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L’industria dell’Olocausto



Dopo  la pubblicazione dell’edizione tedesca de L’industria  dell’Olocausto nuovi sviluppi hanno confermato le mie tesi principali. Nell’ottobre 2001 il Tribunale per la determinazione dei ricorsi (Claim Resolution Tribunal, CRT) che decide sui ricorsi sui conti svizzeri inattivi dalla fine della seconda guerra mondiale, ha pubblicato le sue conclusioni a proposito di una lista iniziale di 5.570 conti esteri. Il Tribunale ha scoperto  che il valore dei conti appartenenti a vittime dell’Olocausto ammontava in tutto a 10 milioni di dollari: è assai improbabile che questa cifra possa avvicinarsi agli 1,25 miliardi di dollari strappati alle banche svizzere con l’accordo definitivo (e meno che mai ai 7-20  miliardi di dollari richiesti inizialmente) anche dopo  che verranno  definiti i ricorsi sui rimanenti 21.000  conti inattivi e chiusi dell’epoca dell’Olocausto. Riferendo  le conclusioni del CRT, il Times di Londra titolava: “Il denaro  svizzero  dell’Olocausto  si rivela un  mito”. La consistenza delle prove conferma l’accusa di Raul Hilberg, secondo  cui il Congresso  Mondiale Ebraico si inventò “cifre fenomenali” e poi obbligò le banche svizzere al pagamento “con il ricatto”. Oggi che solo una minima parte degli 1,25 miliardi di dollari dell’accordo svizzero è stata pagata alle vittime dell’Olocausto  o  ai loro  eredi, è iniziata, come era prevedibile, la battaglia fra i ricattatori su chi riesce ad arraffare il bottino dell’Olocausto. Presa fra due fuochi c’è, in modo che abbastanza interessante, la vittima dei ricattatori. Sostenendo che Israele è il legittimo proprietario, e dichiarando  “io  non  mi fido  del Congresso Mondiale Ebraico”, il ministro  della giustizia israeliano ha affermato che “l’accordo con le banche svizzere deve essere rinegoziato”.
 
Le tattiche ricattatorie del vice-segretario USA al Tesoro, Stuart Eizenstadt, il principale liaison fra  L’industria dell’Olocausto e l’amministrazione Clinton, si sono dimostrate meno efficaci contro i francesi. La commissione francese Matteoli aveva identificato 64.000 conti bancari che potrebbero appartenere a vittime dell’Olocausto, una cifra considerevolmente più alta dei 25.000 conti svizzeri. Tuttavia, nonostante le richieste che avevano  “scioccato” i francesi, Eizenstadt - combattendo contro il tempo nelle ultime ore della presidenza Clinton - è riuscito a strappare solo una cifra di poco superiore a quella effettivamente dovuta alle vittime dell’Olocausto. In una “Dichiarazione di interesse” allegata all’accordo  finale, Eizenstadt ha sottolineato  che “fra gli interessi degli Stati Uniti c’è anche quello di una decisione equa e rapida” sui ricorsi delle vittime dell’Olocausto contro la Francia, “per render loro una po’ di giustizia mentre sono ancora in vita”.
 
Senza dubbio un  interesse nobile, ma, ahimè, esso  non  è stato  esteso  ai ricorsi delle vittime dell’Olocausto contro gli Stati Uniti. Un confronto fra i dossier di Stati Uniti e Svizzera sottolinea in modo particolare questa ipocrisia.
Nel maggio  1998  il Congresso  incaricò  una Commissione Presidenziale consultiva sui beni dell’Olocausto di “condurre nuove ricerche sulla sorte dei beni presi alle vittime dell’Olocausto di cui era entrato in possesso il governo federale USA” e di “consigliare il Presidente sulle politiche che dovrebbero  essere adottate per risarcire i legittimi proprietari delle proprietà rubate o  i loro eredi”. Nel dicembre 2000  la commissione, presieduta da Edgar Bronfman  (colui che aveva orchestrato l’assalto alle banche svizzere), pubblicò il rapporto a lungo atteso. Intitolato Saccheggio e restituzione: gli USA e i beni delle vittime dell’Olocausto, questo rapporto vorrebbe dimostrare che “gli Stati Uniti hanno chiesto a se stessi non meno di quanto hanno chiesto alla comunità internazionale”. In  realtà, una lettura attenta del documento  dimostra l’opposto: benché gli Stati Uniti fossero  colpevoli di tutti i reati che essi stessi attribuivano  agli svizzeri, nessuna richiesta paragonabile è stata imposta agli USA come risarcimento  dell’Olocausto. La Commissione presidenziale ha contrapposto  “l’intransigenza delle banche svizzere” agli “sforzi straordinari” degli Stati Uniti per restituire i beni dell’epoca dell’Olocausto. Voglio innanzitutto paragonare le accuse rivolte contro gli svizzeri ai documenti americani quali rivelati nel rapporto della Commissione.

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Parole chiave: olocausto israele ebrei america europa

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