uncommons

words



Il tramviere smarrito nel bosco



di Francesco Panaro




Scese dalla scaletta dell'aereo nella rada dell'aeroporto bruciato dal sole. Il vento caldo africano di luglio agitava i suoi capelli bianchi, bianchissimi, che si distinguevano fra tante teste di ragazze e ragazzi delle vacanze. Salì sulla macchinina della mia amichetta senza molte difficoltà, la sua corporatura piccola glielo permetteva agevolmente. Però dopo il viaggio in aereo passare nello spazio angusto di un'utilitaria forse un po' di sofferenza c'era, ma non disse nulla Luciano Erba, il poeta del male minore con il suo sguardo perso fra le colline di ulivi e il corpo di M.

Nei quaranta chilometri di strada verso l'entroterra impercettibilmente capii subito, molto divertito, che era attratto dalla mia giovane amica. Una simpatia che non si trasformò mai in corte. Luciano Erba era un uomo timidamente elegante nei suoi pantaloni usuali e nella sua Lacoste verde scuro. Aveva una sessantina d'anni, ma per uno come me che pensava che a trent'anni i grandi erano già vecchi... Sì, per noi, giovanissimi, poeta o non poeta, appariva come matusalemme. Era venuto, aveva raccolto il nostro invito, per leggerci le sue poesie. Da ragazzi eravamo molto attivi nella nostra Russia/Puglia, lontana da molti luoghi, lunga e dormiente sul mare della Magna Grecia fra oriente e occidente.

Luciano sembrava sempre assente, non lo era. Più tardi avrebbe spiegato che l'assenza non significa il vuoto, il nulla. Ebbene sì, intendeva che il nulla, il vuoto può essere colmato di segni metafisici. Non condividevo del tutto la sua visione, ma la sua poesia in alcuni tratti visionaria. Un uomo mite, con rari momenti di inquieta serenità, come quelle piantine sotto la coltre di neve che aspettano il disgelo. Ecco come lo sentivo, di tanto in tanto Luciano Erba mi appariva come quelle piccole punte verdi che spuntano sul bianco della neve. O come la neve che lascia il piccolo varco all'incerta vita sottostante.

La neve che annulla tutte le forme e rende tutto uguale, «...un senso di uguaglianza... che ricorda il progressivo vanificarsi di ogni esistenza». In questi quasi trent'anni che ci hanno diviso ho pensato spesso a Luciano Erba, ho ripercorso tutti i nostri discorsi, ho frequentato decine e decine di volte le sue parole, la sua voce, i suoi gorgoglii della pancia. Anche due o tre settimane fa, forse proprio il 3 agosto, mentre moriva a 87 anni.


Il tramviere metafisico
Ritorna a volte il sogno in cui mi avviene
di manovrare un tram senza rotaie
tra campi di patate e fichi verdi
nel coltivato le ruote non sprofondano
schivo spaventapasseri e capanni
vado incontro a settembre, verso ottobre
i passeggeri sono i miei defunti.
Al risveglio rispunta il dubbio antico
se questa vita non sia evento del caso
e il nostro solo un povero monologo
di domande e risposte fatte in casa.
Credo, non credo, quando credo vorrei
portarmi all'al di là un po' di qua
anche la cicatrice che mi segna
una gamba e mi fa compagnia.
Già, ma allora?, sembra dica in excelsis
un'altra voce.
Altra?


Quando ce ne andiamo
Quando ce ne andiamo ti ricordano per un sorriso
per un raro gesto di generosità
per un tic, per la balbuzie, per la loquacità
per la sciarpa bianca o cammello
per la cravatta sbagliata
per l'accento padano
quanto a me ricordatemi come volete
ancor meglio se ne fate a meno, vivete!
Luciano Erba

[Pubblicato il 17 agosto 2010 alle ore 11,30]



Parole chiave: francesco panaro matarrese poesia luciano erba metafisica tramviere

COMMENTI

Sono presenti 4 commenti per questo articolo

Roberta Aquilini
Quando ce ne andiamo...che meravigliosa poesia alla vita.
il 6 Gennaio 2011

Fernanda (utente non registrato)
:-)
il 16 Aprile 2011

Patrizia Barbera
Mi sembra così mio che un po' mi turba, articolo e poesie...
Qualcuno ha tolto gli occhiali da sole per guardarsi dentro: è un bel paesaggio, quello della memoria.Proprio bellissimo.
il 25 Aprile 2011

Mcbett (utente non registrato)
 Last night I dreamed I died and that my life had
been rearranged into some kind of theme park.
And all my friends were walking up and down the
boardwalk.
And my dead grandmother was selling
cotton candy out of a little shack.
And there was this big ferris wheel
about half a mile out in the ocean,
half in and half out of water.
And all my old boyfriends were on it.
With their new girlfriends.
And the boys were waving and shouting
and the girls were saying Eeek.

Then they disappeared under the surface of the
water
and when they came up again they were laughing
and gasping for breath.

In this dream I'm on a tightrope
and I'm tipping back and forth trying to keep my
balance.
And below me are all my relatives
and if I fall I'll crush them.
This long thin line. This song line. This shout.

The only thing that binds me to the turning world
below
and all the people and noise and sounds and
shouts.
This tightrope made of sound
This long thin line made of my own blood.
Remember me is all I ask.
And if remembered be a task forget me.

Remember me is all I ask.
And if remembered be a task forget me.
This long thin line. This long thin line.
This long thin line. This tightrope.

Remember me is all I ask.
And if remembered be a task forget me.
This long thin line. This long thin line.
This long thin line. This tightrope.

Tightrope - Laurie Anderson
il 26 Aprile 2011

Nome (*richiesto)

Email (*richiesta, non sarà pubblicata)


Attenzione! E' possibile inserire commenti di massimo 500 parole.


Registrati al sito, è gratuito e istantaneo!

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in words

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web