uncommons

village



La nuda verità



di Francesco Panaro Matarrese






Una preghiera, una supplica, una richiesta di aiuto alle donne (ma anche agli uomini), alla sensibilità, alla volontà che le distingue: riponete in carta grossa marrone la carne nuda, gli affettati ecc. ecc. acquistati per queste feste – per i pranzi e le cene – e portateli in campagna, in un bosco, o semplicemente nel campo o giardino più vicino, portateci anche i vostri bambini o figli adulti, i vostri mariti,  compagni, fidanzati, fidanzate, compagne, amiche, scavate una piccola fossa e seppellite quei poveri resti. A chi non ha ancora fatto la spesa: non comprate quella povera carne nuda di agnellino, agnello, o derivati di qualsiasi altro essere animale. A tavola motivate agli ospiti e a tutti i presenti la vostra scelta di tenere libera la tavola dalla carne con le parole di Peter Singer: voglio prevenire dolori e infelicità, ritengo sbagliato infliggere sofferenze non necessarie a un altro essere, anche se non appartiene alla nostra specie. Ritengo infine che gli animali siano sfruttati spietatamente e crudelmente dagli uomini, e voglio che tutto ciò cambi.

Parole chiave: francesco panaro matarrese vegetariani animali

COMMENTI

Sono presenti 25 commenti per questo articolo

Fernanda Zanier (utente non registrato)
Anche molti uomini e donne e bambini sono spietatamente e crudelmente sfruttati da altri uomini; anche se non se ne cibano li guardano morire con indifferenza.
Partiamo da questo prima.. poi verrà da se che si eviteranno i cibi animali.
il 23 Aprile 2011

Anna Boncompagni
Se partiamo dal rispetto per ogni essere vivente, il rispetto per gli uomini viene da sè. Se partiamo dal rispetto per gli uomini, il rispetto per gli animali no, non viene da sè.
il 23 Aprile 2011

Giovanni Giuliani (utente non registrato)
Così credi di aver salvato la tua abbuffata di carne miseramente, come se un impegno escludesse l'altro.
il 23 Aprile 2011

Giammaria Recco (utente non registrato)
Francesco, ecco cosa accade quando si tocca il ricco pasto alle persone, reagiscono come la Zanier...
il 23 Aprile 2011

Milly (utente non registrato)
chi non rispetta la vita, anche quella animale, finge di rispettare le persone.
a loro basterà un capo carismatico e qualche slogan azzeccato per scatenare l'odio insensato, il razzismo e l'omicidio.... singolo, di massa o come operazione di pace.... una volta la chiamavano guerra...
vorrei chiedere rispetto per gli animali, le piante, la terra, l'ecosistema.....
invece la gente non rispetta nemmeno il fatto che sono vegetariana......
vorrei dire a tutti buona pasqua.... ma proprio non mi riesce
come natale e tutte le feste vuote di significato e piene di stupidità e consumismo
                                                           amen

il 23 Aprile 2011

Cesare Del Frate
condivido appieno le parole di francesco

il 23 Aprile 2011

Bruna Durante (utente non registrato)
 Condivido completamente il pensiero e le parole di Francesco. Si vive benissimo senza mangiare agnelli, capretti e affini.
il 23 Aprile 2011

Francesco Panaro
Fernanda,
dalle tue parole traspare una superficialità che Uncommons non ha. Come se in questo blog, non si facesse nulla per gli uomini, le donne e i bambini, come se quello che si fa qui non avesse nessun valore. Se leggi queste pagine, la maggior parte degli articoli sono a difesa degli esseri umani, degli esseri animali e della natura tutta. E ciò che qui si pubblica rispecchia fedelmente, e anche più, quanto esposto in "Chi è Uncommons", la dichiarazione inderogabile degli intenti. Quello che segue è un piccolo estratto di quella pagina. Ti prego, se hai tempo e voglia, di leggere anche tutto tramite il collegamento sotto la testata, devi solo pigiare il pulsante “Chi è Uncommons”.

"Queste pagine non sono per l’offesa verbale e fisica. Perché Uncommons non apprezza atteggiamenti di concetti e parole che possano portare a far sentire alcuni esseri umani inferiori rispetto ad un modello prestabilito di razza, religione, cultura, sesso. Uncommons non accetta linguaggio o comportamento non rispettoso o violento verso gli esseri animali nonché nei riguardi di tutta l’opera naturale”.

il 23 Aprile 2011

Fernanda Zanier (utente non registrato)
talvolta sono superficiale, mi piace esserlo ed ho il diritto di esserlo,  talvolta però. Non mangio ne capre ne capretti ne agnelli , ma il tacchino arrosto!
E continuerò a farlo, se mi va .. non lo so. Credo il rispetto umana trascenda  la preferenza per il cibo, significa che il se ... allora non funziona, non è che se io non mangio carne allora rispetto anche gli esseri umani, oppure se mangio carne allora non rispetto a priori gli esseri umani. Troppo facile,  non funziona così purtroppo. Ci sono anche s... vegetariani. Certo a ben pensarci, cibarsi di carne putrefatta è quanto meno preistorico, ma a me il tacchino ed il pollo piace. Pregherò quindi che il giudizio di alcuni uomini e donne uomini "giusti" non mi condanni alla gogna eterna. 

il 25 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
"Credo il rispetto umana trascenda  la preferenza per il cibo", disse tra sé e sé quella signora ben vestita mentre prendeva un coltellaccio, attaccava le mie membra terrorizzate e straziate per poi tirarmi il collo, affettarmi e cuocermi. (da: la storia di un tacchino)
il 25 Aprile 2011

Fernanda Zanier (utente non registrato)
hahahaha... :-)
il 25 Aprile 2011

Annapina Bevere (utente non registrato)
Io non ho mangiato carne,ma non perché sono vegetariana ma perché non mi piace più di tanto.Anche strappare un fiore dispiace,ma come si fa?..come ci nutriamo?..comunque non sono per il consumismo,per l'esagerazione in genere.Ho ascoltato il vangelo come tutte le domeniche,pranzo modesto in famiglia  passeggiata,e nulla di più :) Comunque,bell'articolo come sempre Francesco.
 
il 26 Aprile 2011

Gennaro Autieri
Grazie, Francesco. Da tempo non leggevo qualcosa di così puramente etico.
il 26 Aprile 2011

Guido Repetto
Negli ultimi giorni, ho aperto e letto più volte questo contributo. Rapido ed efficace – sono doti che io apprezzo molto essendone sostanzialmente privo - si presta a numerose riletture. A volte mi sono soffermato solo sull’immagine, giusto per cogliere il messaggio carnoso nella sua interezza. Così facendo ho lasciato scorrere via le festività e i relativi pasti dai quali, a dir proprio la verità, m’aspettavo pure una qualche manifestazione sottoforma di cosciotto. Nulla! Carne pressoché inesistente se si eccettua del lesso in salsa verde di mia cognata. Venendo al sodo (non l’uovo rispetto al quale non saprei che posizione prendere), l’aspetto alimentare della nostra esistenza mi spinge da tempo ad una critica del modello al quale soggiaciamo, ma l’idea di sofferenza animale l’ho sempre riferita tutta alle tecniche di allevamento o di trasporto, forse perché la prima volta che capii che per un maiale era finita avevo già una certa età e solo per questo non mi trasformai nell’agente Starling. Tuttavia non mi sento neppure Hannibal Lecter.
Una volta ho letto da qualche parte che dei monaci buddhisti si rifiutavano di sottoporre a trattamento le antiche, preziose e minate travature in legno del loro monastero affinché nemmeno un solo tarlo avesse da soffrire a causa loro. Io, che pur mi difendo più dagli zampironi che dalle zanzare, mi sento lontanissimo dal loro modo di pensare, semplicemente non mi appartiene. Ma Peter Singer quando ritiene “sbagliato infliggere sofferenze non necessarie a un altro essere, anche se non appartiene alla nostra specie.”, pensa ad una svolta nella qualità, diciamo abolizione totale d’ogni sofferenza animale indotta dall’uomo e quindi fine del rapporto con la carne, oppure nella quantità?
Grazie per lo spunto.
il 27 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
Un solo essere che soffra ingiustamente grida quanto basta per reclamare la propria ingiusta sorte, ma si parla solo di ció che é visibile agli occhi, purtroppo.
É per questo che la sofferenza viene piú che possibile inflitta privatamente,
La quantitá di solito rende evidente la (mancanza di) qualitá.

il 27 Aprile 2011

Serenella (utente non registrato)
credo che la posizione di Fernanda sia provocatoria ma fondamentalmente giusta, io non sono vegetariana ma ci sto lavorando, mi rendo conto che sarebbe più etico e più sano esserlo, per il momento ho "quasi" elimitato gli ovini e i bovini, piano piano spero di eliminre anche il pollame, tuttavia mi chiedo a cosa serve mettere l'immagine di una bella donna seminuda a corredo di questo articolo, Forse a monito di mercificazione di carne fresca? Non mi piace questo tipo di esposizione anche se sono assolutamente daccordo con lo spirito dell'iniziativa.
il 27 Aprile 2011

Pietro Siervini (utente non registrato)
Fondamentalmente giusta per chi? Per te, forse...:-)
il 27 Aprile 2011

Guido Repetto
Io non voglio puntare al paradosso per evitare il problema, ma esiste un impatto inevitabile dell'uomo sulla natura (uomo incluso, su questo concordo con Fernanda anche se non penso che l'assenza di sfruttamento uomo-uomo possa conseguentemente comportare la fine delle sofferenze animali). Ora, vorrei capire (soprattutto dai più sensibili all'argomento) se il cibarsi di carne, pesce, ostriche e quant'altro sia di per sé infliggere sofferenza a prescindere dal modo in cui l'animale viene soppresso. E' già nella soppressione più indolore la sofferenza? Spero di essere stato chiaro, sono un po' in difficoltà nel rendere l'idea che credo di avere.
il 27 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
Donne e uomini nudi o seminudi non sono alcuna offesa per nessuno al di la di tradizioni e culture particolari. Cretamente questo messaggio insulta persoe di cultura musulmana.
Da nudista, comunque amo i nudisti e non ne vedo il "peccato", perché non credo nella colpa dell'essere quello che siamo.
Dipende da come uno é nudo, se é nudo senza la propria volontá o per propria scelta.
Musulmani che vivono in occidenti sono comunque tollerant della quotidianitá in cui scelgono, cosi come noi non ci scandalizziamo di una donna africana nuda o anche di un uomo in un gruppo tribale... non lo paragoniamo alla NOSTRA cultura
Uccidere senza necessitá mi fa un po' piú impressione.
Guido, la sofferenza c'é eccome. Sennó non credo che il direttore del mattatoio di Roma sarebbe stato vegetariano se avesse tappezzato il suo ufficio di gigantografie di frutta e verdura per sopravvivere...
Il fatto che con l'iniezione letale i condannati a morte non provino dolore non mi fa assolutamente cambiare idea sulla pena di morte.
il 27 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
e poi non é cosí semplice, uccidere
http://www.youtube.com/watch?v=X6mOKIJ17FQ
il 28 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
http://www.youtube.com/watch?v=VgaLCZvLI_w&NR=1&feature=fvwp
il 28 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
...sembra piú facile venire uccisi.
Ana Mendieta fu uccisa?

She died on 8 September 1985 in New York from a fall from a 34th floor apartment in Greenwich Village. Eight months earlier Mendieta had married the minimalist sculptor Carl Andre. Andre was tried and acquitted of her murder; during the trial his lawyer described her death as a possible accident or a suicide. In the absence of any witness to her death, other than (possibly) Carl Andre, the exact cause of her death may never be known.
il 28 Aprile 2011

Pio Antonio Caso
Jerry era il nome del bastardino dei miei genitori che viveva con loro, tanti anni fa, nella casa in via Garibaldi, prospicente la Marina. Un monolocale al quale si accedeva da una scala con pochi gradini, che portava ad un terrazzino chiuso da un cancelletto in legno sgangherato e cigolante sui cardini. Per l'avvicinarsi della Pasqua del 1936 mio padre barattò, soldi non ne circolavano tanti, una cassetta di seppie con un agnellino di poche settimane. L'agnellino fu messo sul terrazzino che condivideva con Jerry, ad aspettare la sua settimana di Calvario. Le settimane passavano e i due animaletti si facevano compagnia, giocavano, mangiavano, dormivano insieme, ognuno ignaro delle tradizioni alimentari degli umani. All'agnellino non fu dato un nome, ma tutti in famiglia lo indicavano come l'amico di Jerry che, seppur per gioco, lo mordeva strappandogli batuffoli di tenerissima lana e facendogli assumere l'aspetto di un peluche spelacchiato. Arrivò il giorno. Nessuno se la sentiva di scannare la bestiola. Fu chiamato un macellaio che eseguì il lavoro in modo rapido e professionalmente distaccato. La pelle, le interiora e gli scarti furono buttati dentro un secchio, in attesa di essere gettati in mare. Il fornaio si incaricò di cuocerlo. Le nonne prepararono tielle di patate. Fu apparecchiata la tavola sul terrazzino. Una splendida calda giornata di primavera accolse i profumi della cucina che si mescolarono a quelli del mare. Tornò mio padre dal lavoro, insieme a Jerry. Questi cercava l'amico e si avvicinò al secchio dei rifiuti. Annusò la pelle e subito si mise a cercare l'amico, che arrivò, di lì a poco, fumante e ben cotto. Il cane sembrò allora capire che l'amico non si era svestito della lana per il caldo, ma gli era accaduto qualcosa di peggio. La morte percepita come un assassinio perpetrato da amici nei confronti di un altro amico. Abbaiò furioso al fornaio. Azzannò la tovaglia, tirandola e rovesciando piatti, bicchieri e posate per terra. Cominciò ad ululare, gridando il proprio dolore e la propria rabbia. Nessuno ebbe il coraggio di ammansirlo. Vergognandosi di fronte al cane e al suo rimprovero.
il 29 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
Ho i brividi. Povero agnellino e povero Jerry, assieme a questi mostri.
il 30 Aprile 2011

Catia Canciani
Che gli animali provino sentimenti ed abbiano una vita emotiva, che avvertano sofferenze anche psicologiche, risulta difficile ammetterlo quando si tratta di animali da reddito, mentre non si hanno difficoltà a riconoscerlo quando si tratta di animali da compagnia, (tutti sanno quanto sia capace di amare un cane o quanto sia astuto un gatto). Non riusciamo a riconoscere che anche gli animali da reddito provino sentimenti ed emozioni, per due ragioni, sia a causa di una mancata  consuetudine nei rapporti con animali come mucche, agnellini e maiali, sia perché, riconoscendo in loro “un Altro” e non una cosa, correremmo il rischio che la tendenza a simpatizzare possa sconfinare nella identificazione totale e in un azzeramento delle distanze, e ciò non renderebbe più l’animale disponibile ai nostri scopi.
Animali che si possono amare/Animali che si devono mangiare. Che raccapricciante ipocrisia !
il 31 Maggio 2011

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in village

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2018 proprietà riservata Tramas Web