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Genesi della stupidità



di Horkheimer – Adorno



Il simbolo dell’intelligenza è l’antenna tastante della chiocciola «dalla vista 
tastante», che, secondo Mefistotele (1), le serve anche per odorare. L’antenna si ritira subito, davanti all’ostacolo, nella custodia protettiva del corpo, torna a fare una sola cosa col tutto, e solo con estrema cautela si avventura di bel nuovo come organo indipendente. Se il pericolo è ancora presente, torna a sparire, e l’intervallo fino alla ripetizione del tentativo aumenta. La vita spirituale è, alle origini, infinitamente fragile e delicata. La sensibilità della chiocciola è affidata a un muscolo, e i muscoli si allentano quando il loro gioco è impedito. Il corpo è paralizzato dalla lesione fisica, lo spirito dal terrore. Questo e quello sono, all’ origine, inseparabili.

Gli animali più sviluppati devono se stessi alla maggiore libertà, la loro esistenza è una prova che delle antenne furono allungate un tempo verso nuove direzioni, e non furono respinte. Ognuna delle loro specie è il monumento funebre di infinite altre il cui tentativo di divenire è stato frustrato fin dall’inizio; che soggiacquero al terrore fin da quando un’antenna si mosse nel senso del loro divenire. Il soffocamento delle possibilità da parte della resistenza immediata della natura esterna continua all’interno con l’atrofizzarsi degli organi sotto l’azione del terrore. In ogni sguardo curioso di un animale albeggia una nuova forma di vita, che potrebbe emergere dalla specie determinata cui appartiene l’essere individuale. Non è solo la determinazione specifica a trattenerlo nella guaina del suo vecchio essere: la violenza che incontra quello sguardo è quella, antica di milioni di anni, che lo ha fissato da sempre al suo stadio e blocca opponendosi sempre di nuovo, i primi passi per superarlo.

Quel primo sguardo vacillante è sempre facile da spezzare; poiché ha dietro la buona volontà, la fragile speranza, ma non un’ energia costante. L’animale diventa, nella direzione da cui è stato definitivamente respinto, stupido e schivo.
La stupidità è una cicatrice. Essa può riferirsi a una capacità tra le altre, o a tutte le facoltà pratiche e intellettuali. Ogni stupidità di un uomo segna un punto dove il gioco dei muscoli al risveglio è stato parziale, impedito anziché favorito. Con l’impedimento cominciava, in origine, la vana ripetizione dei tentativi inorganici e maldestri. Le domande senza fine dei bambini sono già il segno di un dolore segreto, di una prima domanda a cui non ha avuto risposta e che non sa porre nella forma giusta (2).

La ripetizione ha qualcosa dell’ ostinazione giocosa, come quando il cane salta senza fine davanti alla porta che non sa ancora aprire, e finisce per desistere se la maniglia è troppo alta e qualcosa della coazione senza speranza, come quando il leone nella gabbia va infinitamente su e giù, e il nevrotico ripete la reazione di difesa che è già stata vana una volta. Quando le ripetizioni si spengono nel bambino, o se l’impedimento è stato troppo brutale, l’attenzione può rivolgersi altrove, il bambino è più ricco d’esperienza, come si dice, ma è facile che resti, nel punto in cui la voglia è stata colpita, una piccola cicatrice impercettibile, una piccola callosità dove la superficie è insensibile. Queste cicatrici danno luogo a deformazioni. Possono creare «caratteri» duri e capaci, possono rendere stupidi – nel senso della deficienza patologica, della cecità e dell’impotenza, quando si limitano a stagnare; nel senso della malvagità, dell’ostinazione e del fanatismo, quando sviluppano il carico verso l’interno. La buona volontà diventa cattiva per la violenza subita. E non solo la domanda proibita, anche l’imitazione interdetta, il pianto o il gioco temerario vietati possono produrre cicatrici. Come la specie della serie animale, anche i livelli intellettuali entro il genere umano, e i punti ciechi in uno stesso individuo, segnano le stazioni a cui la speranza si è arrestata, e che attestano, nella loro pietrificazione, che tutto ciò che vive è sotto un bando.
M. Horkheimer, T.W. Adorno, Sulla genesi della stupidità, in Dialettica dell’illuminismo

1) Faust, prima parte
2) Cfr. Karl Landauer, Intelligenz und Dummheit, in Das psychoanalytische Volksbuch

Parole chiave: stupidità adorno horkheimer

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