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Papi con gli stivali



di Tom Clifford

Scala elicoidale, Musei vaticani

Scala elicoidale, Musei vaticani




Due papi con gli stivali come pedigree. Benedetto è stato membro della Gioventù hitleriana e Francesco non ha mai provato a spiegare il suo appoggio alla giunta militare argentina.
Con un’età media di 72 anni dei cardinali in conclave – la metà dei quali scelta da Benedetto XVI – il mondo cristiano-cattolico non poteva sperare in un pontefice moderno. La questione è stata risolta eleggendo un papa gesuita con il nome del poverello d’Assisi. Non sarebbe opportuno usare la metafora del lupo che indossa il mantello  dell’agnello. Ma tant’è.
 
Poche illusioni, non poteva andare diversamente  perché non si può dimenticare che il vaticano è una delle aziende più ricche del mondo da amministrare. A conti fatti, togliendo tutti i cardinali coinvolti negli scandali sessuali, escludendo quelli la cui tendenza teologica va verso l’alleggerimento, la modernizzazione e la liberazione (un gruppo sempre più esiguo), quelli malati fisicamente e mentalmente, e quelli che provengono dall’area chiamata Terzo Mondo visti con molto sospetto in Vaticano, la scelta era veramente ristretta. Gli europei, ancora forza trainante nel conclave, con Francesco, nonostante sudamericano si sentono molto tranquilli e a proprio agio con lui.
 
Gli osservatori internazionali, però, almeno quelli indipendenti, si chiedono se Francesco, ossia Jorge  Mario Bergoglio, abbia le mani sporche di sangue. Camminando per le strade di Buenos Aires è facile imbattersi in placche incastonate nel pavimento che ricordano giovani e vecchi caduti per mano della Giunta militare che ha governato dal 1976 al 1983, ossia oggi, per i tempi della storia.
 
Jorge Mario Begoglio per due volte ha rifiutato di comparire in tribunale per rispondere alle domande sul suo ruolo nella ‘guerra sporca’. E quelle date nel 2010 sono state evasive, specialmente sulla questione dei ‘bambini rapiti’, un argomento che continua a perseguitare il popolo argentino.   
 
La Giunta militare prese il potere nel marzo del 1976 e subito, dopo vari incontri con la gerarchia della chiesa, ne ebbe la benedizione. In un primo momento la chiesa rifiutò di ammettere che quelle riunioni fossero mai avvenute. Lo ha ammesso con molto ritardo. 
 
Per i sette anni successivi la Chiesa cattolica argentina, e Jorge Mario Bergoglio, sono rimasti in silenzio. Pochi, pochissimi sacerdoti e suore eccezionalmente coraggiose presero posizione contro la Giunta.
 
In quel periodo gli studenti, i sindacalisti, i giornalisti furono presi di mira. È appurato che per eliminarli venivano drogati e fatti precipitare vivi dagli aerei nel sud dell’Atlantico. Le donne venivano regolarmente violentate.
 
«C’è molto per essere dispiaciuti» a dichiarato padre Ruben Capitanio al New York Times nel 2007. «L’atteggiamento della chiesa fu scandalosamente vicino alla dittatura fino al punto che vorrei dire che è stata in grave peccato».
 
Le madri di Plaza de Mayo sono state raramente accompagnate da membri della chiesa nelle loro coraggiose proteste. Quella in Argentina non era una piccola guerra in un paese lontano di cui la maggior parte del mondo sapeva ben poco. Ben 30 mila persone sono scomparse o sono state uccise durante la dittatura e molti bambini e neonati sono stati portati via dai genitori detenuti nei campi di concentramento e poi uccisi da quel regime.
 
Jorge Mario Bergoglio è stato a capo dei Gesuiti argentini dal 1973 al 1979 nonché membro di primo piano della Chiesa quando la Giunta militare ne ha chiesto l’approvazione del colpo di stato.
 
Victoria Donda è una di quelle bambine rapite, oggi è deputata del Parlamento. I suoi genitori furono rapiti e uccisi dopo che la madre l’ebbe data alla luce in custodia militare nell’agosto del 1977. «È importante ricordare che questa non è stata una guerra civile», mi ha detto Donda quando ci siamo incontrati nel 2009.
 
«Il termine implica due parti quasi uguali. La ‘guerra sporca’ era il terrore di stato. L’esercito aveva un piano sociale ed economico da imporre – con la benedizione degli Stati Uniti – e per questo hanno preso di mira l’opposizione politica. Io credo, però, che in Argentina non potrebbe accadere la stessa cosa, non potrebbe ritornare quel regime. Le persone sono più consapevoli, conoscono i propri diritti rispetto a prima. Ma dobbiamo insegnare ai nostri figli quello che è successo. È importante non dimenticare».
 
Di fronte a tutto ciò Jorge Maro Bergoglio ha un potente pulpito per fare ammenda, partendo con una testimonianza delle sofferenze del suo popolo. Ma tutto sembra far presagire che sceglierà di continuare a dimenticare ciò che è accaduto per sette anni nel suo paese. 
 
Tom Clifford è giornalista freelance. Ha intervistato numerosi sopravvissuti alla ‘guerra sporca’ argentina.



Parole chiave: vaticano papa francesco argentina dittatura

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