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Meglio che muoia io



di Giampiero Baresi


Dorothy, Cleusa e compagne, morte per l'America Latina.










«Non possiamo parlare di poveri. Dobbiamo essere poveri con i poveri. E allora non ci saranno dubbi su come agire... Sento che questa è la strada, quando vedo migliaia e migliaia di persone che muoiono a poco a poco sotto questo sistema capitalista, che sappiamo che è diabolico, ma che in qualche modo abbiamo paura di denunciare. Perdinci! Abbiamo reso la nostra vita così confortevole e lontana dalla realtà che non riusciamo a vedere i peccati della società alimentati dal nostro silenzio?».

    È un brano di una lettera inviata nel gennaio 1981 da suor Dorothy Stang alle consorelle degli Stati Uniti, riunite in assemblea per discutere la questione dei poveri e programmare azioni concrete (Roseanne Murphy, Martire dell’Amazzonia. La vita di suor Dorothy Stang, Emi, Bologna 2009, pp. 67-69). La suora precisa che sta scrivendo nascosta in un piccolo rifugio, nella foresta amazzonica, durante uno dei molti drammatici casi di assalto assassino contro poveri agricoltori da parte di miliziani al soldo di potenti fazendeiros senza legge, pronti a tutto pur di estendere i confini delle terre che hanno invaso, con la protezione della polizia, la condiscendenza dei politici e la compiacenza della giustizia.

  Quattordici anni di vita missionaria in Brasile avevano trasformato profondamente la giovane suora, partita dagli Stati Uniti nel 1966, infiammata dal carisma della fondatrice: «Andare in tutto il mondo per salvare i bambini dagli artigli del demonio». Il corso di introduzione alla situazione del Brasile (da due anni sotto una dittatura militare) e i profondi cambiamenti che erano in corso nella chiesa (che, dopo secoli, prendeva le distanze dalla classe dominatrice e si collocava coraggiosamente dalla parte del popolo) furono per lei una «Pentecoste di fuoco».

    Dotata di un’intelligenza non comune e di un forte carattere – ereditato dalla famiglia, numerosa e profondamente cristiana –, le venne spontaneo riconoscere nelle masse povere “i bambini indifesi”, vittime del demonio del guadagno a ogni costo. Questo la portò a entrare decisamente nella lotta per la difesa dei diritti dei contadini e della foresta contro l’invasione dei fazendeiros senza scrupoli.

    Le persecuzioni cominciarono presto. L’impero del banditismo non poteva accettare che qualcuno ostacolasse i suoi piani. Meno ancora una donna. La morte violenta la raggiunse il 12 febbraio 2006, per mano di due pistoleiros prezzolati. Aveva 74 anni, 39 dei quali trascorsi in missione. L’avevano sentita ripetere spesso: «Nessuno sprecherà mai una pallottola per una vecchia come me». Ma anche: «Devo essere pronta a morire per questi contadini: loro, a differenza di me, hanno famiglia».

    Cleusa Carolina Coelho, religiosa agostiniana brasiliana, si era messa a disposizione del Consiglio indigenista missionario (Cimi) nella Prefettura apostolica di Lábrea, nella provincia dell’Amazzonia. La sua storia è una copia di quella di suor Dorothy. Diverse solo le vittime per la cui difesa lavorava suor Cleusa: gli indios, perseguitati, braccati e massacrati per il solo fatto che difendono le loro terre dalla cupidigia dei soliti latifondisti, che vogliono estendere ulteriormente i territori che hanno già occupato illegalmente. Medesima, però, è la rabbia di questi contro una religiosa che intralcia i loro loschi piani.

    Per eliminarla ricorrono ai servizi di Raimundo, un indio arruolato nella polizia militare. Il 28 aprile 1985, la suora sta cercando di raggiungere con una canoa un villaggio che è stato assaltato dai pistoleiros, quando vede venirle incontro una piccola imbarcazione con a bordo Raimundo. Intuisce immediatamente che si tratta di un attentato e urla all’amico che è con lei sulla canoa: «Gettati in acqua e fuggi: hai una famiglia a cui badare».
 
  Non si è mai saputo cosa sia avvenuto in seguito. Il corpo della religiosa fu trovato due giorni dopo completamente nudo. Il referto medico: «Molte costole rotte. Cranio fratturato. Fratture multiple nella colonna vertebrale. Amputazione del braccio destro con strumento tagliente. Diverse tracce di piombo nel torace e nella regione lombare». In novembre suor Cleúsa avrebbe compiuto 52 anni.
 
  Anche lei, come suor Dorothy, in una lettera a una consorella aveva espresso la sua chiara scelta: «Se deve capitare qualcosa, spero capiti a me. Gli altri devono pensare alle loro famiglie». In Brasile e in America Latina le “compagne martiri” come Dorothy e Cleusa sono decine. Le donne come loro, migliaia.
(www.nigrizia.it)  

Parole chiave: religiosi impegnati america latina

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