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Il signor Veneranda fischia






Il signor Veneranda si fermò davanti al portone di una casa,
guardò le finestre buie e spente e fischiò più volte come volesse chiamare qualcuno. A una finestra del terzo piano si affacciò un signore.

- È senza chiave? - chiese il signore gridando per farsi sentire.
- Si, sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- E il portone è chiuso? - gridò di nuovo il signore affacciato.
- Si è chiuso - rispose il signor Veneranda.

- Allora le butto la chiave.
- Per fare cosa? - chiese il signor Veneranda.
- Per aprire il portone - rispose il signore affacciato.
- Va bene, - gridò il signor Veneranda - se vuole che apra il portone, butti pure la chiave.

- Ma lei deve entrare?
- Io no. Cosa dovrei entrare per fare?
- Ma non abita qui lei? - chiese il signore affacciato, che cominciava a non capire.

- Io no - gridò il signor Veneranda.
- E allora perché vuole la chiave?
- Se lei vuole che apra il portone non posso mica aprirlo con la pipa, le pare?
- Io non voglio aprire il portone, - gridò il signore affacciato - io credevo che lei abitasse qui: ho sentito che fischiava.

- Perché, tutti quelli che abitano in questa casa fischiano? - chiese il signor Veneranda, sempre gridando.
- Se sono senza chiave si! - rispose il signore affacciato.
- Io sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- Insomma si può sapere cosa avete da gridare? Qui non si può dormire - urlò un signore affacciandosi a una finestra del primo piano.

- Gridiamo perché quello sta al terzo piano e io sto in strada - disse il signor Veneranda - se parliamo piano non ci si capisce.
- Ma lei cosa vuole? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Lo domandi a quello del terzo piano cosa vuole, - disse il signor Veneranda - io non ho ancora capito: prima vuol buttarmi la chiave per aprire il portone, poi non vuole che io apra il portone, poi dice che se fischio debbo abitare in questa casa. Insomma io non ho ancora capito. Lei fischia?

- Io? Io no... perché dovrei fischiare? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Perché abita in questa casa - disse il signor Veneranda -; l'ha detto quello del terzo piano che quelli che abitano in questa casa fischiano! Be', ad ogni modo non mi interessa, se vuole può anche fischiare.
Il signor Veneranda salutò con un cenno del capo e si avviò per la strada, brontolando che quello doveva essere una specie di manicomio.
Il Signor Veneranda, Carlo Manzoni
 


Parole chiave: carletto manzoni veneranda letteratura

COMMENTI

Sono presenti 3 commenti per questo articolo

Rosa Amatulli (utente non registrato)
E' un racconto, o meglio una farsa stupenda e lo humor e'  il tipico che spesso troviamo nelle farse di Toto'.   Ci sono tante teorie del "laughter" (riso),  ma qui e' il frainteso e il dialogo illogico che ci fa ridere.   In "The Art of Rhetoric" Aristotele ci spiega che le risposte fuori luogo o che non ci aspettiamo in un determinato dialogo, --quello che lui chiama "unexpected"-- questo ci porta a ridere.  Grazie Francesco. 
il 30 Gennaio 2011

Gisella Fioravanti
aaaah... che bel racconto
il 15 Maggio 2011

Orazio Di Gregorio (utente non registrato)
è un racconto senza senso ma fa ridere

l'11 Aprile 2012

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