uncommons

village



La scelta di Rorty



di Michele Marsonet






Succede a volte di ammirare un filosofo senza condividere le sue posizioni, o almeno alcune di esse. È, per quanto mi riguarda, il caso di Richard Rorty, quando mi chiedo se esista una linea argomentativa razionale che consenta, in qualche modo, di concludere che Rorty ha delle buone ragioni per dichiararsi liberal-democratico piuttosto che, diciamo, comunista o nichilista. Il problema si manifesta in modo evidente quando si affronta lo scoglio del “problema della scelta”.
 
La scelta è un atto che nessun essere umano può eludere, a partire dagli episodi più banali della vita quotidiana per giungere alle grandi alternative che ognuno di noi si trova di fronte almeno una volta nel corso dell’esistenza. Poiché ciò che m’interessa in questo contesto è la filosofia politica, parliamo allora di scelte politiche e, per rendere la discussione significativa al massimo grado, compiamo un viaggio a ritroso nel tempo.
 
Immaginiamo quindi che Richard Rorty, mantenendo la propria identità personale, sia un cittadino di un Paese europeo occupato dai nazisti nei primi anni ’40, e supponiamo inoltre che egli sia costretto a scegliere tra due alternative tra loro inconciliabili: o la collaborazione con gli stessi nazisti, oppure l’adesione al movimento clandestino di resistenza (con tutti i rischi che una simile adesione comporta). Non vi sono dubbi sul fatto che Rorty avrebbe scelto senza esitare la seconda alternativa; sono la sua formazione politica e la sua stessa sensibilità umana a suggerire che questa è la soluzione corretta.
 
Spostiamoci, tuttavia, al livello meta-razionale, e chiediamoci quali potrebbero essere le ragioni addotte dal nostro autore per giustificare la scelta di cui sopra. In effetti, almeno un paio di spiacevoli sensazioni si affacciano alla mente a seguito dell’esperimento mentale appena delineato. La prima è che il Rorty liberale ironico si limiterebbe a farfugliare delle banalità qualora gli si chiedesse, appunto, di spiegare perché ha scelto di diventare un resistente piuttosto che un collaboratore. La seconda – ancora più sgradevole – è che gli stessi nazisti, se avessero dovuto combattere dei liberali ironici rortyani, avrebbero forse avuto partita vinta.
 
Ciò che insomma mi preme rilevare è che il liberalismo ironico non è una posizione che aiuti gli esseri umani a districarsi in situazioni che richiedono delle nette scelte di campo. Esso può essere sostenuto da un intellettuale newyorkese, con un ricco patrimonio ideologico alle spalle che gli serve come filtro per operare analisi, distinzioni e, per l’appunto, scelte. Diventerà invece un semplice castello di carte, destinato a crollare al primo alito di vento, per un individuo più umile e meno acculturato il quale, pur afflitto da gravi lacune sul piano dell’istruzione formale, si trova di fronte alla medesima alternativa dell’intellettuale appena nominato.
 
Qualsiasi concezione totalitaria non avrebbe difficoltà nel fagocitare il liberalismo ironico, giacché non sarebbe arduo convincere la gente comune che i suoi sostenitori non sono nemmeno in grado di avanzare buoni argomenti a supporto delle loro tesi. Poiché, nonostante Rorty abbia decretato la “fine della filosofia”, quella stessa gente comune continua a credere che ai filosofi spetti il compito del conferimento di senso, sarà facile, per i sostenitori del totalitarismo, dimostrare che l’alternativa liberal-ironica è più uno scherzo che una concreta opportunità di organizzare la vita politica e sociale. E sono le stesse parole rortyane a confermare un quadro così pessimistico.

 Pagina
di 3
Pagina successiva >>>
Parole chiave: richard rorty liberalismo ironia filosofia politica

COMMENTI

Nome (*richiesto)

Email (*richiesta, non sarà pubblicata)


Attenzione! E' possibile inserire commenti di massimo 500 parole.


Registrati al sito, è gratuito e istantaneo!

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in village

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web