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L'inferno nel Giardino



Lui ci credeva – in quello sì! – nell’onesto futuro lombardo e comunista che gli sorrideva, allora, di là dal buio della guerra imminente: un futuro lontano, ammetteva, però sicuro, infallibile. Ma che sa il cuore, davvero? Se penso a lui partito per il fronte russo con il C.S.I.R., nel ’41, e non più ritornato, ho sempre vivo in mente il modo come reagiva Micòl tutte le volte che, fra una partita di tennis e l’altra, lui ricominciava a «catechizzarci». Lui parlava con la sua voce quieta, bassa e ronzante; ma Micòl, a differenza di me, non gli dava mai molta retta. Non smetteva di ridacchiare, di punzecchiarlo, di prenderlo in giro.
«Ma tu, per chi stai, insomma? Per i fascisti?», ricordo che lui le chiese, un giorno, scuotendo la grossa testa sudata. Non capiva.
Che cosa dunque c’è stato, fra loro due? Niente? Chissà. Certo è che, quasi presaga della prossima morte, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo anche a Malnate che a lei, delsuo  futuro democratico e sociale, non gliene importava nulla, che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga «la vierge, le vivace et le bel aujourd’hui», e il passato, ancora di più, il caro, il pio passato.
E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire: di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare.
Il giardino dei Finzi-Contini, Giorgio Bassani
 

Parole chiave: finzi-contini bassani letteratura

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