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Siate novorealisti



di Michele Marsonet

Illustrazione di Emiliano Pozzi

Illustrazione di Emiliano Pozzi

Fatta questa doverosa premessa, mi preme però notare che, almeno per quanto mi riguarda, alcune perplessità restano. Non mi disturba l’esposizione mediatica né il rischio, inevitabile, di semplificare argomentazioni intrinsecamente complesse. Mi chiedo, piuttosto, in quale senso e per quale motivo il nuovo realismo si autodefinisca “nuovo”.
 
Nel volume antologico dianzi citato si afferma che il nuovo realismo tenta di “conservare le istanze emancipative” dell’antirealismo evitandone gli effetti indesiderati. Occorre insomma piantarla con la storia che tutta la realtà è costruita socialmente e che la verità è di per sé un male. Bisogna finalmente abbandonare l’aforisma di Nietzsche secondo cui “non ci sono fatti ma solo interpretazioni”, assai esaltato da autori postmoderni come Richard Rorty e Gianni Vattimo.

Si noti inoltre che secondo alcuni dei nuovi realisti – in particolare Ferraris – l’antirealismo postmoderno, avendo abbandonato oggettività, verità e realtà, sarebbe addirittura la causa del populismo di Berlusconi e del dominio del reality televisivo a scapito della realtà concreta. Tesi ardua da sostenere e che alcuni hanno definito “bizzarra”. Difficile, penso, rivolgere critiche simili a un antiberlusconiano di ferro come Gianni Vattimo, caposcuola italiano del postmoderno.
 
Che ci sia una realtà indipendente dagli esseri umani e che non ha bisogno del nostro contributo per esistere non è certo una tesi nuova. Né risulta nuovo ammettere che si può parlare di “realtà costruita” soltanto nell’ambito del mondo linguistico e sociale (basta leggere Max Weber).
Perché, inoltre, intitolare il volume “Bentornata realtà”? Quest’ultima non se n’è mai andata, e salutare il suo ritorno appare pertanto un po’ strano. Il vero problema è che il nostro accesso alla realtà è sempre parziale. Si può certamente esaltare il “realismo del senso comune”, ma senza scordare che senso comune e scienza – come notava Wilfrid Sellars – producono immagini del mondo così diverse da apparire talvolta incompatibili.
 
Va bene essere realisti, rammentando tuttavia che il rapporto degli esseri umani con la realtà è sempre filtrato da un particolare apparato percettivo e sensoriale, e quest’ultimo a sua volta produce gli schemi concettuali che applichiamo al mondo. Dal momento che l’apparato sensoriale è limitato, lo è pure il nostro accesso alla realtà. Possiamo accedere a certi comparti del reale e non ad altri che non risultano disponibili alle capacità cognitive degli esseri umani.
 
Viva il realismo, dunque, ma tenendo conto dei limiti che ci impediscono di adottarne una versione troppo forte. E in tutto questo non trovo alcunché di “nuovo”. Sono tesi reperibili costantemente nell’intero arco della filosofia occidentale.

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Parole chiave: muovo realismo maurizio ferraris mario de caro gianni vattimo richard rorty

COMMENTI

Sono presenti 3 commenti per questo articolo

Umberto Simoncelli
Ostacolare l'accesso alla filosofia ai non filosofi é un ovvio paradosso, ameno che non si voglia intendere ai filosofi professionisti, ma allora si ricade nella solita vecchia banale storia. Perché porre in antitesi realismo e antirealismo ? Mi pare possano essere complementari . Io amo lo snobbato Karl Popper ma , curiosamente, la definizione di realtà che ho fatto mia é quella di un maestro indiscusso della fantascienza, Phlip DicK, che recita: " la realtà é quel che rimane dopo che hai smesso di crederci".
il 10 Febbraio 2013

Claudio Tricoli
cioì che bello che bello che bello
il 18 Maggio 2013

Claudio Tricoli
io credo che le persone non si avvicinano ai libri di filosofia perchè hanno già tante cose che li annoiano.
nonstante tutto mi illudo che ancora ci sia qualcuno che crede che pensare serva a qualcosa di pratico. mi è capitato fra le mani, dpo anni ci colpevole assenza, La filosofia dopo la filosofia, di Richard Rorty, solo la prefazione. (circa il rimbambinmento della tv se ne era già accorto karl popper, ora è solo diventato un consapevole crudele strumento (mai io ho ancora il vizio dell'autoevidenza....)

il 18 Maggio 2013

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