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È tutto sotto controllo



Foto Jiji Press/Afp/Getty images

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Non si sa dove finisce la terra e dove inizia l’oceano. Come se si fossero scambiati i luoghi. Come se il Giappone avesse avuto un cedimento, come se fosse sprofondato in un abisso marino. Nonostante l’oceano si sia ritirato sembra di guardare con una maschera subacquea un paesaggio sottomarino. Il Giappone è molto lontano per geografia, cultura, tradizioni. La popolazione è molto composta, immobile, rispettosa degli eventi.

Per gli occidentali, per gli italiani che affrontano in maniera caotica anche la più piccola emergenza, tutto quello che avviene lì, dall’altra parte del mondo sembra filtrato da uno scafandro che insordisce: uno strano documentario su Atlantide, la città sommersa. Appare il primo ministro giapponese Naoto Kan nella conferenza stampa tenuta in tuta da lavoro, che consiglia chi vive a 20-30 chilometri dalla centrale di non uscire di casa. I giapponesi fin dalla tenera età sono stati educati alla calma perché il Giappone non è una terra come un’altra, è esposta a tutti i cataclismi possibili. Calma quindi, i bambini sanno che non ci si deve agitare. Così gli adulti. Bisogna essere equilibrati e aspettare in fila per ore, senza saltarla, anche per farsi dare un pacchetto di cracker e una bottiglietta d’acqua.

Tolto lo scafandro dell’informazione che ammette e ritratta, grida e attutisce, razionalizzata la compostezza di quel popolo, la realtà dei fatti è che il Giappone è una barca in una furiosa tempesta. Un’isola trasformata in un piccolo e sgangherato vascello alla deriva, in balia di forze oscure, che prova a sottrarsi da Scilla per essere spinta inesorabilmente verso Cariddi, e via così, in questo cerchio che si ripete.

Preoccupazioni in queste ore per i reattori delle centrali giapponesi. L’ipotesi della Nuclear regulatory commission, l’organo che regola il settore dell’energia atomica negli Usa, è che la situazione può subire un tracollo totale dopo i primi crolli parziali dei reattori avvenuti con le esplosioni delle ore scorse. Le parole usate negli Stati Uniti non sono buone.

Nel sito nucleare di Three Mile Island, nel 1979 – per azzardare un piccolo confronto – c’è stata una limitata fusione  del nocciolo. In quel frangente però il contenitore, la camera che protegge il reattore, costruita di cemento e acciaio, secondo la NRC non fu intaccata, rimase integra, quindi non avvenne una pesante contaminazione esterna. Ma nessuno può sapere cosa è accaduto nelle fondamenta di quel sito. Però la silenziosa propagazione di cancro degli ultimi anni negli Stati Uniti viene data come un effetto della modernità.

L’incidente avvenuto a Chernobyl nel 1986, dicono sempre al NRC, provocò la rottura proprio del contenitore del reattore con la successiva dispersione di particelle radioattive. C’è da dire che la tecnologia usata per i reattori russi è diversa da quella impiegata da americani e giapponesi. E di informazioni attendibili a riguardo scarseggiano. Esistono evidenze reali però, dal disastro di Chernobyl in poi solo le malattie tumorali e le morti danno un indice evidente e attendibile della gravità dell’accaduto.

In Europa i governi che hanno scelto la strada nucleare per produrre energia sono preoccupati. Sono in corso decisioni che potrebbero portare ad una sospensione temporanea dell’attività di alcuni siti a rischio incidenti.

E il pensiero corre ad un’altra Atlantide lontana, la Cina. A novembre scorso c’è stata una pesante sentenza contro Kang Rixin, un anonimo funzionario di Partito, ergastolo. La durezza del tribunale di Pechino è dettata dall’accusa di aver accettato tangenti e per aver fatto arricchire alcune persone. Niente di eccezionale, si dirà, tranne per un piccolo particolare. Il signor Rixin era, all’epoca in cui sono stati commessi i crimini, il capo del programma dell’energia nucleare cinese. E la Cina ha il programma di espansione nucleare più grande della terra per far fronte alla forte richiesta interna di energia. La domanda è ovvia, quanto sono e saranno sicure quelle centrali nucleari costruite a suon di tangenti?
E il pensiero corre subito ad un'altra città sommersa, l’Italia.
© Riproduzione riservata


Parole chiave: nucleare terremoto

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Giacomo Galletti (utente non registrato)
La dura corsa per la conquista dei Darwin Awards...
il 15 Marzo 2011

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