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Verità e comunità. E Tav



di Matteo Santarelli

Ma la politica, come noto, è fatta anche di slogan. Uno di questi recitava: “ No alla Tav. I beni comuni alla comunità”. In modo sintomatico, questo slogan mostra come un certo tipo di sacrosanta protesta territoriale rischi di scivolare in un comunitarismo poco convincente e molto pericoloso.  Se linea d’ argomentazione è: “La comunità è contro l’opera  x ; la verità che la comunità dice su se stessa è per definizione indiscutibile; dunque l’opera  x non va fatta”, si da per scontata una premessa non trascurabile. Una premessa che definisce la comunità come un’entità compatta, inscalfibile, che intrattiene un rapporto di verità immediato con se stessa. Nella storia moderna e contemporanea, le esigenze cosiddette universalistiche dello Stato e del mercato si sono spesso imposte con la violenza ed il terrore sulle esigenze comunitarie delle minoranze. Gli indios sono stati sterminati, perché la Spagna aveva bisogno di colonie; gli indiani d’America, confinati nelle riserve perché il capitale doveva mettere a regime le loro terre. Questi infami  episodi hanno certo contribuito a far nascere una sensibilità verso le esigenze delle minoranze, e verso il loro elementare diritto alla sopravvivenza. Accanto a questo sentire, si è sviluppata in parallelo una corrente di pensiero volta a legittimare filosoficamente e politicamente il diritto delle comunità alla loro autodeterminazione. Il comunitarismo, questa corrente di pensiero che ha i suoi esponenti più maturi in Charles Taylor e Alasdair MacIntyre, antepone generalmente alla libertà dell’individuo la sopravvivenza del suo gruppo di appartenenza, considerando la prima una variabile dipendente della seconda; e di conseguenza, propende per una difesa ad oltranza delle esigenze comunitarie laddove l’azione  dello Stato o del mercato assuma i contorni di una minaccia di estinzione culturale, o peggio reale.
Il comunitarismo ha molte ragioni, ed un grande torto. Nel suo nome, come nota Seyla Benhabib, si è salvaguardata talvolta l’integrità culturale di una minoranza al prezzo di giustificare, o lasciare impuniti crimini efferati ed infami. L’esempio della violenza sulle donne è in questo senso emblematico. Molti giudici occidentali hanno infatti assolto uomini colpevoli di stupro o omicidio, poiché tali crimini erano giudicati leciti nel loro codice culturale d’appartenenza in quanto reazioni giustificate a comportamenti femminili oltraggiosi. Ora, decisioni controverse come queste non vengono dal nulla. Piuttosto, esse sono la conseguenza di un pericoloso assunto, spesso implicitamente o inconsciamente condiviso dai comunitaristi.
Si può ammettere senza difficoltà che l’individuo moderno rappresenti una mera astrazione, se pensato fuori dalle relazioni sociali ed affettive che lo costituiscono sin dalla sua nascita, e forse anche prima.

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Parole chiave: verità comunità tav

COMMENTI

Sono presenti 2 commenti per questo articolo

Fausto (utente non registrato)
come diceva il buon Ludwig : non esiste linguaggio privato. Così, anche in tempi di "capitalismo selvaggio" di una cosa possiamo essere certi: non esiste proprietà privata della verità...:)
il 4 Agosto 2011

Caterina (utente non registrato)
Sono originaria della Valle di Susa e vi posso assicurare che sbagliate di gran lunga a dire che la quasi totalità della popolazione è contraria alla costruzione della linea ad Alta Capacità (non è un'Alta Velocità, che è cosa ben diversa, come continuano a dire abusivamente i no Tav).
Tutti i comuni dell'alta Valle si sono pronunciati a favore attraverso la loro Comunità Montana.
La consultazione dei comuni della bassa Valle va avanti almeno dal 2006, cioè da quando il governo Prodi ha preso in mano la questione e ha designato un Osservatorio per discutere le obiezioni che si avanzavano. Da allora il progetto è stato radicalmente cambiato, sono state tenute in conto le esigenze di molti, è stato valutato l'impatto ambientale, ecc. L'unica cosa che non si può cambiare è la costruzione del tunnel di base, cioè del percorso che permetterà di riconvertire il trasporto su gomma in ferroviario e di razionalizzare i consumi, nonchè di ottenere quei vantaggi ecologici che la Valle aspetta trovandosi attraversata da un'autostrada su cui si riversa tutto il traffico pesante.
Circa la volontà dei valsusini, le amministrazioni della bassa Valle non hanno mai acconsentito a che si attuasse un referendum consultivo. Il che la dice lunga sulla compattezza della contrarietà all'opera.
il 26 Agosto 2011

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