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Non solo gang bang



Di Fausto Pellecchia

Ritratto di Lucrezia Panciatichi, Agnolo Bronzino, particolare.

Ritratto di Lucrezia Panciatichi, Agnolo Bronzino, particolare.


Fenomenologia
del coito ordinario
e disarticolazione
del corpo-macchina










Una seducente profanazione filosofica potrebbe scorgere nei siti porno del web una parodia caricaturale delle analisi deleuziane sulla sessualità. Per esempio, Youporn, che compare nell’olimpo dei cinquanta siti Internet più frequentati al mondo, sembra aver coniato la sua nomenclatura ispirandosi ai Mille Piani di Deleuze e Guattari. La lista delle categorie di video in streaming ne costituisce una involontaria testimonianza: l’intenzione evidente che la dirige si preoccupa di soddisfare l’intera gamma delle possibili attese e delle possibili perversioni fantasmatiche di tutti i suoi indiscreti visitatori. Spesso, queste categorie corrispondono alle possibili ‘connessioni’ sessuali, cioè indicano il numero dei partner e/o la loro distribuzione spaziale – Trio, Gang-bang (rapporti o attività sessuali di gruppo, con interazioni “uno” a “molti”), Outdoor (attività sessuale all’aria aperta), Group Sex (sesso di gruppo) ecc. Talvolta insistono su un organo, isolato dal resto del corpo come in un delirio schizofrenico, che viene presentato come il personaggio centrale di un microdramma.
 
Altre categorie, meno numerose, rinviano alle possibili disarticolazioni del corpo-macchina nei suoi punti d’innesco feticistico-perverso – Bondage (pratica sessuale basta sulla costrizione fisica del partner mediante legature, cappucci, bavagli ecc., Toys..). Infine, la posta in gioco è spesso costituita dal superamento di una frontiera, sia in senso etno-razziale ­– Asian, Ebony, Latinas, European, Interracial…– sia sul piano anagrafico come nei video Young/Old che mettono in scena partner con una notevole differenza di età, o attraverso filmati vintage, che risalgono agli anni 1970 e i cui attori sono già da tempo deceduti o diventati molto anziani, con lo scopo perverso di creare effetti di distanziamento macabro, come se si assistesse alla fornicazione tra fantasmi. In certi casi, infine la frontiera trasgredita è quella dell’intimità, come nei video raccolti sotto l’etichetta di Amateur o Webcam, che fingono di mostrare gli osceni trastulli e le turpitudini di coppie banali. Tutta questa classificazione sembra fare il verso alla tesi che attraversa l’Anti-Edipo e Mille Piani, secondo la quale il corpo è una macchina desiderante, che tende ad appropriarsi e a estendere il suo territorio con l’aiuto di diversi apparati di cattura.
 
Ma i video più singolari sono quelli che riproducono pratiche masturbatorie, declinate prevalentemente al femminile, con o senza l’intervento di dispositivi oggettuali – protesi falliche, dildo o vibromassaggiatori ecc. L’indiscusso predominio dei filmati che riprendono le molteplici forme di masturbazione femminile trae origine da due circostanze ben note. La prima fa riferimento all’enigma dell’orgasmo femminile, che per l’immaginario maschile definisce l’ambito stesso dell’eccitazione autoerotica: è come se il godimento masturbatorio maschile non possa prescindere dalla trasposizione fantasmatica nel corpo della donna, nel tentativo di immedesimarsi empaticamente con il territorio sconosciuto delle, di lei, sensazioni. La seconda circostanza, connessa alla prima, rinvia alla storia evolutiva della femmina dell’homo sapiens che – diversamente dal maschio, nel quale l’eccitazione sessuale e l’orgasmo sono esteriorizzati – ha reso invisibili i segni della disponibilità al coito.   Infatti, la postura eretta avrebbe reso invisibili le parti genitali femminili, facendo scomparire le vistose manifestazioni che in quasi tutti gli altri primati segnalano il momento della fecondità, come la tumescenza dell’area ano-genitale o i segnali olfattivi connessi all’ovulazione. La perdita dell’estro nella femmina umana, unica eccezione tra i mammiferi, amplia il periodo della sessualità, rompendo i limiti stagionali dell’accoppiamento (i periodi di “calore”) e favorendo l’emergere di un desiderio sessuale praticamente sconfinato sul piano temporale. Ma questa situazione ha bisogno della memoria, la funzione che permette il riaccendersi del desiderio al di là degli stimoli puramente biologici. E la memoria è il fondamento delle nostre capacità cognitive ed emotive. La congiunzione di questi elementi può spiegare lo specifico potere suggestivo che la masturbazione femminile esercita soprattutto nel teatro fantasmatico maschile.
 
Qui l’occhio dello spettatore si incrocia con l’occhio della porno-attrice, in una sequenza di immagini nella quale sembra realizzarsi, al riparo da ogni tragica smentita, l’illusione di Narciso: la pretesa di una cattura speculare del godimento dell’altro attraverso il proprio godimento. Il piacere solitario che si imprime nella smorfia del volto dell’attrice sollecita e, al tempo stesso, imita la postura e il gesto dello spettatore che la osserva sul video, nel segreto della sua stanza. La solitudine masturbatoria si traveste con i colori empatici della complice condiscendenza. Così, nello spazio chiuso della delectatio morosa brilla, per un attimo, la scintilla di un impossibile incontro amoroso. Ma solo per un attimo, perché la finzione dell’orgasmo si avvale degli stilemi espressivi consolidati dalle tecniche di ripresa pornografica che smentiscono ogni improvvisazione.
 
D’altra parte, la suggestione che esercitano i fantasmi di eros è antica quanto l’eros stesso. E tuttavia non si può non rilevare che la sessualità reale, quella delle coppie in carne e ossa, si presta più a una descrizione fenomenologica che a quella deleuziana: il piacere e le variazioni d’intensità che procura l’attività sessuale vissuta sono meno dovute all’uso di dispositivi e disarticolazioni del corpo-macchina che non a sottili sfumature che attengono all’imprevedibile relazione che si intesse tra i partner. Che cosa coinvolge l’altro? Quando, in quale momento, occorre introdurre un rovesciamento della situazione, una parola o un gesto nuovo, per evitare la ripetizione o la stanchezza – o, in altri termini, come dislocarsi lungo la progressione dialettica del rapporto sessuale? A quali mediazioni bisogna ricorrere per spezzare le certezze consolidate? Dove si situa il confine tra il mio corpo e quello dell’altro, come si annoda il dialogo tra le nostre coscienze o tra il reciproco oblio di sé che le sottende? In fondo, la sessualità corrente della coppia mette in gioco sia il mio rapporto con me stesso e quello che intrattengo con l’altro, sia – per dirla in linguaggio fenomenologico – l’essere-per-sé e l’essere-per-altro, in una specie di danza il cui equilibrio è continuamente differito e in cui ciascuno si sdoppia e si approfondisce. Il problema, evidentemente è che questi ‘eventi’ non sono propriamente visibili se non sul registro privato dell’immaginario, perché hanno sede nel nostro psichismo incarnato e, perciò, non riescono ad attraversare l’occhio di una telecamera.
 
 
Bibliografia
Gilles Deleuze, Félix Guattari, L’anti-Edipo, Capitalismo e schizofrenia, Einaudi, Torino, 2002
Gilles Deleuze, Félix Guattari, Mille piani, Capitalismo e schizofrenia, Ortothes ed, Napoli-Salerno, 2017.




Parole chiave: pornografia gilles deleuze félix guattari anti-edipo

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