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Pensare i sogni



di Alessandro Bertirotti

Per fare tutto ciò è però importante comprendere che è necessario entrare in contatto con i nostri sentimenti più profondi e per fare ciò dobbiamo diventare sinceri, almeno con noi stessi. Purtroppo per noi, presi dalla frenesia della vita quotidiana, siamo spesso vittime del nostro stesso andare veloce e non siamo più in grado di soffermarci sulle cose quanto basterebbe per capire le nostre reazioni emotive e sentimentali.

In effetti, viviamo sentendo che qualcosa accade dentro di noi e ci lasciamo, per esempio, dominare dalla paura, dalla tristezza, dalla frustrazione, dall’abbattimento e dall’ansia senza l’intervento della parte razionale di noi stessi.

Cosa fare di fronte ad avvenimenti come questi? I consigli che tutte le filosofie del mondo danno da sempre a noi uomini, ci dicono che l’unica cosa che possiamo fare è prendere coscienza della natura di queste emozioni, dei sentimenti, per capirne l’origine, oppure le circostanze che li provocano. Solo in questo modo, dopo parecchi anni di allenamento, potremo sviluppare comportamenti idonei e atteggiamenti mentali utili a fronteggiare le nostre emozioni.

Si tratta di esercitarsi quotidianamente a riconoscere le nostre emozioni nelle nostre azioni e pensieri, sapendo che nella mente il sentire e il pensare funzionano senza mai abbandonarsi e quando siamo noi a volerli separare nascono allora i veri problemi.

È un vero e proprio allenamento, come fossimo sempre in palestra (del resto si dice spesso che la vita sia come una palestra…), grazie al quale abituiamo noi stessi a ragionare con le emozioni e ad emozionarci con la ragione, senza ergerci a giudici di qualsiasi causa morale o giudizi etici.

Diventare consapevoli dei propri stati emotivi significa capire come ragioniamo di fronte alle sfide della vita e della società, senza rinnegare la parte più importante della nostra esistenza, cioè il  sentire, l’affettività, il  legame emozionale con le cose e le persone.

Acquisire consapevolezza circa se stessi è possibile, anche se sembra una impresa difficile. Conoscere le dinamiche che generano in noi stati emotivi positivi e negativi, dai quali traiamo successivi ragionamenti, rispettivamente positivi e negativi, è un’azione fondamentale per la gestione della nostra vita.

Con il passare del tempo, se ci abituiamo a questo stile di vita, a mano a mano che esso ci diventa familiare, riusciremo a guardare noi stessi con maggiore verità, senza eliminare il sentire e le emozioni dalla nostra esistenza, ma inserendole nella dinamica quotidiana, affidando proprio a loro il ruolo che biologicamente reclamano.


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Parole chiave: Sogno filosofia cervello

COMMENTI

Sono presenti 3 commenti per questo articolo

Elisabetta (utente non registrato)
 Un rappoerto genitoriale educativo senza emozioni sfocia spesso in un'educazione autoritaria improntata ad un modello rigido e inibitorio ..Le emozioni negate creano forti problematiche nella personalità--ogni giorno leggiamo di persone con grande self control che improvvisamente buttano fuori le loro emozioni peggiori con la rabbia e la violenza  di chi è stato incosciamente privato di questo canale comunicativo.L'educazione alle emozioni non passa dalla loro inibizione ma attraverso una palestra protetta che permetta al bambino e all'adolescente di prendere atto delle mille sfumatiure della forza positiva e distruttiva che racchiudono perchè pian piano riesca a dialogare con esse e a esserne padrone
il 6 Settembre 2011

Roberta Aquilini
mi ha fatto sempre rabbrividire questo credere alla supremazia della mente su tutto ciò di cui siamo composti, questa dicotomia fra mente e corpo, emozioni e mente...le emozioni e la mente possono trovare un modo di convivere, possono essere unite nella comprensione della vita. nel suo vissuto. Solo le emozioni represse sono negative, in questo caso diventa utile la mente per canalizzarle. Diversamente le emozioni, i sentimenti sono fonte di conoscenza inesauribile.
il 9 Settembre 2011

Patrizia Barbera
Sorry, ma non è così che  funziona, secondo me... Pensare i sogni, per me, è altro.
Sbaglierò, ma questa mi sembra una lettura un po’ troppo facile ed ottimistica del rapporto emozioni-ragione.
La palestra di cui parla l'autore non è mai un luogo neutro e protetto dalle innumerevoli sfumate influenze che la vita ci propone ogni attimo e l'allenamento,il quotidiano esercizio di cui si vorrebbe caricare l'attività della nostra mente, non possono essere manualistici ma , se avvengono, avvengono sempre “in presenza”;non è dato il vuoto di emozioni e sensazioni in nessuna delle nostre attività di “ragione”, perché dovremmo chiuderci in un isolamento autistico... e invece non siamo mai soli anche quando siamo soli. Sarà per  il mio istintivo rifiuto di decaloghi comportamentali, ma non sono mai riuscita  a fermarmi  per  pensare l’emozione mentre la vivo, né a controllarla…purtroppo.
E gli esercizi li ho fatti…

 
 
il 13 Settembre 2011

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