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L’insincerità dell’amore



di Francesco Panaro

Fotografia di Giulia Del Punta

Fotografia di Giulia Del Punta


Quando si parla di tenere fede
ad una promessa in amore,
si è già fuori dall’amore.





Alcune sostanze dell’amore non sono definibili facilmente. L’abbandono, il sonno, l’ipnosi nell'amorosa quiete delle sue braccia diventeranno presto o tardi un soffocamento, una stretta dalla quale ritrarsi. Henry James – come solo lui ha saputo fare – nella deliziosa e quieta città di W. del racconto L’influenza di una donna fa vivere una giovanissima donna ed un giovanissimo uomo, spolverati di quelle tre caratteristiche jamesiane, importanti, sopra a tutte: «…la prima è essere gentili, la seconda è essere gentili e la terza è essere gentili». Ma Henry James non è scrittore dal cuore tenero, e sa bene che l’odore dell’acqua di rose che si spande durante l’innamoramento col tempo si trasformerà nell’odore marcio delle rose recise e lasciate al sole nell’acqua del portafiori.
 
I due giovani fatti di «sorrisi radiosi e dolci carezze» non sanno ancora che non son altro che «granelli d’oro nella scena buia e fosca della vita». E non sanno nemmeno che sono lì lì per diventare amanti. I due si chiamano Lawrence Bayford e Cora Delvine e la penna sottile di James ce li disegna ravvicinati: lei è un’affascinatrice anche nelle piccole cose, lui è vivace, con quella punta di riservatezza, forse insicurezza di giovane uomo. Cora non aspetta altro, con il corpo fremente e gli occhi sfavillanti, che Lawrence faccia un passo avanti. E così va. Lawrence le chiede di sposarla e lei accetta subito.
 
Ma James, nonostante abbia scritto questo racconto a soli quindici anni, non è un’insensato che fa finire tutto in lieto fine. Dalla cittadina del New England manda Lawrence in Australia per lavoro. Ha già letto Byron, Henry James, e quindi anche la giovane coppia, ma il giovane Lawrence, forse, l’ha dimenticato: le parole granitiche degli amanti si possono sgretolare, la fiamma d’amore si può spegnere; le promesse fatte in amore proprio per il fatto che sono promesse, obblighi, sono già lontane, fuori dal cerchio dorato dell’amore. C’è qualcuno che crede che la parola “obbligo” rientra nel dizionario dell’amore? Bisogna precisarlo: quando si parla di tenere fede ad una promessa d'amore, si è già fuori dall’amore.
 
Ogni giorno il nostro James fa inviare dal povero Lawrence alla giovane Cora lettere di parole amorose marchiate di baci e di svolazzi a forma di cuori. Il presente è radioso ed è giovane e non potrà mai fallire, no? No, non può fallire. Ma se davanti a Cora in una serata da ballo si presenta un damerino di nome Leslie Arnold? È un damerino che non osa invitarla a ballare, tanto, sa che il cuore di Cora Delvine è da sé cedevole. È giovane e allegra, «sconsiderata e incurante». Quanto tempo passerà prima che inizino il primo giro di walzer? Men che non si dica. I giorni a seguire sono così, leggeri, e le lettere a Lawrence diminuiscono nelle parole, nel calore e nella frequenza.
 
Lui inizia ad intuire qualcosa, dapprima è solo un dubbio fugace, poi è un’illuminazione triste, poi un incendio. È un conoscente che l’avvisa: Cora appartiene ad un altro. È un fuscello spezzato da un soffio di vento, non riesce a sottrarsi all’autocommiserazione per essere andato via dalla sua terra natia, aver lasciato i suoi amici, il suo amore. Intanto continua ad ignorare le letture di Byron e tutto ciò che potrebbe soccorrerlo, facendo invece accrescere la sua litania interiore: «Ah, Cora, se non mi amavi, perché hai promesso di essere mia? Avrei dovuto immaginare che la tua natura…». E poi, ancora: «Quando il tuo cuore è cambiato nei miei confronti me l’avresti dovuto dire». Ah, il patto d’amore  che non è nel cerchio d’oro dell’amore. E l’amore che diventa uno strumento doloroso di tortura.
 
Ma James ricorda che le persone così offese, in genere, non fanno altro che farsi del male dandosi ad una vita lussuriosa, a lasciarsi andare, a dimenticare quello che erano. Sono modi «per affogare la mortificazione e il rimorso che seguono alla fine del loro amore». Ma in alcuni casi arrivano a «innalzarsi rispetto a tale infamia senza cuore con calma e sobria onestà».
E così per Lawrence, il quale, ricompostosi, asciugati tutti gli oceani di lacrime piante arriva ad una conclusione, «se Cora non provava amore per lui, non sarebbe mai stato felice con lei e, se le cose stavano così, era meglio rimanere lontani».
 
È la meravigliosa Celeste, di ricca famiglia, a ricambiarlo d’amore. Si sposano. Non passa molto che all’orecchio di Cora, nel New England, arriva la notizia che ascolta «con cipiglio fermo e tranquillo, ma le fitte che le trafissero il cuore rivelarono quanto fosse ferita»… abbandonata. E così che si ammala Cora e, quell’infido James la fa morire.
 
Passa qualche anno, Lawrence e Celeste visitano la città di W. Lui del suo bramato ed antico amore non ne sa più nulla, né ha più amici che possano riferirgli. Sono in visita al cimitero, Lawrence vuol far scorrere sotto gli occhi di Celeste la vita di famiglia, ma ad un certo punto «trovandosi di fronte a una tomba di marmo più fine delle altre», la moglie di Lawrence si ferma a leggere l’incisione..., «Chi è? La conoscevi?». Lawrence non parla e porta le mani agli occhi.





Parole chiave: francesco panaro henry james amore

COMMENTI

Sono presenti 2 commenti per questo articolo

Fausto (utente non registrato)
Caro Francesco, la tua nota è davvero stimolante e suggestiva. In effetti, penso anch'io che l'amore e il tempo stiano in reciproca contraddizione. Come già insegnava Aristotele a proposito del piacere, l'unico tempo di queste esperienze  è l'attimo, il presente discontinuo, senza memoria e senza attesa. Per questo forse gli amanti, nel loro linguaggio apparentemente enfatico, hanno la pretesa di toccare l'eterno, il senza-tempo. Che altro vuol dire, infatti, l'espressione "ti amo da morire", che gli amanti si scambiano così disinvoltamente? Un attimo immenso, non commensurabile con quelli che appartengono alla linea del passato o a quella dell'avvenire, un presente che tracima su se stesso, esonda e sommerge tanto la memoria quanto attesa. Ecco, il racconto di James (che io non ho letto ma che tu mi  induci a leggere) mi sembra un'allegoria di questa paradossale temporalità dell'amore. Grazie, dunque, della segnalazione ! 

l'11 Dicembre 2014

Sandra Di Pietro
Quante di quete lapidi (metaforiche e NON) stanno dietro d noi! Passo interi pomeriggi a rimembrare quei nomi ivi incisi. E' una delizia e un tormento, è l'indecifrabile garbuglio degli incontri nella vita...
il 24 Dicembre 2014

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