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L’infanzia degli uomini



di Francesco Panaro Matarrese

Nel cerchietto Osama bin Laden quindicenne

Nel cerchietto Osama bin Laden quindicenne








Può capitare di vedere su un giornale la fotografia di un pericoloso criminale, un efferato mafioso o un orribile signore che ha commesso i crimini peggiori. Non una fotografia che lo ritrae da adulto, ma una docile e tenera immagine del bambino dei tempi andati. Come quella di Osama bin Laden quattordicenne, ritratto in Svezia con una parte dei suoi 22 fratelli e sorelle in gita nel 1971. Chi vedrebbe in quegli occhi sorridenti e sereni il deragliamento dell’adulto?

Accade, probabilmente, agli uomini, un evento che dà l’impronta agli anni successivi, ma che non è ancora decisivo. Qualcosa fa pensare che avvenimenti ulteriori nel tempo provocheranno l’effetto domino che porterà l’individuo a fare scelte non consuete, che gli faranno perdere il sorriso, mentre la vita privata, e quella pubblica, scorre come d’abitudine. Mentre tutto fluisce in una sonnolente vita da piccolo uomo borghese.

La normalità del male
Hannah Arendt era meravigliata dai gerarchi nazisti che apparivano come persone normali. Loro, responsabili di crudeltà fatte ai propri simili. Nessuna meraviglia. Durante la detenzione a Gerusalemme di Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista, venne fuori una parte della sua personalità. Ecco cosa riporta Arendt ne La banalità del male: «…Il giovane poliziotto incaricato di salvaguardare il suo benessere mentale e psicologico gli dette da leggere Lolita, come svago; dopo due giorni Eichmann gli restituì il libro dicendo con aria indignata. “Ma è un libro sgradevole!”». La storia dell’innamoramento di un adulto per una minorenne, narrata dallo scrittore Vladimir Nabokov, seppur di fantasia, aveva visibilmente contrariato lo spietato nazista tutto casa, famiglia e lavoro. E quella era la sua opinione su quel romanzo.

L’etica dello sterminio
E per rimanere nel periodo, nel film poco famoso Nuremberg del 2001 che riassume fatti veri del più famoso processo prima citato, Rudolf Höss, uno dei comandanti del campo di concentramento di Auschwitz,  dice con tono fiero e perentorio allo psicologo: «…Vorrei mettere in chiaro una cosa, io non ho mai tollerato la crudeltà gratuita. I miei uomini erano lì per sterminare, non per torturare persone. Ogni abuso da parte delle guardie veniva punito. (…) La mia vita era normale a tutti gli effetti. Mentre mi occupavo delle operazioni di sterminio, io conducevo un’esistenza familiare perfettamente tranquilla». C’è un’umanità nei criminali, e c’è un’etica dello sterminio.

È possibile che nel fondo della propria coscienza, fra le mura familiari, l’essere umano più terribile possa rimanere un normale essere umano? È possibile che parallelamente ad una personalità turbata scorra una vita ordinaria, dove gli occhi e il viso sereno del bambino che è stato continuano ad essere occhi e volti sereni? Il soggetto, forse, non avverte la frattura fra i due atteggiamenti, e il criminale può continuare ad essere il bello e docile bambino che è stato, quello riconosciuto dalla propria madre e dal proprio padre.

Il fortunato silenzio nella coscienza
Non si può sapere se nella decisione di Vittorio Alfieri – vissuto scioperatamente fino all’età di 27 anni per poi decidere di cambiare vita imponendosi il celebre Volli, sempre volli, fortissimamente volli, legandosi alla sedia davanti alla scrivania per non pensare più alla signora odiosamata della quale si era invaghito, non corrisposto – vi fu una breve o lunga elaborazione del futuro della sua vita oppure un’improvvisa scelta. Ma William James, nei Principii di Psicologia, dà una breve e chiara descrizione di quello che potrebbe accadere nella coscienza:

«Noi tutti sappiamo che cosa significa scendere dal letto in una fredda mattinata d’inverno, in una camera senza fuoco, e come il principio vitale che è dentro di noi protesti con tutte le sue forze contro quest’ordine. Probabilmente i più fra i miei lettori sono talvolta stati lì per un’ora a combattere, incapaci di prendere l’eroica risoluzione. Si pensa che si farà tardi pel tale impegno; che tutti i doveri della giornata soffriranno pel ritardo; si dice: “Debbo alzarmi, è vergognoso!”, ecc.; ma il caldino delle coperte è così delizioso, il freddo di fuori così aspro, che le belle risoluzioni impallidiscono e si ritirano pian pianino proprio nell’istante in cui stavano per vincere l’ultima resistenza e mettere capo all’atto decisivo. Ora, come va che in quelle circostanze finiamo tuttavia per alzarci? Se debbo generalizzare dalla mia esperienza personale, il più spesso finiamo per alzarci senza lotta e senza decisione di sorta. Improvvisamente, troviamo che ci siamo alzati. Si ha un momento fortunato di silenzio nella coscienza: dimentichiamo tanto il freddo come il caldo; pensiamo vagamente a qualche cosa che si collega con la nostra vita giornaliera, e durante questo pensare ci lampeggia davanti forse l’idea: “Olà, non debbo dormire più oltre”, idea che in quell’istante opportuno non ridesta alcuna suggestione contraddittoria o paralizzante, e, conseguentemente, produce tosto gli opportuni effetti motori. Era la coscienza acuta del caldo e del freddo durante il periodo di lotta ciò che paralizzava la nostra attività, e che manteneva la nostra idea di alzarci nella condizione di desiderio e non di volontà. Appena cessate le idee inibitrici, l’idea originaria aveva manifestati i suoi effetti. Sembra a me che questo caso contenga  in miniatura i dati per un’intiera psicologia della volontà».

Lo sfortunato silenzio nella coscienza
È tortuoso, quindi, individuare il momento preciso di una decisione, quando la volontà di una persona agisce, quando il bambino sorridente della fotografia, ormai adulto, avrà il suo “momento  sfortunato di silenzio nella coscienza” e si trasformerà nell’uomo brutale che scioglierà nell’acido un altro bambino per una faccenda di potere o di onore. E non si tratta di persone affette da una patologia psichiatrica.
Così, forse il passaggio non avviene improvvisamente. La foto sorridente probabilmente si sbiadisce col passare degli anni, dissolvendo i sorrisi e i volti pian piano, materializzando volontariamente o involontariamente gl’incubi delle notti del bambino, costruendo l’incubo sociale e il terrore per somma di incubi individuali, costruzioni di singole persone in associazione con altre singole persone, di uno o più clan, di uno o più popoli.  Un collage di gruppo delle terrificanti notti individuali, il mosaico degli orrori dell’infanzia dell’uomo.
@FrancescoPanaro



 


Parole chiave: francesco panaro matarrese psicologia filosofia coscienza

COMMENTI

Sono presenti 44 commenti per questo articolo

Renata (utente non registrato)
Bellissima Fancy, hai colto minuziosamente nel segno......come sempre!
il 28 Febbraio 2011

Andy 72 (utente non registrato)
Non saprei.
Sull'argomento ci sarebbero tante (forse troppe) cose da dire e nessuna.
La Psicologia è una cosa seria, ma per tutta una serie di motivi alcuni studiosi hanno prodotto del materiale che porta a banalizzarla se non addirittura ridicolizzarla. E' persino difficile definirla Scienza, perché noi tutti sappiamo che il metodo scientifico, elaborato da Galileo, presuppone che una Scienza, per definirsi tale, deve sottoporsi all'elemento empirico che deve essere valido sempre, non nella maggior parte dei casi, anche qualora questa maggior parte si avvicini al 99%. Per questo motivo la Psicologia ancora NON PUO' definirsi Scienza, perché non esistono Leggi o formule che valgano per QUALSIASI essere umano. Non esiste una formula per la quale, date determinate condizioni, ci comportiamo TUTTI allo stesso modo! Per questo se ne può ragionare per il piacere di ragionarci su, ma quando si parla di argomenti di questo tipo preferisco evitare affermazioni categoriche dal sapore di chi in qualche modo pensa di avere in tasca una Verità che invece, per sua natura. è estremamente labile ed inafferrabile.
Cercherò di fare un esempio più concreto.
In questi giorni ovviamente la notizia del giorno è il ritrovamento del cadavere della povera Yara Gambirasio. Non c'è bisogno che vi faccia notare, spero, come le trasmissioni televisive di qualsiasi tipo, a cominciare dai TG, si siano gettate come avvoltoi su questa notizia andando ben oltre il sacrosanto "diritto di cronaca". A voler essere maligni fino al punto di essere beceri, verrebbe quasi da dire che ai TG schierati politicamente in un certo modo non è parso quasi vero di avere un argomento di copertina così forte da poter oscurare il "bunga bunga", che negli ultimi mesi aveva invece conquistato, loro malgrado, le prime pagine nazionali!
Di tutti i TG, quello che secondo me è particolarmente disgustoso in generale nel veicolare disvalori e nello spacciare per "diritto di cronaca" l'esibizione di suoni ed immagini che vanno abbondantemente oltre il buon gusto (e v'assicuro che chi vi parla non è affatto un "bacchettone", anzi!) è senza dubbio "Studio Aperto"; quello, tanto per capirci, che le reti Mediaset destinano ad un pubblico tendenzialmente giovanile - il che rende ancora più marcata la sua pericolosità. Nel riempire il vuoto pneumatico e ideologico del palinsesto, Studio Aperto ha pensato bene, tra i vari servizi che speculano sulla tragedia di Yara (oltre all'immancabile giornalista idiota che va a porgere alla gente e ai congiunti della vittima l'irrinunciabile domanda "Come ti senti?") di proporci il servizio con una grafologa che interpreta un disegnino della povera Yara e che da esso cerca di trarne spunti per delineare il profilo psicologico della ragazza ed eventualmente del suo assassino. Già che c'erano potevano chiedere anche a qualche fattucchiera o al Mago Otelma, così il cerchio era completo!!
il 28 Febbraio 2011

Hilde Muehlbauer (utente non registrato)
Penso che qualsiasi commento è lecito, caro Andy, e non solo "Studio Aperto" approfitta -per diritti di cronaca- della tragica morte di Yara, lo fanno anche le altri reti...Quello che fa rabbrividire per l'orrore dell'accaduto, è il MALE  che domina psiche ed anima di alcuni esseri umani, dai tempi più remoti --basta leggere l'Antico Testamento e stringerlo forte, fuoriesce un fiume di sangue-- pertanto omicidi, massacri e guerre sono sempre esistiti, nonché un Bin Laden, El Kezafi, Hitler e gli asassini di Yara, Meredith e/o Sara ed una infinità di delinquenti storici (basta pensare alla "Santa Inquisizione") non si distinguono tra di loro, sono della stessa pasta.  Forse ha ragione la Bibbia: è Lucifero, l'eterno avversario di Dio, che si è autonominato il Signore della nostra Terra, istigatore delle azioni più malvagie...
il 28 Febbraio 2011

Hilde Muehlbauer (utente non registrato)
Penso che qualsiasi commento è lecito, caro Andy, e non solo "Studio Aperto" approfitta -per diritti di cronaca- della tragica morte di Yara, lo fanno anche le altri reti...Quello che fa rabbrividire per l'orrore dell'accaduto, è il MALE  che domina psiche ed anima di alcuni esseri umani, dai tempi più remoti --basta leggere l'Antico Testamento e stringerlo forte, fuoriesce un fiume di sangue-- pertanto omicidi, massacri e guerre sono sempre esistiti, nonché un Bin Laden, El Kezafi, Hitler e gli asassini di Yara, Meredith e/o Sara ed una infinità di delinquenti storici (basta pensare alla "Santa Inquisizione") non si distinguono tra di loro, sono della stessa pasta.  Forse ha ragione la Bibbia: è Lucifero, l'eterno avversario di Dio, che si è autonominato il Signore della nostra Terra, istigatore delle azioni più malvagie...
il 28 Febbraio 2011

Patrizia Barbera
Aver paura di agire.O "agire" senza un vero atto di volontà  e accettare meccanicamente il silenzio della coscienza. Il momento della decisione è sempre drammatico, quando si tratta di metter in gioco il proprio "particulare"...Ma ...è anche peggio "alzarsi senza lotta e senza decisioni di sorta"...ignavi.
E scoprire con orrore che non scegliere lascia sempre troppo spazio a chi certe scelte le compie e trasforma il suo viso bambino in quello di un assassino, mentre noi continuiamo a chiederci cosa sia meglio fare,in attesa di un silenzio "fortunato".
Gli incubi delle nostre notti contro gli incubi delle notti altrui...affrontarli, forse, si potrebbe, se  solo non ci sentissimo sempre novelli Amleto.
"...Thus conscience does make cowards of us all;
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o'er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pith and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action."

il 28 Febbraio 2011

Giacomo Galletti (utente non registrato)
Tradurrei il concetto di 'normalità' con quello di "senso comune delle cose".
Ovvero, se codifichiamo come 'normale', o 'comune', ciò che ci sta intorno, difficilmente avremo problemi coi silenzi della coscienza. Perché la coscienza non ha niente da dire, non nota niente all'interno della 'normalità'.
 
Se accettiamo l'idea di poter assimilare un uomo ad un animale, o ad un oggetto, è 'normale' che se ne faccia, dell'essere umano, un uso funzionale. Quindi disumano.
Ma la coscienza educata a dare questo "senso normale' alla cosa, acquisisce il dato che alcuni uomini sono come bestie e torna a dormire tranquilla.
È in questo sostanzialmente la "banalità" citata dalla Arendt.
 
Ma uscendo dal 'troppo disumano', ritroviamo gli stessi meccanismi nel 'troppo umano': certi comportamenti non indignano più, o richiamano indulgenza, perché ormai hanno un senso di normalità.
 
Il tutto per arrivare al normale e comune senso di preoccupazione sollevato dal rischio di trovarsi ad ospitare centinaia di migliaia di profughi che scappano dall'inferno africano, mentre altri principi, quali la solidarietà e la relazione d'aiuto, diventano normali solo nella misura in cui siamo noi in prima persona a beneficiarne.

Ma l'infanzia?
Non è nient'altro che il periodo in cui la normalità, il senso comune, non esistono. Tutto è magico, speciale... umanamente infantile...
il 28 Febbraio 2011

Caterina Mameli (utente non registrato)
Mi ha sempre incuriosito e inquietati questa apparenza di normalità nei mostri. Ma poi qui si parla di questo? Esistono dei mostri nel senso vero del termine? Qual'è il punto di rottura dove la antinomia bene male diventa una frattura tanto profonda da permettere la concomitanza di due vite distinte e parallele, nella stessa persona, torturatore di giorno e padre amorevole la sera? Esiste? Non so, credo che alla fine il male abbia infettato anche la parte "normale" dell'esistenza di questi individui di cui alcuni non hanno esitato a trascinare nell'abisso i figli quando tutto per loro era perduto.
il 28 Febbraio 2011

Giuseppe G Carchidi
Vi è un abisso dentro l'uomo: lo può colmare con la dedizione al Dio oppure saltarci dentro. Il cuore nè è la misura !!!
il primo Marzo 2011

Pier Vittorio Sodano (utente non registrato)
In ogni angolo si può trovare un Bin Laden.
Dobbiamo distinguere nell'uomo due tipi completamente diversi di aggressione. Il primo, che egli ha in comune con tutti gli animali, è l'impulso, programmato filogeneticamente, di attaccare (o di fuggire) quando sono minacciati interessi vitali. Questa aggressione difensiva, "benigna", è al servizio della sopravvivenza dell'individuo e della specie, è biologicamente adattiva, e cessa quando viene a mancare l'aggressione. L'altro tipo, l'aggressione 'maligna', e cioè la crudeltà e la distruttività, è specifica della specie umana, e praticamente assente nella maggior parte dei mammiferi; non è programmata filogeneticamente e non è biologicamente adattiva; non ha alcuno scopo e, se soddisfatta, procura voluttà ...
il primo Marzo 2011

Giovanni Villone (utente non registrato)
Siamo tutti figli di Caino ...L'istinto alla violenza, alla sopraffazione è  profondamente radicato (perlomeno  per gli individui di sesso maschile) nell'animo umano, nella parte più antica del nostro cervello, ma raramente è fine a se stesso (l'assassino psicopatico) ....esso viene quasi sempre filtrato dalla coscienza ...

Paradossalmente la mostruosità nasce proprio da un'ipertrofia della coscienza morale...Se si persegue intensamente il bene bisogna combattere senza tregua il male ...chi per noi rappresenta il male è un nemico da sconfiggere e come tale perde connotazione umana ...va distrutto ...

Bin Laden avrebbe potuto godersi l'immenso benessere economico di una famiglia di petrolieri sauditi...La sua coscienza morale ipertrofica l'ha invece condotto a darsi alla clandestinità per lottare contro un nemico presente sin dai tempi delle crociate ...un nemico che ha distrutto Gerusalemme e massacrato tutti gli abitanti di fede islamica, oppresso con il colonialismo e l'esportazione forzata di modelli culturali, sfruttato risorse naturali, imposto lo Stato di Israele ...Bin Laden quindi, dal suo punto di vista, si è sacrificato per combattere il male...      

   
il primo Marzo 2011

Giovanni Villone (utente non registrato)
Mi si dirà che Bin Laden è un terrorista, che ha soppresso migliaia di vittime innocenti ...ma egli potrebbe obiettare che il bilancio delle vittime innocenti è di gran lunga sfavorevole alla sua parte...

Nessuno potrebbe obiettare che la guerra degli alleati contro il nazifascismo sia stata una "guerra giusta" ma furono giusti gli atti di terrorismo di distruzione delle città tedesche e italiane? E soprattutto ...come essere certi che la coscienza morale addomesticata e ipertrofica  dei piloti dei caccia e la consapevolezza di condurre una "guerra giusta" non abbiano semplicemente veicolato e facilitato il sadismo nel mitragliare a bassa quota i civili in fuga?      
il primo Marzo 2011

Federica Landi
sarebbe preferibile che fossero vere le endiadi "brutto e cattivo", "bello e buono", ma la realtà è un po' più complicata e spesso dal di fuori è impossibile distinguere fra le altre una persona che ha abdicato totalmente allo spirito della sua infanzia... e quando ci rendiamo conto che il male è accanto a noi, che il più malvagio degli uomini può avere un aspetto sorridente e tranquillo, l'inquietudine non può che aumentare...

Don Athanase era un prete particolarmente vicino ai suoi fedeli, ispirava simpatia e pareva dotato di un'umanità e di una sensibilità fuori dal comune. Diceva che era scappato dal Ruanda, dalle feroci guerre tribali che avevano fatto vittime fra i suoi amici e parenti. Quando giunsero le prime accuse contro di lui la parrocchia insorse in sua difesa, gli fece quadrato intorno e nessuno voleva sentir ragione. Ora però sta scontando una condanna di secondo grado all'ergastolo e ci sono testimonianze che lo inchiodano, indicandolo come mandante di una strage orrenda: pare abbia fatto "rifugiare" in una chiesa decine di persone (di etnia diversa dalla sua) e abbia fatto radere al suolo la chiesa...

Spero ancora che non sia vero, ma ragionevolmente sembra lo sia, e allora mi chiedo quando avrà avuto il suo "momento sfortunato di silenzio nella coscienza"...
il primo Marzo 2011

Pacodebears (utente non registrato)
"...e si trasformerà nell’uomo brutale che scioglierà nell’acido un altro bambino per una faccenda di potere o di onore. E non si tratta di persone affette da una patologia psichiatrica."
Dissento profondamente.
Pensare che chiunque possa fare una cosa del genere in assenza di malattia psichiatrica è semplicemente errato.
il 2 Marzo 2011

Gisella Fioravanti
 
E' realmente accaduto! un mafioso ha fatto questo e non per il gusto. Tutta la delinquenza organizzata, mafia, 'ndragheta, camorra, quella cinese ecc. commette omicidi efferati per intimorire l'avversario: è troppo comodo far rientrare tutto ciò nella sfera della malattia mentale, è quello che tutti i mafiosi e criminali e assassini comuni tentano di fare, farsi riconoscere l'infemità mentale...

Quello che ho trovato  qui (da Wikipedia) è uno dei tantissimi esempi di come un bambino si possa trasformare in qualcosa di altro 
 
«Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l'auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento»
(Giovanni Brusca, dichiarazione tratta dal libro Ho ucciso Giovanni Falcone, di Saverio Lodato)

 Giovanni Brusca detto "lo scannacristiani" per la ferocia del suo agire criminale, oppure in lingua siciliana "u verru", il porco (San Giuseppe Jato, 20 febbraio 1957) è un criminale italiano. È stato un membro di Cosa nostra e attuale collaboratore di giustizia, condannato per oltre un centinaio di omicidi, tra cui quello tristemente celebre del piccolo Giuseppe Di Matteo (figlio del pentito Santino Di Matteo) strangolato e sciolto nell'acido, quello del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Brusca ricoprì un ruolo fondamentale nella strage di Capaci in quanto fu l'uomo che spinse il tasto del radiocomando a distanza che fece esplodere il tritolo piazzato in un canale di scolo sotto l'autostrada.

il 2 Marzo 2011

Laura Carloni (utente non registrato)
Ho studiato psicologia, ho lavorato con bambini e adolescenti per moltissimi anni e la domanda più angosciosa che mi ha sempre tormentata è sempre stata questa: " Cosa diventerà questo babino (o questa bambina) quando diventerà grande? avrò seminato bene? Chi troverà nella vita? Il futuro è solo frutto del caso o di chi si incontra, dell'ambiente, della famigla? Mia madre fu maestra elementare per più di quaranta anni, i suoi alunni le portavano i fiori il giorno del suo compleanno, i regali per Natale, tutti avevano avuto chi più o meno successo nella vita. Ma lei pensava all'unico che aveva perso: Fabio morto negli anni Sessanta per un'overdose e dava la colpa a se stessa per non averlo saputo salvare. Poi ci sarebbe un'altra storia da raccontare........
il 2 Marzo 2011

Eli Mcbett
il movimento avviene sempre per un spostamento dell'energia che ci spinge, generalmente una depressione.
Non ci si muove perché ci si decide di muoversi, ma perché qualcuno tirando il tappeto su cui ci troviamo cerca di farci cadere, fosse anche lo stomaco che ci suggerisce di mangiare o la vescica che ci suggerisce di pisciare.
Altrimenti, tendenzialmente non avremmo motivo di farlo.
Il nostro movimento provoca spesso consequenzialmente altri spostamenti, nonstante l'uomo in tibetano venga definito A-Gro Ba: colui che is muove.
Infatti non si dice per quale motivo o volontá l'uomo lo faccia.

Questa signora odiosamata poi, non puó che ricordarmi la poverina Miss Counihan cheattraversava spesso la mente dell'autolegato Mr Murphy... Evidentemente l'italianista Samuel Beckett non ha fatto altro che raccontarci la storia dell'Alfieri, in una partita di scacchi da "scioperati"...
il 2 Marzo 2011

Cinzia Papale
... c'è da riflettere sulla natura umana. Io penso che in noi ci sia una sorta di dott jackill e Mr. Hyde, più o meno evidenti, ho avuto modo di riscontrarlo in qualche persona dove questi due aspetti risultano maggiormente esaltati... a pensarci, è inquietante.
il 3 Marzo 2011

Cinzia Papale
.... jackill = jekyll...
il 3 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.selfleadership.org/node/7285
il 9 Marzo 2011

Cesare Del Frate
Molto bello questo articolo. Mi interessa soprattutto la riflessione sul mosaico di esperienze biografiche che possono portare al "male" etico. E' un mosaico di difficile ricostruzione: chi siamo dipende da un intreccio di storie inestricabili. Hannah Arendt, citata all'inizio, propone uno shift, un passaggio dal focus psicologico a quello sociale, cioè ai meccanismi deresponsabilizzanti degli ingranaggi del potere e delle catene di comando, il "ho solo obbedito a un ordine". Credo che le due dimensioni, quella psichica-biografica e quella sociale, vadano sempre considerate congiuntamente per comprendere l'esercizio del potere. 
il 10 Marzo 2011

Fausto (utente non registrato)
"Il mattino dei maghi" Pauwels e Bergier edizioni Oscar Mondadori, libro pilastro di una certa cultura degli anni '60. Se lo trovate, vi darà interessanti spiegazioni o interpretazioni di come abbiano potuto i gerarchi nazisti essere realmente indifferenti a ciò che gli veniva addebitato.
il 10 Marzo 2011

Marialaura Giorgi
"...costruendo l’incubo sociale e il terrore per somma di incubi individuali, costruzioni di singole persone in associazione con altre singole persone, di uno o più clan, di uno o più popoli"
a tal proposito mi viene in mente questo geniale doppiaggio di Pangallo...

http://www.youtube.com/results?search_query=pangallo+hitler&aq=f


il 20 Marzo 2011

Giacomina (utente non registrato)
Ma forse, mi viene da pensare, che la coscienza non stia dormendo quando l'uomo comincia a cambiare. Sono dei cambiamenti che avvengo lentatmente e quando si decide di metterli in atto l'uomo si trova davanti ad un bivio: o realizzarli usando la forza oppure secondo la strategia della non violenza. In quest'ultimo caso la strada è lunga e faticosa e non assicura il successo e quindi liberamente si sceglie di seguire l'altra: la via dell'arroganza e della violenza....come purtroppo succede spesso anche nella vita quotidiana...
il 20 Marzo 2011

Fernanda (utente non registrato)
Bisogna considerare il contesto; non lo considero efferato se guardo dove è nato e cresciuto, forse non poteva essere altro che quel tipo di leader; è efferato se lo guardiamo con gli occhi dell'occidente. Ma una capra in un gregge di capre non vede la sua diversità, e quindi anche la possibilità di belare diversamente,  ma solo ciò che la accomuna..Probabilmente non era intelligente ne lungimirante.
il 20 Marzo 2011

Milly (utente non registrato)
chiunque li abbia un po' frequentati, o semplicemente mantenga un'obiettiva memoria di quando andava a scuola, sa che i bambini possono anche avere occhi sereni, ma contemporaneamente sanno essere cattivi fino alla crudeltà gratuità in maniera veramente sconcertante, il tutto senza mai perdere il sorriso o la serenità dello sguardo
e qualsiasi moglie potrà dirvi quanto anche l'uomo più mite sappia essere carogna se gli si da anche solo il piccolo potere d'essere capofamiglia!
e tutto questo senza obbeddire agli ordini.....
e certo vivere in città sovrappopolate, in mezzo al traffico che ti devasta i timpani e il sistema nervoso....etc,etc,etc, non aiuta
se dovessi affrontare il problema a livello sociologico.....
questa è una società di pazzi
ragazzi......
come sono contenta i essere su di un'isola in mezzo all'oceano!!
il 28 Marzo 2011

Milly (utente non registrato)
crescere significa proprio imparare a capire le conseguenze del proprio agire entrare in empatia con gli altri e sapersi comportare di conseguenza
e magari anche capire che la violenza genera solo e sempre altra violenza
in fisica esiste una legge del moto che trasportata in termini sociologici suonerebbe: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria
o per capirci meglio: se vai in giro a dare masconi prima o poi qualcuno ti rovescia a masconi
crescere dovrebbe significare diventare più equilibrati... più civili...
ora io non ho mai frequentato principini arabi.... ma non credo che il piccolo Osama debba aver sofferto chissà cosa... ragazzini ricchi che buttano male ce ne sono dappertutto.... ma i ragazzini di tutto il mondo, oggi, chi li educa?
la televisione? una scuola sempre più aggressiva e competitiva? insegnanti sempre più incapaci e terrorizzati dalle classi.... dei poveretti a cui nessuno ha insegnato ad insegnare... che non hanno più neanche il rispetto dei genitori dei loro alunni... questa società spietata del capitalismo della jungla?
cosa diventeranno i bambini di oggi???
il 28 Marzo 2011

Milly (utente non registrato)
crescere significa proprio imparare a capire le conseguenze del proprio agire entrare in empatia con gli altri e sapersi comportare di conseguenza
e magari anche capire che la violenza genera solo e sempre altra violenza
in fisica esiste una legge del moto che trasportata in termini sociologici suonerebbe: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria
o per capirci meglio: se vai in giro a dare masconi prima o poi qualcuno ti rovescia a masconi
crescere dovrebbe significare diventare più equilibrati... più civili...
ora io non ho mai frequentato principini arabi.... ma non credo che il piccolo Osama debba aver sofferto chissà cosa... ragazzini ricchi che buttano male ce ne sono dappertutto.... ma i ragazzini di tutto il mondo, oggi, chi li educa?
la televisione? una scuola sempre più aggressiva e competitiva? insegnanti sempre più incapaci e terrorizzati dalle classi.... dei poveretti a cui nessuno ha insegnato ad insegnare... che non hanno più neanche il rispetto dei genitori dei loro alunni... questa società spietata del capitalismo della jungla?
cosa diventeranno i bambini di oggi???
il 28 Marzo 2011

Giammaria Recco (utente non registrato)
Sì, Cesare. Interessante la ricostruzione del "mosaico" che porta al male etico. Che può sembrare una semplice addizione delle biografie di alcuni individui che riescono a costruire poi un fatto sociale. Invece un'addizione non è. E per altri modi, per altri esempi dei giorni d'oggi sappiamo che non è una semplice operazione aritmetica
il 9 Aprile 2011

Camomilla (utente non registrato)
Questo articolo mi e' piaciuto molto. Su una cosa ,pero' ,nn sono d'accordo: quando si afferma che l'uomo malvagio nn può essere affetto da qualche patologia psichiatrica. La mia e' un'opinione strettamente personale, nn sono andata a spulciare alcun libro o altro, riguardo a tale argomento. Sono convinta che la mente delle persone crudeli, possa essere anche intelligentissima, ma può avere dei punti oscuri che prevalgono sulla intelligenza , sulla ragione, sulla morale, su ciò che e' buono, su ciò che e' giusto. Questo posso affermarlo perché ho avuto modo di conoscere una persona intelligente e altrettanto brutale. Fare del male e' anche facile, per alcune persone, fare del bene e' difficile e quasi impossibile, andrebbero contro se stesse. La natura dell'uomo e' magnanima, io ci credo, anche perché ,se così nn fosse, nn ci sarebbe più il mondo .
il 27 Aprile 2011

Ugo Solimeni (utente non registrato)
Forse una volta ogni tanto è necessario spulciare qualche libro... Potrebbe farti male, ma bisogna correre il rischio...
il 27 Aprile 2011

Ugo Solimeni (utente non registrato)
Il riferimento è a Camomilla, Francesco. Giusto per non fare confusione :-) 
il 27 Aprile 2011

Camomilla (utente non registrato)
signor ugo ci pensi lei a spulciare i libri..io  parlo per "sentito" sulla mia pelle..tosta ..ma sempre persona sono.e nn si faccia male lei.... si parlava giusto di male.e lei insiste. da quale parte sta??????


il 27 Aprile 2011

Ugo Solimeni (utente non registrato)
Avevo paura proprio di questo: devono essere gli altri a leggere libri, così voi siete autorizzati a sparare...
il 27 Aprile 2011

Camomilla (utente non registrato)
 So chi si sente autorizzato a sparare.... nn sono io...ma chi osa troppo in maniera scorretta e a volte illegale... quindi'?? 
il 27 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
Nell'istante in cui una persona brutale o violenta lo fosse, senza la chiara coscienza di desiderare di esserlo, per qualunque motivo, non si puó parlare di persona malvagia.
Nel momento in cui una persona desideri coscientemente la sofferenza di qualcun altro, non si puó parlare di assassino, laddove questa persona non applichi questo desiderio in pratica, ma certamente si tratta di una persona dai sentimenti crudeli.
Tra l'uccidere e il "male" non esistono relazioni, cosí come non esistono tra la morte e la malattia alcune relazioni. Si possono soffrire malattie e non si muore.
Si puó morire e non soffrire di alcuna malattia. Si puó uccidere e non essere dei criminali, si puó non uccidere ed essere dei criminali.
Dipende dalle circostanze.
http://www.youtube.com/watch?v=oxEVIpoue0E&NR=1
il 29 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
Sí volevo dire... l'infanzia delle donne... how's that?
http://www.youtube.com/watch?v=O2TPjOIrRNg&NR=1
il 29 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
sI
http://www.youtube.com/watch?v=QljRIHctOos
il 29 Aprile 2011

Faebi (utente non registrato)
Qualche volta mi chiedo cosa cambi cercare di capire se c'è una malattia psichica comprovata sotto la malvagità goduta o la malvagità sanguinaria ma silente (con l'indifferenza della coscienza).
Non cambia nulla: qualcosa di fortemente sbagliato c'è e spesso non è curabile, quindi tali persone devono rimanere lontane dalla civiltà perché incapaci di conviverci.
E' facile giustificare ogni nostra azione, siamo bravissimi in questo, anche le più terribili, altrimenti non riusciremmo a convivere con noi stessi.

www.aspettative.ilcannocchiale.it
il primo Maggio 2011

Elisabetta Renier (utente non registrato)
io, invece non posso credere alla "normalità" del rientro in famiglia.
non posso credere allo sdoppiamento di personalità di così tanti nazisti.
e la psicologia della volontà non arriva mai a sfociare in crimini violenti................
non fai colazione e poi torturi, non puoi baciare il tuo bambino e dopo poco ammazzarne 100 e..........
non ti scandalizzi per Lolita, se hai un cuore!
Non posso chiamarle "bestie" per un profondo rispetto nei confronti degli animali.


il 3 Maggio 2011

Eli Mcbett
Lontani dalla civiltá.. ci sono... dove?!? dove si va?? ...Con te partiró... andiamo, che ne so, al CIE... Oppure non so... in Parlamento, dove andiamo? Ma n'do vai?? andiamo nel bosco ...andiamo... in convento, sí lí si sta bene... ben isolati dalla civiltá... oppure no aspetta ... andiamo andiamo... ma dai, il mondo é rotondo, dovunque si vada si sta sempre tutti nello spazio dei criminali, che schifo ...ma peró... anche tu... che fossi un po' criminale pure tu?? Ah, questo no? Ah no, noi siamo tutte brave persone, guarda un po' quant volte abbiamo fatto fuori Bin Laden ( dodici? venti?). Chi fa piú punti? ... Dai dai, noi siamo bravi ragazzi... Mica L O R O...
il 3 Maggio 2011

Eli Mcbett
where have all the young girls gone... e  vedi un po' cosa fanni i bravi ragazzi, dall'altra parte... http://www.dailymotion.com/video/x51mny_mk-ultra-survivors-speak-pt-1_news
il 13 Maggio 2011

Antonietta Del Bagno
articolo molto interessante, chiaro e condivisibile!
il 2 Luglio 2011

Valeria Valeria
cucù, sotto questo pseudonimo, si  nasconde quella della nausea.... prendo tempo, non ho una risposta univoca a questo articolo.....lo devo rileggere forse o forse lo devo metabolizzare, solo così potrò essere ferocemente obiettiva! ;)
il 14 Luglio 2011

Viviana Governi (utente non registrato)
Indro Montanelli scrive''la coscienza non impedisce il male, ma tenta di resistergli,perchè lo riconosce.La coscienza ci accompagna, ci segue, suona un campanello d'allarme anche quando fingiamo di non sentirla. Ma bisogna avercela!!''
Io penso che come esistono persone timide, coraggiose, simpatiche, antipatiche, eeistono persone CATTIVE punto e basta, non fissiamoci che il CATTIVO non esista. o che sia malato di mente....E' purtroppo intorno a noi, e fa compagnia allo spettacolo dell'alba e del tramonto o di una luna piena...

il 25 Agosto 2011

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