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Guatemala



di Elisabeth Burgos

C’è un’altra tradizione quando si compiono i dodici anni. Si regala un maialino, o una pecorella, o due gallinelle; questi animaletti devono moltiplicarsi e ciò dipende dalla persona, dall’affetto che serba per il regalo dei genitori. Ricordo che quando compii i dodici anni mio papà mi aveva dato un piccolo maialino, un porcellino. E mi diedero anche due pollastrelli e una pecorella, a me che piacciono tanto le pecore.

 
Nessuno può toccare né vendere questi animaletti senza il mio permesso. E’ un po’ come se uno cominciasse a mantenersi da solo. Io mi proponevo di moltiplicare questi animaletti ma volevo essere affezionata anche a quelli dei miei fratelli e dei miei genitori. Un regalo così rendeva felici, era il maggior piacere che si potesse avere. Io ero contentissima per tutti questi miei animaletti. Mi fecero una festa. Si mangiò. Noi indigeni un pollo lo mangiamo solo quando c’è una festa. Passano anni senza che mangiamo carne. Per noi mangiare una gallina è festa grande.
 
Co il tempo, il maialetto crebbe e fece cinque porcellini ed io avevo come compito supplementare quello di far loro da mangiare. Però senza pesare sul bilancio dei genitori: dovevo procurarmi io stessa il cibo per gli animali. Così, dopo che alle sei o alle sette di sera ero tornata dal lavoro nel campo e avevo svolto tutti i miei compiti, preparato ogni cosa per il giorno dopo, ed erano ormai le nove della notte, a questo punto mi mettevo a tessere alla luce dell’ocote. A volte in quindici giorni avevo i miei tre o quattro tessuti. Talvolta quando si mangiava nel campo attaccavo il mio telaio a un albero e mi mettevo a tessere lì, così, oltre al lavoro normale.
 
Ogni quindici giorni andavo a vendere i miei quattro o cinque tessuti e compravo mais o qualche altra cosuccia per i miei animaletti, perché avessero da mangiare. Così potei mantenere i miei porcellini e cominciai a lavorare di zappa, a seminare un po’ di milpa per loro. Quando i miei porcellini arrivarono ad avere sette mesi li vendetti e fu così che potei seminare un po’ di mais per la loro mamma perché continuasse ad avere figli. In tal modo mi fu possibile comprare un corte, qualche cosuccia da mettermi addosso e abbastanza filo da poter fare una blusa, un huipil. E’ così che uno diventa autosufficiente, e si arrivò al momento che avevo tre maiali grandi e abbastanza cresciuti da poterli vendere tutti e tre. All’inizio è dura, uno non sa nemmeno che cosa dargli da mangiare. Cercavo anche le erbe nel campo per darle ai maialetti. Inoltre, siccome avevo il compito di preparare il cibo per i cani, ne mettevo un po’ da parte per i porcellini.
 
Con la nascita dei primi piccoli, i genitori possono vedere se il nahual ha creato una disposizione favorevole a un buon rapporto con gli animali. Io con gli animali ero molto affettuosa, mi trovavo molto bene con loro e anche loro mi volevano molto bene. Le vacche, per esempio, mai, mai una volta che si arrabbiassero con me. I miei genitori erano molto contenti di me.
Mi chiamo Rigoberta Menchù, Elisabeth Burgos


Parole chiave: guatemala

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