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L’età della psicopatia



di Francesco Panaro

Joseph Beuys, Two FLUXUS-Objects, 1974

Joseph Beuys, Two FLUXUS-Objects, 1974

















Accentrare l’attenzione solo sui grandi assassini, quelli riconosciuti dalla storia, potrebbe far sfuggire all’attenzione il quotidiano che sfiora le nostre guance in ogni momento, «Guardando a Hitler così da vicino» dice Hillman, «potremmo lasciarci sfuggire il demonio che è accanto a noi. Ogni giorno, multinazionali e apparati statali senza volto prendono decisioni che sconvolgono intere collettività, rovinano centinaia di famiglie e distruggono la natura. Ci sono psicopatici che si accaparrano il favore delle folle e vincono le elezioni. Lo schermo del televisore, con la sua camaleontica versatilità nel mostrare qualsiasi cosa faccia audience, favorisce il distanziamento, l’indifferenza e il fascino di facciata, e altrettanto fanno i luccicanti e ben oleati meccanismi del successo propri della struttura politica, giuridica, religiosa e finanziaria. Chiunque salga in alto in un mondo che venera il successo dovrebbe riuscire sospetto, perché questa è l’età della psicopatia. Oggi lo psicopatico non si aggira furtivo come un topo di fogna nei vicoli bui, come nei film di gangster degli anni Trenta, ma sfila nelle macchine blindate durante le visite di Stato, amministra intere nazioni, invia rappresentanti alle Nazioni Unite. Hitler, in un certo senso, è vecchio stile e potrebbe distoglierci dal vedere in trasparenza la maschera che il demoniaco indossa oggi, e indosserà domani. Il demoniaco, che è fuori dal tempo, tuttavia entra nel mondo travestito da contemporaneo, vestito per uccidere».
 
Francesco Panaro, Contro la cultura. Esseri e universi ben invisibili, Mimesis.







Parole chiave: contro la cultura francesco panaro james hillman

COMMENTI

Sono presenti 3 commenti per questo articolo

Sandra (utente non registrato)
"Questa e' l' eta' della psicopatia" ... Mmmmmmm avevo avuto giusto questa sensazione e vederla espressa con tale lucidita' mi reca una certa soddisfazione ( preoccupata) . Ma il mondo va come deve andare ed e' inutile accorarsi troppo.
il 30 Aprile 2015

Tiziana (utente non registrato)
Ma il termine "responsabilità", anzi il valore "responsabilità" ci dice ancora qualcosa? Il Potere è colpevole, ma anche noi forse lo siamo.
il primo Maggio 2015

Guido (utente non registrato)
Sì, Tiziana: responsabili e solidali pure. Lo siamo, ma naturalmente, termine col quale intendo affermare che soggiaciamo ad una delega da noi stessi rilasciata e pure quotidianamente, altro che periodiche e famose libere elezioni. Certo, a volte ci fermiamo a riflettere, ma dura poco e torniamo presto a vivere liberamente costretti nell'ambito delle nostre scelte, le uniche che ci sono possibili. Siamo come in quel paese del quale Gaber diceva che i suoi abitanti sono tutti liberi e tutti fanno quello che dice la libertà. Siamo, per intenderci, in grado di lasciarci invitare a riflettere sull'opportunità e la concreta possibilità di poter dare da mangiare e da bere al pianeta intero e lo faremo, da oggi, “invitati” dai produttori di cibo che lo affamano e lo assetano. Ecco il cibo: Colazione. Fetta di pane e marmellata: 50 L di acqua; Latte (200 mL): 20 L di acqua; Bicchiere di succo d'arancia: 190 L di acqua; caffè (1 tazzina): 140 L di acqua. Pranzo. Pasta (80 g): 100 L di acqua; Carne. Manzo (100 g): 150 L di acqua; Vino (1 bicchiere): 120 L di acqua; Frutta (1 mela): 70 L di acqua. Cena. 2 uova: 400 L di acqua; Formaggio (100 g): 500 L di acqua; Frutta (1 mela): 70 L di acqua.
Nel corso della giornata, ovviamente beviamo acqua, ma quello è il meno. Non propongo diete e tantomeno crociate, ma se la contabilità di uno stato corrispondesse nei numeri a questo bilancio idrico del cibo (e mi limito solo a questo per brevità), altro che troyka, altro che default.

Attendo fine giugno, Francesco!
il primo Maggio 2015

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