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Fuoco amico



di Abraham B. Yehoshua

Il vecchio africano appicca il fuoco al ramo che ha in mano, lo sventola, e il capo della spedizione si alza a tenere il tradizionale discorso. Yirmiyahu sussurra alla cognata che nonostante lui parli nel dialetto locale tutti i presenti conoscono quel discorso e sono in grado di seguirlo parola per parola. Abou tratta di un argomento che gli sta particolarmente a cuore: la conquista del fuoco da parte dell’uomo, e la sua capacità di comprendere quella conquista. Perfino Yirmiyahu già lo capisce e completa da sé ciò che non gli è ancora chiaro.
Il fuoco è considerato qualcosa di vivo. È in perpetuo movimento, cambia forma e colore. Consuma, produce suoni e riscalda. L’uomo può crearlo o soffocarlo, soffiarvi sopra per ravvivarlo oppure, sempre soffiandovi sopra, spegnerlo. Il fuoco è l’unica cosa sulla faccia della terra che l’uomo può sopprimere o riportare in vita. La maggior parte di ciò che gli esseri umani creano o fabbricano ha a che fare col fuoco, e anche la maggior parte di ciò che distruggono, o rovinano. Il fuoco è un amico che aiuta a vivere, disinfetta, purifica ma è anche un temibile nemico. Forse, nel dominio sul fuoco, è insita anche la chiave per comprendere la morte.
Di tutte le creature terrestri l’uomo è l’unico a capire il significato della morte. È strano, perché tutti gli animali sono circondati dalla morte, la provocano ogni giorno. Eppure, la consapevolezza della morte è peculiare all’uomo e si esprime, ad esempio, nelle usanze di sepoltura, comparse per la prima volta sulla faccia della terra circa centomila anni fa.
La coscienza umana si differenzia da quella degli animali principalmente in due cose: per la conoscenza del fuoco e della morte. C’è un nesso fra queste due cose. L’una genera l’altra. La conoscenza del fuoco ha fatto sì che l’uomo controllasse la  natura, ma l’ha anche trasformato in un essere malinconico, consapevole dell’ineluttabilità della morte.
Il vecchio africano sventola il ramo durante l’intero discorso.
Fuoco amico, Abraham B. Yehoshua

Parole chiave: letteratura

COMMENTI

Sono presenti 4 commenti per questo articolo

Rosa Amatulli
Miscellanea:    Come ogni cosa  nella vita (oggetti, parole, azioni, ecc.) anche il fuoco e' una lima a doppio taglio.  Il fuoco e' indispensabile per favorire la vita (riscalda, cucina, purifica, ecc.), ma e' anche fonte di distruzione, un modo per porre "fine", come porre fine alla sofferenza o a qualsiasi cosa che causi la sofferenza.  E' anche un modo per ricreare, e dare una nuova forma di vita alla "natura".   Per Dante bruciare nel fuoco sarebbe stata una punizione troppo gentile per tutti i peccatori che ha collocato nel fondo estremo del suo "Inferno."  Li' ha preferito il freddo estremo per prolungare la loro sofferenza. Per altri, bruciare (oggetti, ecc.) e un modo --anche religioso-- per ridare alla natura ciocche' appartiene alla natura, per nutrire la natura.  ll fuoco e' il pharmakon (medicinale) greco.   This is all for now.  
il 16 Febbraio 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=iGH0uMKjqLU
il 16 Febbraio 2011

Roberta Aquilini
mah...che gli animali non abbiamo consapevolezza della morte...francamente ho dei dubbi su questo...perchè non si cimentano in riti ....non sono d'accordo, gli animali hanno una diversa consapevolezza della morte dall'uomo che spesso ne è privo completamente. I riti non sono garanzia di consapevolezza.
il 17 Febbraio 2011

Bruna Durante (utente non registrato)
Straordinario il fuoco. Genera vita e morte. A Varanasi se ne capisce la sacralità: lungo i ghat sul Gange, dall'alba all'alba sulle pire di legno di sandalo per i ricchi e di legno non profumato per tutti gli altri, bruciano corpi avvolti in sudari portati dai monatti  lungo i vicoli pieni di fango e merda.  Il crepitìo, lee fiamme alte e il fumo regnano su un mondo di rigenerazione.
il 17 Febbraio 2011

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