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Speculazione edilizia e nucleare



Di Flavio Gori

Il disastro di Fukushima fra i tanti problemi che ha creato ha forse avuto il merito di rimettere al centro della discussione alcune questioni che vanno dalla pericolosità del nucleare, alla messa in dubbio della sua economicità.
La questione economica deve essere ben valutata da tutti, inclusi gli imprenditori anche se pare siano una delle poche categorie ad avere le idee molto chiare in proposito, tanto che mai hanno investito su una centrale nucleare, lasciando sempre allo Stato l’onere finanziario connesso con la costruzione e lo smantellamento dei siti.
 
Settant'anni il periodo in cui l’uranio - elemento basilare per il funzionamento di una centrale nucleare - sarà ancora disponibile, fermo restando i ritmi di sfruttamento attuali. Una stima su cui concordano molti degli esperti mondiali. 
Sappiamo, da esperienze in altri Paesi occidentali, che il tempo medio per costruire una centrale è di circa 10/13 anni, il che include l’ottenimento delle varie licenze, il che riduce a meno di 60 anni il periodo di effettivo sfruttamento dell’uranio, ovvero poco più del tempo di vita di una centrale ma molto meno della successiva generazione che a quel punto non sarebbe economicamente conveniente costruire.
Può bastare una sola generazione di centrali a ripagarsi delle spese sostenute?
 
Dall’ENEA (Ente nazionale energia nucleare) sappiamo che i costi per la costruzione oscillano intorno ai 4.0-4.5 miliardi di euro, mentre dall’inglese NDA (National decommissioning authority) apprendiamo che i costi per la dismissione di una centrale nucleare sono stimati in circa 5.150 miliardi di euro, ovvero più alti che la costruzione.
Se però teniamo presente che secondo il suddetto ente britannico, i tempi necessari allo smantellamento sono stimati intorno ai 50 anni si capisce come le previsioni su tali costi siano quanto di più aleatorio si possa ipotizzare.
Pur tuttavia tra costruzione e smantellamento saremmo almeno a 10.000 miliardi di euro a cui vanno aggiunti gli onerosi costi di manutenzione, ma i 10.000 miliardi di euro sono già una cifra molto alta tanto da far pensare che il vero business potrebbe essere non tanto l’energia elettrica prodotta ma la costruzione e ancor più lo smantellamento delle centrali.
Ma come si diceva, i lunghi tempi necessari sono un ulteriore rischio di aumento dei costi, specie in Italia dove le spese hanno una cronica tendenza all’aumento pur in presenza di lavori assai più brevi, meno rischiosi e non altrettanto avanzati tecnologicamente.
 
La stessa IEA (Agenzia internazionale per l’energia) nel suo Outlook 2010-2035 pur ritenendo che la maggiore richiesta di energia per il periodo in esame sarà quella elettrica non lascia molto spazio alla produzione per via nucleare se non grazie all’allungamento della vita da parte di alcune centrali, mentre non concede possibilità alla costruzione di nuove centrali nei paesi più economicamente sviluppati ovvero coloro che fanno parte della IEA. Ricordiamo che dopo Fukushima la Cina (che non fa parte dell’Agenzia Internazionale) ha sospeso tutti i progetti sul nucleare. E’ interessante notare che la IEA ha già una divisione di studio sulle energie rinnovabili e verdi, tra le quali cita spesso il solare ma non il nucleare.
 
Pare insomma che questo risveglio nucleare non interessi molti Paesi nel mondo probabilmente perché se consideriamo le spese necessarie alla costruzione, i tempi di concreto sfruttamento dell’uranio, i costi e i tempi dello smantellamento, potrebbe  non esistere una logica economica che supporti questo tipo di investimento.
Senza parlare dei rischi – e i relativi costi per la comunità mondiale –connessi con l’attività delle centrali e ancor più con le scorie che esse rilasciano e che restano ad alto rischio per circa 20.000 anni.
Si può pensare di usare questo tipo di energia con tutto quanto di negativo comporta per il presente e il futuro del pianeta? Sicuramente no. Ma sarebbe necessario investire gli stessi capitali per studiare le energie rinnovabili. E l’Italia ha tutte le capacità per porsi  all’avanguardia nel settore più importante e strategico che si conosca.
E già nel 1987 i cittadini dettero indicazioni chiare con il referendum che bandì il nucleare dalla penisola. Ma quello non era solo un no ad una energia costosa in termini di economia, di ambiente e salute umana, ma essenzialmente un’indicazione per la direzione da prendere in fatto di ricerca scientifica sullo studio delle energie alternative. Una volontà ignorata da tutti i governi che si sono alternati negli ultimi ventiquattro anni.

Parole chiave: energia nucleare

COMMENTI

Sono presenti 4 commenti per questo articolo

Roberto Mori (utente non registrato)
Ho sempre pensato che l'insistenza del governo sulla costruzione di centrali nucleari fosse un altro modo per monetizzare, per trasformare i soldi pubblici in soldi privati. Un modo come un altro fare gli imprendiitori con il nostro soldo.

padrone della   Rocksoil  società di geoingegneria specializzata nella realizzazione di tunnel e gallerie che si è arricchito con i vari trafori per l'alta velocità...

ecco alcune informazioni sul personaggio in questione da Wikipedia:

Il 19 giugno 2010 si apprende che Pietro Lunardi è indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti G8 per corruzione e in seguito viene inserito nel registro degli indagati insieme all'Arcivescovo di Napoli ed ex Prefetto di Propaganda Fide Crescenzio Sepe. Secondo i magistrati perugini, l'ex ministro avrebbe acquistato tramite Angelo Balducci da Propaganda Fide, quando questa era presieduta da Sepe, un palazzo in Via dei Prefetti a Roma per 4.160.000 €, prezzo ritenuto inferiore a quello di mercato (8 milioni di €); Lunardi ha giustificato tale prezzo a causa della fatiscenza del palazzo.[22] Secondo l'accusa, Lunardi avrebbe in cambio fornito a Propaganda Fide 2,5 milioni di € di finanziamento per la costruzione di un museo dell'istituzione in piazza di Spagna[23] Dopo l'autorizzazione del Tribunale dei Ministri, la Camera dei Deputati ha ricevuto gli atti giudiziari per chiedere l'autorizzazione a procedere sull'ex ministro[24], ma nell'ottobre 2010 ha negato la sua autorizzazione a procedere

Luardi è stato oggetto di critiche a causa di una sua frase sulla mafia nell'agosto del 2001:   «con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole»     Immaginate cosa potrebbe accadere se uno come Lunardi entrasse negli affari delle costruzioni di centrali nucleari, con chi collaborerebbe?


il 29 Aprile 2011

Flavio (utente non registrato)
un'aggiunta: considerando il rischio collegato alla vita di una centrale nucleare, che tipo di polizza assicurativa potrebbe essere stipulata per coprirne i danni possibili? quanto costerebbe e quali caratteristiche dovrebbe avere una compagnia assicurativa per assumersene l'onere?
chi avrebbe l'incarico di ispezionare tale polizza da parte della popolazione a rischio? dal momento che per popolazione a rischio si potrebbe prefigurare l'intero numero degli abitanti il pianeta, la questione assume una non banale rilevanza. anzi, in casi estremi è l'intero pianeta che potrebbe andarci di mezzo.

il che conduce alle seguenti domande:
è assicurabile un rischio simile?
se non lo è, è possibile rilasciare il permesso di costruzione?
il 9 Maggio 2011

Flavio (utente non registrato)
il foglio di oggi viene riportato quasi interamente l'intervento del 19/4 di giulio tremonti al parlamento europeo.  il ministro italiano dell'economia scrive: "non c'è ancora, pare, un preciso e corretto calcolo economico dei costi benefici del nucleare, del suo impatto sul PIL dei singoli stati calcolato al netto dei costi e rischi attuali e soprattutto futuri. non c'è un convincente calcolo del suo reale e necessario costo assicurativo. Questo è certo il momento per ripensare la questione della sicurezza-responsabilità comune europea. Ma potrebbe e/o dovrebbe essere questa anche e soprattutto una chance storica per l'europa per investire in energie alternative, basando tra l'altro i necessari investimenti su emissioni di eurobond e orientandoli nell'area mediterraneo-nord africa."

sembra quindi che tremonti sia d'accordo con il senso di questo articolo.
l'11 Maggio 2011

Eli Mcbett
Mi sa che Tremonti non ha ancora visto l'assegno intestato a lui che si trova sotto al plico in una busta bianca.... altrimenti non direbbe cosí.
l'11 Maggio 2011

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