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Scene da matrimoni spassosi



Di Cesare Del Frate




A chi tocca lavare i piatti? Terribile domanda che evoca liti familiari, recriminazioni, impietose tabelle di divisione del lavoro domestico, o, nel caso peggiore, il lancio dei piatti stessi. Prima di arrivare a tanto, proviamo a guardare da un punto di vista filosofico la questione: troveremo, dietro le apparenze, una struttura morale profonda che ha a che fare con l’etica del dono, e con quella speculare del debito, all’interno della coppia. Per affrontare il nostro argomento, citiamo il filosofo e sociologo Jacques Godbout, il quale, in Il linguaggio del dono, discute proprio della situazione del lavaggio delle stoviglie per analizzare l’etica della reciprocità nel ménage familiare. E non è il solo: anche il filosofo Mark Anspach, in A buon rendere, si rifà sempre a questo caso per filosofare su dono e vendetta.

Debiti e lamenti
Consideriamo una tipica conversazione fra moglie e marito:
Tocca a te fare i piatti.
Niente affatto, li faccio sempre io; li ho rifatti ancora ieri...
Forse ieri, ma in generale sono sempre io.
Sì, ma io faccio altre cose...


È il primo dei tre esempi, il più negativo, con cui Godbout elabora la sua tipologia delle coppie. Quale relazione sussiste fra i coniugi, o i conviventi eventualmente “pacsati” (siamo in Francia), in questa scenetta domestica?
I due si rimpallano l’incombenza, nessuno vuole lavare i piatti ed entrambi rivendicano di fare, in generale, già troppo. Si sentono creditori verso l’altro: pensano di spendere parecchie energie e lavoro nella coppia, e soprattutto più energie e lavoro della controparte, tanto da essere in una posizione di credito. È il partner che, avendo fatto di meno, deve lavare i piatti. Se io ho fatto tantissimo, tu allora sei in debito: se proprio non ti vuoi impegnare come me, almeno lava i piatti! Ecco perché Godbout parla a questo proposito di una situazione di debito reciproco negativo. C’è qui una logica di rivendicazioni, recriminazioni, richieste di riscatto, che si fondano sulla posizione reciprocamente debitoria, o, che è lo stesso, creditoria, dei partner. Siamo chiaramente all’interno di un circolo vizioso, perché ogni volta che mi impegno nella coppia sento che il mio impegno è al contempo una rivendicazione verso il partner, una “sfida” che gli/le lancio a fare altrettanto o di più. Ogni cosa che faccio diventa per l’altro un debito che dovrà riscattare, e viceversa.

La guerra dei Roses
Non a caso Godbout paragona questa situazione a quella della vendetta. Non certo per la gravità, ma per la logica comportamentale sottostante, quella appunto del debito reciproco negativo. Anche nella vendetta entrambe le parti si sentono in credito, e imputano all’altro un debito che deve essere riscattato. Come nella faida tra Montecchi e Capuleti, in cui ogni famiglia esige un prezzo di sangue per pagare il debito. Ogni morto chiama un altro morto, secondo una logica perversa che apre una voragine senza fine. Si alternano di volta in volta le parti del creditore e del debitore, ma proprio questa alternanza speculare garantisce il continuo rinnovarsi del cerchio della vendetta, come un fuoco che continua a espandersi.
Che logiche di vendetta possano annidarsi anche all’interno della coppia più innamorata ce lo ha mostrato con spasso il film di Danny De Vito La guerra dei Roses.

La rabbia più bruciante nasce quando devono dividere la casa:
Io sono quella che ha trovato la casa e che ha comprato tutto.
Sì, ma con i miei soldi! Ed è molto più facile spenderli che farli, dolcetto mio!
Ma quei soldi non li avresti fatti se non fosse stato per me, tesoruccio!


L’escalation arriva velocemente: lui le fa sparire il gatto e lei gli fa credere di aver fatto il paté con il cane, lui le rovina una cena di lavoro e lei con il suo SUV gli schiaccia la macchina (con lui dentro ma incolume).
La fine della storia è nota, e ben esemplifica, con i toni esagerati della commedia nera, il potenziale distruttivo della logica recriminatoria del debito reciproco negativo. Come saggiamente dice l’avvocato divorzista dei Roses, “Quando una coppia inizia a tenere il punteggio e a conteggiare tutto, non c’è in realtà nessun vincitore, ma solo perdenti”.

La coppia-azienda
Potrebbe sembrare che una soluzione a questi problemi consista in una chiara e trasparente divisione dei compiti all’interno della coppia.
Una bella tabella in cui segnare i giorni in cui mi tocca oppure no lavare i piatti.
Credo che tocchi a te fare i piatti.
Sì, hai ragione.


Questo sarebbe, sempre secondo Godbout, uno scambio simmetrico/paritario. Ma non sarebbe una vera soluzione, perché si rimarrebbe rinchiusi in una logica “commerciale” abbastanza arida. Nello scambio simmetrico/paritario si ottiene una misurazione oggettiva delle incombenze, con conteggi e business plans dove alla fine la coppia sembra trasformarsi in un’azienda, efficiente ma povera di sentimento. In comune con la relazione del tipo debito reciproco negativo abbiamo la minuziosa e quasi ossessiva rendicontazione degli impegni, dei doveri e dei lavori da fare, anche se in questo caso lo scambio è sempre assolutamente paritario, e non si crea quel circolo vizioso del debito/recriminazione.
Insomma, uno scambio che ricorda una transazione commerciale in cui le parti stipulano accordi, con tanto di codicilli a fondo pagina. D’altronde, veri e propri contratti vengono firmati, a volte, dai promessi sposi (negli USA, in Italia è illegale): i famosi contratti prematrimoniali. Celebre quello fra Jacqueline Kennedy e Aristotele Onassis, nel quale lei volle inserire una clausola sul numero di volte al mese in cui avrebbe dovuto “sottoporsi” ai doveri coniugali. Solitamente, per fortuna, questi accordi non scendono in tali dettagli, “limitandosi” a salvaguardare i relativi patrimoni e proprietà. Come una copia di backup in cui si “salva” lo stato di cose precedente per tornarvi in caso di crash del sistema.

Un rapporto a due è sempre a tre
L’ultimo tipo analizzato da Godbout è quello del debito reciproco positivo, finalmente una relazione matura!
Lascia stare, oggi farò i piatti; li hai già fatti ieri.
Nemmeno per idea, sei sempre tu che li fai, e poi a ogni modo fai tante altre cose, lascia che io faccia almeno questo.
Ma no, cosa dici...


Intanto, anche in questo caso, come nel primo, c’è un debito. La differenza, fondamentale, è che qui i partner non sono in debito reciproco: sono piuttosto dipendenti verso la loro relazione. Entrambi vogliono lavare i piatti, perché entrambi sentono di ricevere dalla relazione molto più di quanto possano dare. In questa situazione, come nota il filosofo Anspach, c’è un salto logico che porta a superare il dualismo io-tu verso un rapporto a tre. Entra in scena la relazione stessa come terzo termine che media fra i partners, così che entrambi sono impegnati non solo reciprocamente ma anche verso il sentimento che li lega, verso la storia comune.
In altre parole, la coppia è qualcosa di più della somma delle parti. C’è dietro naturalmente un’idea molto vecchia secondo cui la sinergia fa il bene dell’insieme. Già Aristotele notava che il corpo umano non è mera collezione di organi: la mano, la gamba, il cuore hanno bisogno del tutto, così come il tutto crea un organismo che supera di gran lunga l’addizione aritmetica dei componenti. La metafora organicista, che possiamo senza problemi applicare anche alla nostra coppia, vanta un’antica e nobile tradizione. Ciò che Godbout vi aggiunge è una prospettiva etica che legge il ménage familiare alla luce della logica del dono.
Ciò significa che i partner vivono la loro relazione come un dono: il sentimento è libero, e per questo li unisce ancor di più. E dalla relazione ricevono, appunto come un dono, affetto, sicurezza, appagamento. Anche frustrazioni e dispiaceri, certo, ma l’importante è che vi sia impegno, oltre che verso l’altro, anche verso il progetto comune. Un altro modo di dire che la coppia “trasforma” chi vi si impegna. Ognuno, a questo punto, vuole a sua volta dare, cioè donare: i piatti li faccio io (no, dai, li faccio io). Essendo in debito, non verso l’altro come nella vendetta, ma verso la relazione che li unisce, si dà, fino al limite di “dare tutto”, perché comunque si riceve e si riceverà di più.

Il totem della coppia
Commentando il debito reciproco positivo, Godbout nota la sua somiglianza con l’adorazione totemica. Il totem arcaico, secondo il sociologo Durkheim, rappresenta la comunità stessa. Non a caso il totem solitamente è un animale-progenitore miticamente all’origine della stirpe, della genealogia del gruppo. Ed è anche il protettore della tribù, colui che dispensa la sua benevolenza garantendo la fertilità dei campi e delle unioni, propiziando la caccia e la raccolta.
Quando la tribù adora il totem, dice Durkheim e con lui Godbout, sta in realtà adorando se stessa, o meglio quella forza sovraindividuale che è la comunità. Ovvero la comunità grazie alla quale ognuno partecipa a una realtà più grande. La forma appropriata di rapporto con la dimensione collettiva, con il totem, è il dono. E infatti al totem, da cui si riceve “tutto”, bisogna restituire in quella forma particolare di dono che è il sacrificio. Per ricevere un buon raccolto, bisogna sacrificarne al totem una parte. E per Godbout anche la coppia, quando pone al centro la relazione, sta compiendo una sorta di rito totemico nella misura in cui celebra e nutre la realtà sopraindividuale del rapporto.
Tributando alla relazione, intesa come realtà che trascende i partner, si tributa ad un totem che ci salva dalle invidie e rivalità dello specchio io-tu. Se ogni amore è in realtà un ménage à trois, il terzo non incomodo è il rapporto stesso. “Noi”, fatidica parola. Anche se un dubbio rimane: e se a forza di adorare il totem lo trasformassimo in feticcio?  (Diogenemagazine)


Parole chiave: sociologia psicologia cinema

COMMENTI

Sono presenti 32 commenti per questo articolo

Marina Caprioni
Io sono l'Ape Regina, ho un coniuge di compagnia. Io porto più soldi a casa, non faccio mancare nulla al menage, mi occupo della contabilità e finanza.
Faccio una fatica immane, sono al limite dello stress, ma ho un potere assoluto.
Io decido per tutti, e sono padrona assoluta del mio poco tempo libero.
Nessuno può interferire nelle mie scelte, nelle mie spese, perchè sono preventivamente certificate. Certo se un giorno sbagliassi crollerebbe d'un colpo l'intero regno. Ma son tutti così felici di non preoccuparsi , stressarsi o prendersi delle responsabilità, che se ogni tanto scappa qualche errore, fanno finta di non vederlo. Questa pratica da super-mamma (l'ape regina è la madre di tutte le api), l'addotto con successo anche sul lavoro e in politica, dove  prevale la componente maschile. Sono temuta e venerata, a volte si coalizzano, usano il gossip, cercano di instillare invidia nelle altre femmine, ma so sempre dove vanno a parare.
L'importante è mantenere un'aulica serenità, infondere sicurezza. Niente isterismi ne litigiosità.
Da fanciulla ho atteso invano cavalieri senza macchia ne paura, ma in quest'epoca sono merce rara e passati gli "anta" posso permettermi di fare la matriarca
il 25 Marzo 2011

Eli Mcbett
Come morire di non problemi, grazie alla forzata divisione dei ruoli, alla mancanza di fantasia e alla ipocrisia dei rapporti... se ci si ama, ma chissene frega dei piatti!!
il 25 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=DbK_9GpS3_U&feature=related
il 25 Marzo 2011

Caterina Mameli (utente non registrato)
Una analisi precisa e realistica. Mi ha fatto pensare, e se piatti, bucato o pulizie venissero fatti per amore e non per saldare un debito,neppure con la relazione totem? Non sarebbe un modo di vivere più soddisfacente?
il 25 Marzo 2011

Bruna Durante (utente non registrato)
Per ovviare a tutto ciò non mi sono mai sposata e mi trovo molto bene così: Federico ed io ci vediamo ad intermittenza da 10 anni, nessun'abitudine uccidi-amore, tanta voglia di scambiare sensazioni ed emozioni. Le abitudini se si vive insieme non si possono evitare e così il proprio giardino non resta più segreto perché prima o poi si dà la chiave all'latro che all'inizio la usa poco, poi il cancelletto rimane aperto:-)
il 25 Marzo 2011

Eli Mcbett
Oggi un mio amico mi ha chiesto di insegnargli a saldare, lui in cambio mi ha riparato la bici e preparato un poster. Anche il cibo, ogni tanto arriva qualcuno col cibo e si mangia. Spesso si va alla chiusura da uno dei ristoranti Hare Chrisna che danno ottimo cibo vegetariano gratis, per un loro principio etico e ti riempiono contenitori di roba del giorno.G eneralmente i piatti si lavano quando capita, il primo che passa. C'é sempre qualcuno che li lavi. Ovviamente si tratta di una comunitá, anzi di due che sono in collegamento tra loro, non di una famiglia.
Se qualcuno ha cucinato certamente condivide il pasto con te, se hai fame...
C'é chi fa la spesa freegan ed é specializzato a prendere il cibo del giorno nei secchi del supermercato... Ci sono gli orti comunitari dov la gente fa a turno e si coltiva la roba nei parchi pubblici...il mercoledí c'e un gruppo che si occupa della cucina e tutti mettono 5 euro, poi i volontari lavano i piatti. Non si litigamai, solo con gli enti locali e gli uffici comunali che continuano a non capire ( o meglio a dire di non capire...)
http://www.facebook.com/event.php?eid=120423154699834&index=1
...poveri ma belli!
il 25 Marzo 2011

Eli Mcbett
dimenticavo: ovviamente moriremo tutti presto grazie alla una nube radiattiva che ci sta gia alla gola... ma questo é un altro problema
il 25 Marzo 2011

Giacomo Galletti (utente non registrato)
Io tifo Durkheim e la storia del totem, perché tutto sommato tira in ballo le questioni culturali che stanno alla base delle società patriarcali: la gestione domestica tocca alle donne mentre gli uomini fanno i breadwinner. Fortunatamente questo modello sta andando sempre più in crisi, e io sono uno di quelli che ne sta facendo le spese lavando i piatti con maggior frequenza... 
Però, credo, alla base dello scambio, o del debito, ci sia sempre una distribuzione dei diritti e dei doveri culturalmente orientata secondo il genere
il 25 Marzo 2011

Eli Mcbett
"sono uno di quelli che ne sta facendo 'le spese'" ... ???

...o 'la spesa'? :)


http://www.youtube.com/watch?v=9HqGAXlr040
il 26 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=BIaU1us81Ts
il 26 Marzo 2011

Eli Mcbett
...
e mi venne così di descrivere
la sensazione della durata
come il momento in cui ci si mette in ascolto
il momento in cui ci si raccoglie in se stessi
in cui ci si sente avvolgere
da cosa? da un sole in più,
da un vento fresco,
da un delicato accordo senza suono
in cui tutte le dissonanze si compongono e si fondono insieme.
“ci vogliono giorni, passano anni”
Goethe mio eroe
e maestro del dire essenziale,
anche questa volta hai colto nel segno:
la durata ha a che fare con gli anni
con i decenni, con il tempo della nostra vita.
ecco la durata è la sensazione di vivere.

..."
da Peter Handke    -  Canto alla Durata

http://www.youtube.com/watch?v=dzynpuFsU2E&feature=related
il 26 Marzo 2011

Eli Mcbett

credo di capire che la durata
diventa possibile solo quando riesco
a restare fedele a ciò che riguarda me stesso
quando riesco ad essere cauto,
attento, lento
sempre del tutto presente a me stesso sino nelle punte delle dita.
e qual’ è la cosa a cui devo restare fedele?
la durata ti apparirà nell’affetto per i vivi
-per uno di loro-
e nella consapevolezza di un legame
(anche soltanto illusorio)
e questa non è una cosa grande
particolare, non è insolita sovrumana non è guerra non è allunaggio non è una scoperta, un capolavoro del secolo, la conquista di una vetta un volo da kamikaze:
io la condivido con migliaia di persone, con il mio vicino e allo stesso tempo con gli abitanti ai margini del mondo,
dove grazie a questo fatto comune
si crea lo stesso centro del mondo
che è qui accanto a me.
Restando fedele a ciò che mi è caro e che è la cosa più importante
impedendo in tal maniera che si cancelli con gli anni
sentirò poi forse
del tutto inatteso
il brivido della durata
e ogni volta per gesti di poco conto
nel chiudere con cautela la porta
nello sbucciare con cura una mela
nel varcare con attenzione una soglia
nel chinarmi a raccogliere un filo.

Il canto della durata è una poesia d’amore.
....
da Peter Handke    -  Canto alla Durata
il 26 Marzo 2011

Francesco (utente non registrato)
http://www.youtube.com/watch?v=BWbwhZ7or-s
il 26 Marzo 2011

Anna Boncompagni
Cesare, il tio articolo è veramente interessante e ben scritto. Penso che l'antropologia ci possa restituire un'idea di dono piena di significato, nei suoi aspetti positivi e anche negativi (il potere, il debito, la vendetta), togliendo di mezzo fra l'altro la retorica del dono gratuito, una connotazione presa, secondo me, con il cristianesimo (penso alla grazia, che non a caso è etimologicamente connessa con grazie e gratis). Il dono genera reciprocità e legame ed è in virtù di questo che fa crescere le relazioni, sia in senso interpersonale che sociale. Il dono per sua natura eccede, e nel restituire reciprocamente il dono si restituisce anche un eccesso. Mano a mano che un rapporto cresce, cresce il margine di eccesso che i doni con-portano, in modo tale che lo scambio non viene mai annullato in un baratto (nel baratto gli oggetti hanno pari valore): c'è sempre un di più che cade da una parte o dall'altra, sempre qualcosa di positivamente sbilanciato.
il 26 Marzo 2011

Giovanni Villone (utente non registrato)
la tradzionale ripartizione dei ruoli preveniva alla radice l'insorgenza di tediosi contenziosi coniugali ... 
il 26 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=B8oji05mmP8
il 27 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=rNFD77NMpOU&feature=related
il 27 Marzo 2011

Cesare Del Frate
ciao anna, grazie del commento, sono pienamente d'accordo con te sul potenziale del dono e sulla necessità di superare la retorica della gratuità
il 28 Marzo 2011

Eli Mcbett
  si puó sempre fare cosí... :-/ (quando c'e l'amore!)

http://www.youtube.com/watch?v=UFh7V0CRvxo
il 29 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=pgn_aNCBXKw&NR=1
il 29 Marzo 2011

Patrizia Barbera
Ho evitato fino ad ora di leggerlo, questo articolo,...strana forma di difesa.
Mordersi a sangue e stupirsi dei morsi...debito reciproco negativo...ti ho dato tanto e tu che mi dai?A volte si cercano conferme con consapevole masochismo...
Ma se invece si coltiva l'idea del superiore totem-relazione, cosa accade quando non ci si ritrova più?Non sempre il "noi" è "Noi, insieme".Il dono pretende di essere rinnovato e reinventato sempre, l'abitudine appanna,sbiadisce i contorni delle migliori intenzioni,l'amore si confonde e non trova più il suo oggetto. Non ci sei più tu, non c'è l'altro, spariti nell'amore che ama l'amore.
 
il 10 Aprile 2011

Milly (utente non registrato)
grazie Eli è bellissima!!!
e sono completamente in accordo con Patrizia....
cosa succede al totem quando diventa feticcio?
amare l'amore.... amare l'altro.... amare se stessi....
o amare l'universo....
ho cominciato "con te e senza di te" Oshso (oscar mondadori)
per ora condivido appieno..... vediamo come va a finire....
amare tutti mi riesce dificile....
il 3 Maggio 2011

Cassandra00 (utente non registrato)
però... dai.... la scena in cui lei gli passa sopra con l'auto è MITICA!!!!!!!!!
e forse anche catartica.....
il 3 Maggio 2011

Eli Mcbett
Non  ho visto questo film famoso perché credo di non avere visto la maggior parte delle commedie americane perché non mi capita, anche se ho visto l'Onore dei Prizzi, che ho pensato per un po' essere la versione iniziale di questo film qui citato e ora capisco che non lo é...ma  immagino un po' di cosa si tratti.
Io comunque tutta questa storia dei matrimoni non la capisco e non la capiró mai.
Mi sembra una gran perdita di intelligenza da parte dele persone, uno spreco di soldi e di tempo... insomma, la verifica del fallimento di questo tipo di societá astratta. A me solo pensare quanti soldi la gente spende per celebrare un matrimonio fa raccapricciare. Mi sembra qualcosa di cosí arcaio, lontano, fuori totalmente dalla realtá in cui vivo. Specialmente lontano dalla mia economia frugale e rigorosa.
Mi ricordo una ragaza in un paese un giorno che scendeva giú dalla strada della rocca e le chiesi come stava, lei disse "bene, ci siamo appena sposati".
Era lí semplice come me e aveva messo la firma su un documento e basta.
Un mio amico anche che aveva convissuto per anni con una ragazza, si é sposato e lasciato nel giro di sei mesi.
Io odio matrimoni e funerali. Portano sfiga entrambi.
Purtroppo non ho esempi a disposizione che provino il contrario.
L'amore é uno zingaro e va. Non so neppure se mi va di parlarne ancora.
Chissa perché Francesco ha tanto a cuore questo soggetto, forse proprio per convincere coloro che invece hanno questa perversione del matrimonio... ma lui sara sposato e deluso? 
Io credo sia impossibile insistere: c'é chi é fatto per sposarsi, vivere in relazioni conflittuali e sentirsi eroico nella propria resistenza al dolore (folli), e chi non é fatto per sposarsi e dopo un po' di mesi di pugni in faccia e piatti rotti molla, sanamente molla e sa di poter vivere meglio senza quella condizione deprimente e deteriore che infossa, per incontrare altre persone e dialogare.
I figli... stanno meglio con genitori separati e sani che in un morboso ambiente familiare pieno di violenza o falsi sorrisi. Anzi, credo proprio che il matrimonio, come le droghe, nel caso incuriosiscano davvero, siano cose da provare in tarda etá solamente, affinché una bella vita sana sia stata vissuta senza intoppi, per dare senso al'esistenza. Poi ci sono quelli che anche da separati rompono.. e allora davvero, meglio non pensarci... chissá perché la societá é costruita su queste assurditá... davvero, sono una scampata a questo disastro e non penseró mai di aver sbagliato. Eppure ho un sacco di persone che amo e a cui voglio bene come individui che compongono la mia famiglia perché ci vogliamo bene, dovunque essi siano e chiunque essi amino a loro volta. Il matrimonio nasce quando la donna era una merce di scambio e veniva acquiestata da un uomo di cui diventava proprietá. Oggi che la donna sa di poter pensare, non funziona. Il matrimonio non é fatto per le donne , é
il 6 Maggio 2011

Eli Mcbett
una falsa comoditá per gli uomini, che gli si rivolta contro...
(ma io stavo a 498 parole peró, perché ha tagliato?)
il 6 Maggio 2011

Eli Mcbett
una falsa comoditá per gli uomini, che gli si rivolta contro...
(ma io stavo a 498 parole peró, perché ha tagliato?)
il 6 Maggio 2011

Milly (utente non registrato)
il matrimonio è sempre frutto della paura (......) nessuno potrà mai garantire che due persone saranno felici di stare insieme per sempre, perchè le persone cambiano (........) le persone che si erano innamorate non esistono più,sono scomparse (.........) come possono restare aggrappate ad una promessa fatta da qualcun altro: nessuno dei due individui attuali ha fatto una promessa simile! (........)  sono contro il matrimonio. E' il matrimonio che genera tutti i problemi. E' il matrimonio ad essere diventato qualcosa di abnorme, di disgustoso. Il matrimonio è l'istituzione più orribile al mondo, poichè costringe le persone ad essere false: con il tempo cambiano ma devono continuare a fingere di essre sempre le stesse.
"Osho"

aderisco completamente al pensiero di Osho ed anche a quanto detto da Eli, il matrimonio è un'istituzione che permette agli uomini di avere la proprietà della propria moglie.... oggi sempre più dificile!!!
infatti hanno ricominciato ad ucciderci....
in Italia ogni 2 giorni una donna viene uccisa da un componente maschio del proprio nucleo familiare (generalmente il marito o l'ex marito)
il 6 Maggio 2011

Milly (utente non registrato)
però Eli non puoi perderti  "la guerra dei Roses"!!!!
a parte il fatto che è un film spassosissimo, che non guasta, dipinge un ampio quadro di rapporti interpersonali.... meglio di qualsiasi trattato di sociologia!!!
ma soprattutto De Vito è riuscito a fare l'impossibile!!
ha fatto recitare l'attore più monoespressivo di Holliwood!!!
devi vederlo!!!

ti consiglio anche Osho, fa sempre piacere leggere quello che si pensa!!!
almeno fino a metà.... non l'ho ancora finito.... ma promette bene!!
il 6 Maggio 2011

Eli Mcbett
no 
vedi qua
http://www.youtube.com/watch?v=yJUBu13o4lc
non parlo la stessa lingua, io...
il 7 Maggio 2011

Eli Mcbett
ieri sera ho visto " Il Sapore del Te Verde sul Riso" di Ozu e si é resettato il conto. 
l'8 Maggio 2011

Eli Mcbett
avevo visto anche quest'altro qua che mi sembra piú vicino alla realtá, poco comico, ma in fondo da ció che vedo, non si diverte nessuno a litigare sui sentimenti e sulla propria delicatezza privata, siamo tutti nipoti della lupa...
http://www.youtube.com/watch?v=XeaRJxJcp7E
il 14 Maggio 2011

Mcbett (utente non registrato)
prima guarda questo
http://www.forgetmenotpanties.com

.....
e poi guarda questo
http://pantyraiders.org/forgetmenot.html
il 22 Maggio 2011

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