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Sì, naturalmente



di Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli

La tragedia nucleare di Fukushima in Giappone sta obbligando anche i più convinti nuclearisti del calibro di Carlo Rubbia a riflettere. Un ripensamento che, purtroppo, nasce da una tragedia. Se non ci fosse stato il disastro nucleare giapponese, il nostro paese non avrebbe forse accettato il rilancio del nucleare proposto dal governo Berlusconi? Ma quand'è che noi italiani ci accorgeremo che sono i potentati economico- finanziari a decidere e non i politici?

Il "no" al nucleare civile nasce da precise ragioni maturate in questo trentennio.La prima ragione è proprio quella derivante da "incidenti" agli impianti nucleari (avarie, terremoti, tsunami, o per attacchi terroristici). Dal primo incidente nucleare avvenuto proprio negli Usa a Three Mile Island (Pennsylvania) nel 1979, alla tragedia di Chernobyl (1986) fino al disastro nucleare di Fukushima (2011). Solo ora conosciamo quanto sia stato devastante Chernobyl per la salute di centinaia di migliaia di persone. Un rapporto dei Verdi a Bruxelles asserisce che sono morti per cancro da trenta a sessantamila persone. Solo fra qualche anno, sapremo il disastro provocato dall'incidente nucleare di Fukushima: quello che vi è avvenuto è talmente devastante da far riflettere l'intera umanità.

Appare quindi chiaro che il problema fondamentale è la sicurezza dei reattori atomici. È chiaro che i nuovi modelli di "terza e di quarta generazione" sono più sicuri di quelli degli anni '60 e '70. Ma quanto sicuri sono anche questi? «Nessun reattore al mondo è completamente sicuro - dice l'esperto americano Jim Rice - e l'errore umano è sempre possibile». Come si può pensare di piazzare reattori atomici in terra italiana così sismica?

E non solo: c'è il problema del costo che rende proibitivo il nucleare .Gli Usa in questi 40 anni hanno costruito 103 impianti atomici spendendo somme astronomiche : si tratta di oltre 700 miliardi di dollari! Quasi 100 miliardi di dollari sborsati dal governo federale. E tutto questo per produrre solo il 10% dell'energia necessaria agli Usa. I costi per il nucleare italiano sono altrettanto incredibili: il governo Berlusconi ha deciso di costruire 4 centrali sul modello Epr francese, che costeranno circa 7 miliardi di euro ognuno: si tratta di ben 28 miliardi di euro.

Ma oltre ai rischi e ai costi, c'è l'irrisolto problema delle scorie nucleari che rimangono radioattive fino a 200.000 anni. Negli Usa, le scorie sono accatastate attorno ai siti nucleari. Il tentativo di seppellirle a Yucca Montain, nel Nevada, costato 16 miliardi di dollari, è fallito sia per ragioni politiche che geologiche. È questo il problema non risolto del nucleare civile. «In Italia il problema delle scorie nucleari ci costa 400 milioni di euro l'anno», afferma il fisico Angelo Baracca.
Altra importante ragione è lo stretto legame che c'è tra il nucleare civile e quello militare (ecco perché gli Usa si oppongono al nucleare civile in Iran!).

Tre obiezioni
A tutto questo dobbiamo aggiungere altre tre grosse obiezioni all'energia nucleare: la scarsità di uranio, le enormi quantità di acqua necessaria al funzionamento del reattore e la produzione di anidride carbonica da queste centrali.

Sappiamo che le risorse di uranio sono molto limitate. Alla velocità con cui lo estraiamo dalla terra ne avremmo per una trentina di anni (senza parlare poi di quanto sia pericolosa l'estrazione dell'uranio per la salute dei minatori!). Altrettanto importante è l'enorme quantità di acqua necessaria per produrre l'energia nucleare! Questo in un momento in cui, proprio per il surriscaldamento del pianeta, avremo sempre meno acqua a disposizione. Spiega il fisico G. Ferrari: «Lasciando da parte il processo di fissione che avviene nel nocciolo dei reattori che è a emissione zero, tutte le altre fasi del ciclo nucleare, l'estrazione dei residui e lo smantellamento delle centrali producono CO2 (anidride carbonica) e gas serra in abbondanza». E quindi appare chiaro che l'energia nucleare non è una soluzione per i cambiamenti climatici, come continuano a sostenere i pro-nuclearisti, ma è invece «una cinica scommessa da parte dell'industria nucleare globale per salvare se stessa», afferma Irene Kock del Nuclear Awareness Project.

La conclusione di tutto questo la fa proprio il fisico Baracca: «La critica più radicale che prima di ogni altro, muovo ai programmi di rilancio del nucleare, è alimentare ancora l'illusione che sia possibile continuare a consumare così tanta energia e continuare a crescere. Il pianeta non sarà in grado di reggere ritmi di crescita e di consumo di questo genere, anche se riusciamo ad arrestare tutte le emissioni di CO2». Dobbiamo rivedere il nostro stile di vita e ridurre i nostri consumi energetici. Cambiare modello di sviluppo non è più un optional, ma una necessità. Diventa quindi fondamentale il risparmio energetico. E poi dobbiamo puntare sulle fonti rinnovabili (sole, vento, mare) gestite non dalle multinazionali, ma dalle comunità locali, dai comuni, dalle province... È incredibile che il 3 marzo 2011 il governo Berlusconi abbia tagliato gli incentivi alle rinnovabili! È fondamentale il decentramento in questo campo. È questa la strada per recuperare la vera democrazia.

Ci auguriamo che il referendum sul nucleare apra la possibilità di un dibattito serio anche su questo problema fondamentale dell'energia. Senza farci trarre in inganno dalla decisione del governo Berlusconi che chiede «un'opportuna moratoria di almeno un anno così da pervenire a decisioni ponderate e serene e non condizionate dall'emotività del momento». Opposta l'indicazione della cancelliera tedesca Angela Merkel: «Prima ne usciamo dal nucleare e meglio sarà!».

Anche in campo ecclesiale italiano non si è ancora riflettuto seriamente sugli aspetti etici e morali del problema. Prendiamo esempio dalla conferenza episcopale tedesca che per bocca del suo presidente Robert Zollitscsh, ha dichiarato: «L'energia atomica non è l'energia del futuro»

Tutti a votare il 12-13 giugno: 2 "sì" contro la privatizzazione dell'acqua e 1 "sì" contro l'energia nucleare. (www.nigrizia.it)


Parole chiave: nucleare energia

COMMENTI

Sono presenti 7 commenti per questo articolo

Lisa Roversi
Certo, naturalmente!
il 15 Aprile 2011

Marcello Ballerini (utente non registrato)
per far comprendere meglio ai politici assetati di potere, che da questo poverini vengono accecati e plagiati, e quindi comprensibilmente  non sempre in grado di valutare razionalmente, come in questo caso un: si, naturalmente, a loro diciamo in parole più leggibili attraverso i paraocchi: se ti metti una belva feroce in casa, prima o poi ti morde!.. e detta belva mangia tanto!
il 15 Aprile 2011

Giovanni Villone (utente non registrato)
rischi difficilmente prevenibili, non prevedibili nelle loro dimensioni e comunque potenzialmente apocalittici, elevatissimo impatto ambientale, costi ingentissimi, benefici marginali. Qualsiasi uomo di buon senso non può che sostenere con forza l'opzione contraria al nucleare ... 
il 15 Aprile 2011

Gianmarco Tavazzani
Trovo disgustoso prendere in considerazione una qualsiasi opinione espressa da una religione, in questo caso poi…
Prender per buona o autorevole una frase buttata là senza uno straccio di argomento darebbe adito a considerar men che oscene altre uscite come il divieto di usar preservativi in Africa o altre scelleratezze odiose a qualsiasi Cristo, quali le 14.500 sentenze al rogo firmate di persona da Torquemada, della Compagnia di Gesù! Povero Gesù, cosa non sè compiuto in nome suo!
il 20 Aprile 2011

Gianmarco Tavazzani
Come ingegnere nucleare ed energetico 'darei dei numeri': risparmiare A PARI BENESSERE, cifre alla mano, costa SUBITO 3 volte meno che soddisfare le esigienze di spreco), tanto per concludere la MANCANZA di numeri (i costi di 'decommissioning' (smantellamento e ritorno allo status quo ante), non son mai dati e sarebbero comunque per necessità sottovalutati, essendo aperta verso l'infinito la valutazione dei costi 'marginali' dell'ELIMINAZIONE delle scorie!
il 20 Aprile 2011

Gianmarco Tavazzani
Investendo queste cifre in ISTRUZIONE e quindi in ricerca universitaria, si otterrebbe un'accelerazione necessaria a far 'scollinare' oltre il 50% il rendimento fotovoltaico (senza 'concentratori', mi perdonerà Carlo Rubbia che insiste pel 'termodinamico' e quindi per le grandi centrali)
Ha ragione Baracca: dobbiamo pensare in piccolo, distribuito, connesso in rete, anche un eolico da tetti (economicissimi assi verticali 'Darreius) ed usi diretti, senza sempre voler passare per l'elettricità
il 20 Aprile 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=qqQ0IqHrzII&feature=share
il 21 Giugno 2011

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