perfino l'amore. Nel prossimo futuro Calvin non sarebbe mai tornato a casa al volante di una Chevrolet per riprendersi il suo sacrosanto posto a capotavola, perché lo occupava Bethenny, la quale peraltro pagava di tasca sua il mutuo, i lavori per rifare la cucina e la propria auto usata. Bethenny aveva troppo per le mani ma riusciva a barcamenarsi e a conservare la propria libertà. Perché mai avrebbe dovuto rinunciare a tutto questo?
 
Non dovevo più scrivere del baratro in cui erano finiti gli uomini; quella dinamica era in corso da decenni e si era ormai esaurita. La cosa da scrivere era che le donne, per la prima volta nella storia, avevano sotto molti aspetti superato gli uomini. I Calvin e le Bethenny – tutti noi – avevano raggiunto la fine di duecentomila anni di storia umana e il principio di una nuova era: non si poteva tornare indietro. Aperti gli occhi a questa possibilità, mi resi conto che prove se ne trovavano ovunque, ed erano secoli di abitudini e storia a impedirci di capirlo.
 
Continuai le mie ricerche finché non fui in grado di mettere insieme una storia. Durante la Grande Recessione, tre quarti dei sette milioni e mezzo di lavori persi furono persi da uomini. I settori dell'economia colpiti più duramente furono in stragrande maggioranza maschili e perfino macho: edilizia, manifattura, alta finanza. Alcuni di questi lavori poi risorsero, ma il cambiamento non è stato casuale né temporaneo. La recessione ha rivelato – e accelerato – un cambiamento economico profondo in corso da almeno trent'anni e per certi versi anche di più.
 
Nel 2009, per la prima volta nella storia americana, la forza lavoro si è sbilanciata in favore delle donne, che nel Paese svolgono ormai circa la metà dei lavori. (La Gran Bretagna e diversi altri Paesi hanno raggiunto lo stesso traguardo un anno dopo). Nel mondo le donne dominano gli atenei e le scuole professionali in ogni continente eccetto l'Africa. Negli Stati Uniti, per due uomini che otterranno il Bachelor of Arts quest'anno, le donne saranno tre. Delle quindici categorie professionali che in proiezione cresceranno di più negli Stati Uniti nel prossimo decennio, dodici impiegano in prevalenza donne. L'economia americana sta diventando, per certi versi, una sorellanza itinerante: le professioniste lasciano casa ed entrano a far parte della forza lavoro, creando lavori casalinghi per altre donne. Il nostro vasto ceto medio in crisi, dove le disparità fra uomini e donne sono fortissime, sta trasformandosi lentamente in un matriarcato, con uomini sempre più assenti dal posto di lavoro e da casa, e donne che prendono tutte le decisioni.

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Parole chiave: costume cultura uomini donne

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