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Visioni misteriose



Di Oliver Sacks

Foto di Mladen Djordjevic

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Una brillante lezione di Oliver Sacks con una breve intervista finale fatta da Chris Anderson

Vediamo con gli occhi. Ma vediamo anche con il cervello. Il vedere con il cervello si chiama spesso immaginazione. E abbiamo familiarità con i paesaggi della nostra immaginazione, i nostri ‘paesaggi interiori’. Ci abbiamo convissuto per tutta la vita. Ma esistono anche le allucinazioni. E le allucinazioni sono completamente diverse: non sembrano essere una nostra creazione. Non sembrano sottostare al nostro controllo. Sembrano venire dall'esterno, e [sembrano] imitare la percezione.
                                                                
Così parlerò delle allucinazioni. E di un particolare tipo di allucinazione visiva che vedo tra i miei pazienti. Alcuni mesi fa ho ricevuto una telefonata da una casa di cura per anziani in cui lavoro. Mi hanno detto che una delle ospiti, un'anziana signora ultra novantenne, vedeva delle cose. E si chiedevano se avesse perso qualche rotella. O, dato che era una signora anziana, se avesse avuto un ictus, o se soffrisse di Alzheimer.
 
Così mi hanno chiesto se potevo andare a visitare Rosalie, l'anziana signora. Sono andato a trovarla. Era immediatamente evidente che era perfettamente sana, lucida e con una buona intelligenza. Ma era molto allarmata, e molto sconcertata, perché vedeva delle cose. E mi disse – le infermiere non mi avevano menzionato questa cosa – che era cieca, che era completamente cieca, a causa della degenerazione maculare, da cinque anni. Ma ora, negli ultimi giorni, stava vedendo delle cose.
 
Così le chiesi: "Che tipo di cose?" E lei mi disse: "Persone con vestiti orientali, con drappi, che salgono e scendono le scale. Un uomo che si volta verso di me e sorride. Ma ha dei denti enormi in un lato della bocca. Anche animali. Vedo un edificio bianco. Sta nevicando, una neve soffice. Vedo questo cavallo, con i finimenti, che trascina via la neve. Poi, una notte, la scena cambia. Vedo gatti e cani che vengono verso di me. Arrivano fino ad un certo punto e poi si fermano. Poi cambia ancora. Vedo tanti bambini. Stanno salendo e scendendo le scale. Indossano [vestiti] di colori sgargianti, rosa e blu, come i vestiti orientali."
 
A volte, mi disse, prima che la gente entri può avere un'allucinazione di quadrati rosa e blu sul pavimento, che sembrano salire fino al soffitto. Dissi: "È come un sogno?" E lei mi disse: "No, non è come un sogno, è come un film." Disse: "C'è il colore. C'è il movimento. Ma è completamente silenzioso, come un film muto." E mi disse che era un film piuttosto noioso. Mi disse: "Tutte queste persone con vestiti orientali, che vanno su e giù: molto ripetitivo, molto limitato."
 
La signora ha senso dell'umorismo. Sapeva che era un'allucinazione. Ma era spaventata. Aveva vissuto per 95 anni e non aveva mai avuto allucinazioni prima. Disse che le allucinazioni non erano legate a niente di ciò che stava pensando o sentendo o facendo. Che sembrava che venissero da sole, o scomparissero [da sole]. Non le controllava. Disse che non riconosceva nessuna delle persone o dei luoghi che vedeva nelle allucinazioni. E che nessuna delle persone o degli animali, bene, sembravano tutti incuranti di lei. E non sapeva cosa stesse succedendo. Si chiedeva se stesse diventando matta, o perdendo la testa.
 
Bene, l'ho visitata accuratamente. Era un'anziana signora brillante. Perfettamente sana. Non aveva problemi di salute. Non stava assumendo nessuna medicina che potesse causare allucinazioni. Ma era cieca. E allora le dissi: "Penso di sapere che cos'ha." Dissi: "C'è una forma speciale di allucinazione visiva che può accompagnare il deterioramento della vista, o la cecità." "È stata originariamente descritta," dissi, "nel Diciottesimo secolo, da un uomo chiamato Charles Bonnet. Lei ha la sindrome di Charles Bonnet. Non c'è niente che non va nel suo cervello. Non c'è niente che non va nella sua mente. Lei ha la sindrome di Charles Bonnet."
 
Era molto sollevata, di non avere niente di serio, e anche molto curiosa. Chiese: "Chi è questo Charles Bonnet?" Disse: "L'aveva anche lui?" E disse: "Dica a tutte le infermiere che ho la sindrome di Charles Bonnet. Non sono pazza, non sono demente. Ho la sindrome di Charles Bonnet." Così lo dissi alle infermiere.
 
Ora, questa per me è una situazione comune. Lavoro per lo più in ospizi. Vedo molte persone anziane che sono audiolese o videolese. Circa il 10 per cento delle persone audiolese hanno allucinazioni musicali. E circa il 10 per cento delle persone videolese ha allucinazioni visive. Non è necessario essere completamente ciechi, è sufficiente avere la vista compromessa.

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COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Pio Antonio Caso
E così, caro Francesco, come nel racconto di Jerome K. Jerome con "il ginocchio della lavandaia", anch'io mi sono riconosciuto affetto dalla patologia. In altra occasione ti raccontai, con la segreta fiducia di non essere preso per pazzo, della musica soave che ascoltai da ragazzo, mentre ero accucciato sotto la prora di una grossa barca, nello Stretto di Messina, che pescava le aguglie.
E potrei ancora raccontare di quando conobbi mia moglie, che sentii una voce dirmi quel che preferisco tenere privato. Oppure delle visioni che dopo le morti di quasi tutti i miei parenti (si sà che la morte prende i migliori, i fetenti quelli preferisce conservarceli), vennero a tenermi compagnia tra realtà e....ma dopo aver letto e riletto e pure ascoltato in lingua originale e pure con la sottotitolazione italiana Oliver ...come oso presuntuosamente parlare di realtà?
Dimenticavo: io sono affetto da ipoacusia bilaterale. Cioè, sono sordastro. Dall'età di vent'anni uso una protesi acustica.
Potrebbe essere una spiegazione, ma non è questo che mi interessa.
Allucinazioni visive ed auditive e penso a Padre Pio, ma anche a Carlos Castaneda. Penso agli spinelli, alla buona erba e all'olio libanese. Penso alle visioni di una realtà aumentata dal digiuno, dalla meditazione, dalla Fede (beato chi ce l'ha). Penso anche a quel film con Jhon Travolta, dove il personaggio da lui interpretato, affetto da un mortale tumore al cervello, "vedeva" luci da un altro mondo che gli fornivano un'intelligenza superiore. Penso a chi in punto di morte "vede" altri trapassati preparare la festa di benvenuto. 
Insomma è un fatto acclarato che si usa solo una piccola porzione di cervello. E questo nemmeno tutti gli uomini. 
il 21 Ottobre 2011

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