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Pensare i sogni



di Alessandro Bertirotti

Identica è la concezione platonica, secondo cui il corpo è come una gabbia per la mente, che è in esso incatenata. Il corpo è una forma e una materia che, tramite il desiderio, aspira ad ottenere soddisfazioni sostanzialmente fisiche e materiali, limitando l’esercizio da parte della mente della propria razionalità. Così nasce il dualismo mente-corpo, dove il corpo può soltanto disturbare l’anima, che è la mente raziocinante. Una mente che ama non è una mente razionale, ma solo una mente in preda alle passioni più turpi e istintive.

Il dualismo mente-corpo non è una invenzione filosofica platonica, perché lo ritroviamo presente anche nella filosofia precedente, ma non è un dualismo in cui la mente si contrappone al corpo, perché la dimensione fisica dell’uomo è parte integrante di quella mentale. Per Platone invece l’anima, cioè la parte razionale della mente, è di natura divina, oltre la materia del corpo e oltre la morte, in antitesi con il corpo.

Per esempio, la malvagità, considerata all’epoca una passione violenta, risulta essere involontaria, perché essa si scatena in assenza di libero arbitrio, quando cioè la ragione è sopraffatta da una incontenibile pulsione aggressiva. È dello stesso parere anche Aristotele, quando sostiene che gli atteggiamenti criminali nascono dalla irrazionalità e che il “malvagio è una persona che non sa”. L’uomo emotivo è per Aristotele un uomo senza controllo, incontinente, incapace di frenarsi oppure di ubbidire ai consigli della ragione.

Nello stesso tempo, Aristotele non nega l’importanza della parte emotiva presente in ogni individuo, perché la considera, se gestita secondo giusta misura, un importante mezzo di adattamento all’ambiente. La ragione e la passione, l’intelletto e il sentire, sono espressioni importanti di ogni mente umana e, secondo Aristotele, sono due forme di energia che muovono il corpo e la mente verso il perseguimento di un unico scopo, o verso il raggiungimento di un unico fine.

Molti secoli dopo, l’affetto, l’affectus latino, cioè il legame che si crea fra la mente che scopre il mondo e tutto ciò che lo abita, verrà considerato espressione finale di uno stato mentale niente affatto negativo, perché con l’affetto si diventa creativi.

L’amare e l’odiare seguono processi neuro-cognitivi molto simili a quelli del pensiero, perché questi sentimenti in realtà forniscono rappresentazioni mentali con le quali ogni persona reagisce ai sentimenti stessi. Le emozioni sono parte costitutiva del nostro pensare, perché grazie ad esse anche l’energia e la volontà che impieghiamo nel ragionamento acquistano un valore e una importanza diverse.

Se io penso alla Luna, volendo scoprire il suo moto di rivoluzione intorno alla Terra, sono immerso in una serie di reazioni emozionali che riguardano me e la Luna, il rapporto che io ho con essa. E proprio in base a tale rapporto io avrò un particolare modo di pensare alla Luna e al moto che voglio indagare.

Se questo rapporto è carico di reazioni emozionali positive io dirò che sto studiando un argomento interessante, perché il termine interessante deriva dal latino  inter  esse, che significa “nel, fra l’essenza”. Qualche cosa di interessante è dunque nell’essenza, dentro  l’essere.

È proprio all’interno di questa dinamica che acquista significato l’imperativo dell’Oracolo di Delfi, il celebre “conosci te stesso”, perché si riferisce alla conoscenza delle nostre potenzialità, grazie alle quali impariamo in quale direzione andare, diventando al contempo consapevoli dei nostri punti deboli, per sapere cosa dobbiamo evitare durante il percorso.

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Parole chiave: Sogno filosofia cervello

COMMENTI

Sono presenti 3 commenti per questo articolo

Elisabetta (utente non registrato)
 Un rappoerto genitoriale educativo senza emozioni sfocia spesso in un'educazione autoritaria improntata ad un modello rigido e inibitorio ..Le emozioni negate creano forti problematiche nella personalità--ogni giorno leggiamo di persone con grande self control che improvvisamente buttano fuori le loro emozioni peggiori con la rabbia e la violenza  di chi è stato incosciamente privato di questo canale comunicativo.L'educazione alle emozioni non passa dalla loro inibizione ma attraverso una palestra protetta che permetta al bambino e all'adolescente di prendere atto delle mille sfumatiure della forza positiva e distruttiva che racchiudono perchè pian piano riesca a dialogare con esse e a esserne padrone
il 6 Settembre 2011

Roberta Aquilini
mi ha fatto sempre rabbrividire questo credere alla supremazia della mente su tutto ciò di cui siamo composti, questa dicotomia fra mente e corpo, emozioni e mente...le emozioni e la mente possono trovare un modo di convivere, possono essere unite nella comprensione della vita. nel suo vissuto. Solo le emozioni represse sono negative, in questo caso diventa utile la mente per canalizzarle. Diversamente le emozioni, i sentimenti sono fonte di conoscenza inesauribile.
il 9 Settembre 2011

Patrizia Barbera
Sorry, ma non è così che  funziona, secondo me... Pensare i sogni, per me, è altro.
Sbaglierò, ma questa mi sembra una lettura un po’ troppo facile ed ottimistica del rapporto emozioni-ragione.
La palestra di cui parla l'autore non è mai un luogo neutro e protetto dalle innumerevoli sfumate influenze che la vita ci propone ogni attimo e l'allenamento,il quotidiano esercizio di cui si vorrebbe caricare l'attività della nostra mente, non possono essere manualistici ma , se avvengono, avvengono sempre “in presenza”;non è dato il vuoto di emozioni e sensazioni in nessuna delle nostre attività di “ragione”, perché dovremmo chiuderci in un isolamento autistico... e invece non siamo mai soli anche quando siamo soli. Sarà per  il mio istintivo rifiuto di decaloghi comportamentali, ma non sono mai riuscita  a fermarmi  per  pensare l’emozione mentre la vivo, né a controllarla…purtroppo.
E gli esercizi li ho fatti…

 
 
il 13 Settembre 2011

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