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Essere senza destino



Sartre fotografato in Lithuania da Antanas Sutkus.

Sartre fotografato in Lithuania da Antanas Sutkus.







All’improvviso tutto era presente, si animava, riaffiorava dentro di me, venivo travolto dagli stati d’animo più strani, scosso da ricordi piccolissimi. Sì, in un certo senso la vita là era più pura, più frugale. Mi tornava in mente tutto, passavo in rassegna tutti quanti, uno dopo l’altro, tanto quelli che mi interessavano quanto quelli che avevano un loro motivo d’essere anche soltanto per questa reminiscenza, per la mia esistenza: Bandi Citrom, Pjetka, Bohusch, il dottore e tutti gli altri. E per la prima volta, adesso pensai a loro con un piccolo rimprovero, con una specie di affettuoso rancore.

Però non esageriamo, perché il problema è proprio questo: io ci sono e so bene che, pur di poter vivere, il prezzo che pago è di accettare qualunque punto di vista. E mentre lascio vagare il mio sguardo sulla piazza che riposa tranquilla nella luce del tramonto, sulla strada provata dal temporale eppure piena di mille promesse, già avverto crescere e lievitare in me questa disponibilità: proseguirò la mia vita che non è proseguibile. Mia madre mi sta aspettando e probabilmente sarà felice di rivedermi, la poveretta.

Ricordo che un tempo aveva in mente che io diventassi un giorno ingegnere, un medico o qualcosa del genere. Probabilmente succederà proprio come lei desidera; non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d’ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile. Perché persino là, accanto ai camini, nell’intervallo tra i tormenti c’era qualcosa che assomigliava alla felicità. Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli “orrori”: sebbene per me, forse, proprio questa sia l’esperienza più memorabile. Sì, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno.
Sempre che me lo chiedano. E se io, a mia volta, non l’avrò dimenticata.
Essere senza destino, Imre Kertész



Parole chiave: imre kertész letteratura

COMMENTI

Sono presenti 5 commenti per questo articolo

Rosario Gianino
Da confrontare con "altre" felicità.  
il 27 Gennaio 2011

Rosario Gianino
È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. ( Anna Frank)  Che c'è di diverso in queste diverse felicità ? Vedere anche Etty Hillesum.
il 27 Gennaio 2011

Rosa Amatulli
Oedipus avrebbe preferito non avere un destino. Nonostante tutta la sua buona volonta' di buon Re, di uomo di grandi valori umani, etici, morali, ecc, il destino vuole che lui uccida il padre e sposi la madre.  Questa e' la vera tragedia sua, e di tutti gli esseri umani: l'incapacita', l'impossibilita' di uscire fuori da quella scatola che gli si e' attribuita, che noi chiamiamo "destino."  Meglio esserne senza.
il 3 Febbraio 2011

Ivana Malpede (utente non registrato)
Version:1.0 StartHTML:0000000168 EndHTML:0000004009 StartFragment:0000002387 EndFragment:0000003973 SourceURL:file://localhost/Users/xxxxxxxxxxx/Desktop/rispostaIeri il computer sul tardi ha avuto una crisi di stanchezza; si è ammutolito.
Posso chiederti ( scusa la mia ignoranza) da dove provengono le tue parole?
Normalmente me ne sto nel mio cantuccio, o intervengo a stento, cancellando i  post a ritroso  come a puntualizzare un destino non rintracciabile. Si parla di questo e di felicità e il senso di valore per la vita ( credo).
La felicità assurda e impalpabile nei momenti di quiete in mezzo al caos; proprio nell’assurdo cambia il canone morale, spogliati di tutto ci si trova faccia a faccia con il proprio io.
Esplorare la base del proprio essere. Sognando di sognare soltanto.
Ma chi ancora ha memoria e racconta la propria esperienza ha uno sguardo ironico. Memoria e identità creano una tela inscindibile. Ha una ragione la naturalezza?
“ Nei campi di concentramento vivevamo minuto per minuto dopo minuto e dovevamo pensare il meno possibile, giacchè pensare è consumarsi” ( haim-Vidal Sephiha).
E’ sul tempo e sul succedere nel tempo delle cose.
E’ sufficiente?
l'8 Settembre 2011

Ivana Malpede (utente non registrato)
Era una risposta ad un intervento su facebook.
l'8 Settembre 2011

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