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Vita e morte di Babbo Natale



di Fausto Pellecchia

Il rogo di Babbo Natale davanti alla cattedrale di Digione

Il rogo di Babbo Natale davanti alla cattedrale di Digione





Di tanto in tanto, all’approssimarsi delle feste natalizie, mi rileggo un vecchio saggio di Claude Lévi-Strauss, apparso per la prima volta su Les Temps Modernes nel 1952 e più volte ripubblicato in italiano: Babbo Natale giustiziato (tr. it. C. Caruso, Sellerio, Palermo, 1995). È un piccolo gioiello di analisi socio-antropologica scritto da Lévi-Strauss a commento di un fatto di cronaca che scandalizzò la Francia dell’epoca: l’esecuzione simbolica di Babbo Natale sul sagrato della cattedrale di Digione, nel pomeriggio del 24 dicembre 1951. Questo il resoconto dell’evento nell’editoriale di France-Soir del giorno successivo:
 
“Ieri pomeriggio Babbo Natale è stato impiccato alla cancellata della cattedrale di Digione e arso pubblicamente sul sagrato. La spettacolare esecuzione si è svolta alla presenza di parecchie centinaia di bambini dei patronati. Essa era stata decisa d'accordo con il clero che aveva condannato Babbo Natale come usurpatore ed eretico. Egli era stato accusato di paganizzare la festa del Natale e di essersi insediato in essa come un cuculo, occupandovi un posto sempre più grande. Gli si rimprovera soprattutto di essersi introdotto in tutte le scuole pubbliche da cui il presepe è scrupolosamente bandito. Domenica, alle tre del pomeriggio, lo sventurato brav'uomo dalla barba bianca ha pagato come molti innocenti per una colpa di cui si erano resi colpevoli coloro i quali plaudiranno alla sua esecuzione. Il fuoco ha incendiato la sua barba ed egli è svanito nel fumo. Al termine dell'esecuzione è stato diramato un comunicato, di cui riportiamo i brani essenziali:
 
«In rappresentanza di tutte le famiglie cristiane della parrocchia desiderose di lottare contro la menzogna, 250 bambini, raggruppati davanti alla porta principale della cattedrale di Digione, hanno bruciato Babbo Natale.
«Non si è trattato di un'attrazione, ma di un gesto simbolico. Babbo Natale è stato sacrificato in olocausto. A dire il vero, la menzogna non può risvegliare nel bambino il sentimento religioso e non è in nessun caso un metodo educativo. Che gli altri scrivano e dicano ciò che vogliono e facciano di Babbo Natale il contrappeso del Castigamatti. «Per noi cristiani la festa del Natale deve rimanere la ricorrenza che celebra la nascita del Salvatore» (p.17).
 
L’oltranzismo del clero di Digione suscitò vive reazioni, anche da parte cattolica e comparvero su molti quotidiani commenti ispirati a buoni sentimenti: “è così bello credere a Babbo Natale, che non ha fatto mai male a nessuno; i bambini ricavano grandi gioie e fanno scorta di delicati ricordi per l’età adulta" ecc . Ma, in questo modo, puntualizza Lévi-Strauss, “si sfugge alla questione invece di rispondervi, perché non si tratta di giustificare le ragioni per le quali Babbo Natale piace ai bambini, ma piuttosto quelle che hanno spinto gli adulti a inventarlo” (p.18).
 
Se, al contrario, seguendo Lèvi-Strauss, ci interroghiamo sulle ragioni profonde per le quali gli adulti desiderano che i loro figli credano nel mito dell’amabile vegliardo, scopriamo che, dietro l’apparenza di novità, questa usanza nasconde una rete di relazioni con numerosi riti – risalenti al lontano passato o ancora operanti in società e culture molto distanti da quelle occidentali –  che in essa si trovano rimodellati e rivitalizzati. Queste somiglianze strutturali rendono possibile l’iscrizione di Babbo Natale nella rubrica generale dei riti di passaggio o di iniziazione. Tutti i riti di questa specie, infatti, organizzano la separazione tra il gruppo di coloro che ignorano (il segreto iniziatico) e il gruppo coloro che sanno, istituendo le forme della transizione dall’uno all’altro.
 
Sia che si risalga ai Saturnali romani, sia che ci si trasferisca nelle società amerindie, la comparazione con altri riti simili mostra, secondo Lévi-Strauss, che in essi è in gioco nulla di  meno che l’idea della morte e il rapporto che ogni società intrattiene con essa. Separando gli iniziati (gli adulti) dai non-iniziati (i bambini), ogni società inscena un’altra e più fondamentale separazione tra i vivi e i morti ( in questo caso impersonati dai bambini). Da questo punto di vista, Babbo Natale non sarebbe un’invenzione recente, ma soltanto l’adattamento e la riviviscenza di riti antichissimi, attraverso i quali la società degli adulti rivolge ai suoi bambini la preghiera di aiutarli, con la loro ingenua credenza, a “credere nella vita”.
 
Due sono le strade imboccate da Lévi-Strauss nella sua analisi : la ricerca sincronica di comparazioni, attraverso i riti delle società indiane a sud-ovest degli Stati Uniti (le Kachina degli indiani Pueblo), e la ricerca diacronica, risalente ai Saturnali dell’antica Roma. In entrambi i casi, va in scena la morte, la sua rappresentazione e il suo significato sociale, nonché i mezzi che rendono possibile l’economia dei suoi effetti stranianti, dando forma al succedersi delle generazioni.
 
“Crediamo che questa interpretazione possa essere estesa a tutti i riti di iniziazione e anche a tutte le occasioni in cui la società si divide in due gruppi. La «non-iniziazione» non è esclusivamente uno stato di privazione, definito dall'ignoranza, dall'illusione o da altre connotazioni negative. Il rapporto tra iniziati e non-iniziati ha un contenuto positivo. È un rapporto complementare tra due gruppi: uno rappresenta i morti e l'altro i vivi” (p.23).
 
Nella edulcorata innocenza di uno scambio simbolico di preghiere (“letterine”) e di doni o giocattoli, che distingue e unisce, attraverso la figura mitica di Babbo Natale, gli adulti e loro più teneri rampolli, è in questione il rapporto tra la vita e la morte che caratterizza la nostra società. Ai nostri giorni, osserva Lèvi-Strauss, “l’indebolimento della relazione tra morti e vivi non si svolge più a scapito del personaggio che l'incarna: al contrario, si direbbe che si sviluppi ancor meglio; tale contraddizione sarebbe insolubile se non si ammettesse che un altro atteggiamento di fronte alla morte si sta facendo strada tra i nostri contemporanei: atteggiamento fatto, forse, non della tradizionale paura di spiriti e fantasmi, ma di tutto ciò che la morte rappresenta di per se stessa, e anche nella vita, di impoverimento, di inaridimento e di privazione. Interroghiamoci sulla tenera cura che ci prendiamo di Babbo Natale; sulle precauzioni e i sacrifici a cui acconsentiamo per mantenere intatto il suo fascino presso i bambini. Al fondo di noi non veglia, forse, sempre il desiderio, per quanto minimo, di credere in una generosità senza limiti, in un altruismo senza secondi fini; in un breve intervallo durante il quale è sospesa ogni paura, ogni invidia, ogni rancore? […] La credenza che manteniamo nei nostri bambini secondo cui i loro giocattoli provengono dall'aldilà, procura un alibi all'impulso segreto che ci incita, in realtà, a offrirli all'aldilà sotto il pretesto di donarli ai bambini. Per questo motivo, i regali natalizi rimangono un sacrificio autentico alla dolcezza di vivere, la quale consiste innanzi tutto nel non morire” (p.27).
 
Nel tentativo di dispormi sul prolungamento delle questioni affrontate da Levi-Strauss, sono spinto a chiedermi: che cosa mi affascina nel metodo della sua interpretazione? Qual è la profonda malia intellettuale che mi induce ad una “rituale” rilettura? Sono abbastanza certo che non si tratta del particolare “scrupolo accademico” di chi riesce a reperire, in questo folgorante saggio, un compendio delle concezioni metodologiche e delle finalità che Lévi-Strauss assegnava all’antropologia, nell’intervallo di tempo che separa la pubblicazione de Le strutture elementari della parentela dalla stesura di Tristi tropici. Ciò che, piuttosto, ancora mi seduce  in queste pagine è lo scarto metodico e la libera distanza che, nell’analisi di un fatto di cronaca contemporanea, il ricercatore riesce a conservare tra il suo punto d’osservazione e la doxa dominante nella società in cui vive.
 
Il suo sguardo analitico, infatti, si lascia determinare essenzialmente dal postulato secondo il quale le nostre forme di vita, le pratiche e gli usi nei quali si esplicano, non dipendono da arbitrarie stipulazioni sociali né appartengono al dominio della coscienza. Non si tratta, per il ricercatore, di rivendicare una posizione di miracoloso isolamento dalle ragioni e dalle ideologie come dalle illusioni e dai fantasmi del senso comune;  ma di combattere in sé stesso la loro prepotente invadenza per lasciar spazio ad altre possibili ragioni, normalmente inimmaginabili e impensate. D’altra parte, proprio sulla superficie increspata della doxa affiorano sempre segni e ambiguità che reclamano esplorazioni e interpretazioni strenuamente protese fino a toccare le profondità dell’ultrastoria.
 
Nel dibattito dell’opinione pubblica seguito all’episodio dell’esecuzione di Babbo Natale nel 1951, Lévi-Strauss colse l’occasione per scandagliare un problema – solitamente percepito solo quando è riferibile a società molto diverse e/o lontane dalla nostra. Ma, appunto, questa esplorazione riesce solo se, nel mettere in luce la logica del mito, siamo in grado di rovesciare in paradosso la consueta opposizione tra razionalità e superstizione, ereditata dall’illuminismo:
 
“Babbo Natale, simbolo dell’ irreligione, che paradosso! Perché, in questo affare, tutto procede come se fosse la Chiesa a far suo uno spirito critico smanioso di schiettezza e verità, mentre i razionalisti si fanno guardiani della superstizione. Questo palese capovolgimento delle parti basta a suggerire che il nostro candido episodio copre realtà più profonde. […] Non succede tutti i giorni di trovare un’occasione simile a questa per esaminare, nella propria società, lo sviluppo repentino di un rito, e anche di un culto; per indagarne le cause e studiare la collisione con altre forme di religiosità; per tentare, infine, di comprendere a quali trasformazioni complessive, mentali e sociali insieme, si ricongiungono alcune manifestazioni evidenti su cui la Chiesa – forte di una tradizionale esperienza, in materia – non si è ingannata, almeno nella misura in cui si limita ad attribuire loro un valore significativo” (p. 18).

La storia della società occidentale rivela che Babbo Natale e il corteggio di simboli che ne accompagnano l’annuale ritorno non sono un’invenzione recente, ma un adattamento e una rimodulazione di antiche pratiche. Sia che ci si soffermi sull’usanza del vischio  o su quella dell’abete illuminato, sui doni o sulla carta ornamentale in cui sono avvolti, si tratta pur sempre di elementi  provenienti da usanze remote e restaurate nelle quali San Nicola, Halloween, Babbo Natale e altri personaggi si alternano nel medesimo ruolo da decine di secoli.
 
Piuttosto che ripercorrere le tappe principali del cammino analitico di Lévi Strauss, è forse più interessante sottolineare come  i rapporti, le analogie e le differenze, rintracciabili tra i diversi elementi simbolici appartengano tutti al registro delle istanze nascoste e inattingibili per la coscienza degli attori sociali che vi sono coinvolti;  e come,  proprio su tale inconsapevolezza, riposi la forza che determina le loro ideologie e orienta le loro pratiche.  
A tal proposito, le osservazioni conclusive del saggio di Lèvi-Strauss sono estremamente significative:

“la Chiesa non ha certamente torto quando denuncia, nella credenza in Babbo Natale, il più solido bastione e uno dei più attivi focolai del paganesimo nell'uomo moderno. Resta da sapere se l'uomo moderno non possa difendere anch'egli i suoi diritti di essere pagano. […] Frazer ha infatti dimostrato che il re dei Saturnali è a sua volta l'erede di un prototipo antico che, dopo aver impersonato il re Saturno ed essersi, per un mese, permesso ogni eccesso, veniva solennemente sacrificato sull'altare del Dio. Grazie all'autodafé di Digione, ecco dunque ricostruito l'eroe con tutti i suoi caratteri, e in questa singolare questione non è certo uno degli aspetti meno paradossali quello per cui, volendo distruggere Babbo Natale, il clero digionese non ha fatto altro che restituire alla sua interezza, dopo un'eclisse di qualche millennio, una figura rituale, facendosi cosi carico, con il pretesto di distruggerla, di provarne la perennità“ (p.27-28).
 
Impossibile non lasciarsi catturare dalla sottile ironia che circola nelle ultime parole di Lévi-Strauss. Ed è  proprio in essa che si manifesta il nucleo della sua proposta ermeneutica, almeno per coloro che non indietreggiano inorriditi dinanzi all’assenza di senso che traspare nelle forme di vita degli uomini. Ricercare, infatti,  le ragioni ideologiche sottese ai nostri comportamenti e alle nostre consuetudini, tentando di risalire ai meccanismi latenti dello spirito umano, esige forse  la riduzione, fino all’annullamento, del senso al quale gli uomini credono e che hanno inconsciamente inventato. L’indagine antropologica, perciò, andrebbe coltivata innanzitutto per l’audacia con la quale fa evaporare il senso delle cose umane sulla griglia della verità, aiutandoci a sopportarne  il tragico svuotamento.
 
Dopo di che, la vita resta affidata soltanto alla semplice e nuda “dolcezza di vivere” che si trasmette, restando celata nelle sue ragioni, attraverso i gesti, gli scambi rituali, i loro simboli  e le risonanze sentimentali che li accompagnano, dalle più coinvolgenti alle più anodine, come quelle che normalmente circolano nei segni  dell’amore e dell’amicizia e che riflettono l’irrinunciabile credenza nella possibilità di “una generosità senza limiti”, di “un altruismo senza secondi fini” e di “un breve intervallo durante il quale è sospesa ogni paura, ogni invidia, ogni rancore”.




Parole chiave: babbo natale cristianesimo paganesimo claude lévi-strauss

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Dorak51 (utente non registrato)
Non era mai successo che rimanessi  incollata allo schermo del pc per leggere testi lunghi. 
Eppure in questo caso sono rimasta incantata dalla storia (che non conoscevo), dal testo di Levi-Strauss (di cui conoscevo solo i Tristes Tropiques), e infine dalle considerazioni di Fausto Pellecchia.
E' stato per me un vero regalo di Natale, una bellissima sorpresa offerta  generosamente. 
il 12 Dicembre 2013

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