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L'ostacolo



di Ruggero Bacone




A Ruggero Bacone, questo notevole spirito che nel mezzo del XIII secolo fu quasi uno scienziato, la concezione scolastica del ragionamento apparve solo come un ostacolo alla verità. Egli vide che solo l’esperienza insegna, una proposizione che a noi sembra facile da capire perché una condizione distinta dell’esperienza ci è stata tramandata dalle generazioni precedenti, e che anche a lui sembrava perfettamente chiara perché le sue difficoltà non si erano manifestate (…).
Quattro secoli dopo, il Bacone più celebre [Francis], nel primo libro del suo Novum Organum, dette una chiara descrizione dell’esperienza come qualcosa che dev’essere aperto alla verificazione e al riesame. Ma per quanto superiore alle nozioni precedenti fosse la concezione di Lord Bacon, un lettore moderno che non sia messo in soggezione dalla magniloquenza è colpito principalmente dall’inadeguatezza della sua visione del procedimento scientifico. Che noi abbiamo solo da fare qualche rozzo esperimento, dar conto brevemente dei loro risultati in certe tavole, esaminarli secondo una certa regola, eliminando ciò che risulta confutato e tenendo conto delle alternative, e che così in pochi anni la scienza fisica possa arrivare a compimento, è un’idea molto ingenua davvero, «Egli scrisse di scienza come un Lord Cancelliere». (Francis Bacon fu Lord Cancelliere dal 1618 al 1621 sotto il regno di Giacomo I. Il commento sarcastico è attribuito al medico di corte William Harvey).
Charles S. Peirce, Scritti scelti, a cura di Giovanni Maddalena, Utet


di Ruggero Bacone

Invero quattro sono i maggiori inciampi per la comprensione della verità, che sono di ostacolo a ogni sapiente. Essi sono l’esempio di una autorità fragile e indegna, la consuetudine di lunga durata, l’opinione profana dei più e il nascondere la propria ignoranza ostentando nello stesso tempo una sapienza apparente. Questi quattro ostacoli avviluppano ogni uomo (…).
 
Da queste pesti mortifere derivano tutti i mali del genere umano: vengono ignorate le testimonianze utilissime, grandissime e bellissime della sapienza, e i segreti di tutte le arti; ma il peggio è che gli uomini accecati dalla caligine di questi quattro ostacoli non si rendono conto della loro ignoranza, ma (…) ritengono di essere nella piena luce della verità (…). Pertanto è necessario che la maligna degenerazione prodotta da queste quattro cause di ogni male sia conosciuta dalla radice, e che esse siano respinte (…).
 
Tutti gli uomini, come dice Aristotele all’inizio della Metafisica, «per natura aspirano al sapere»: infatti in questo l’uomo differisce dal bruto, per natura. Per conoscere ogni cosa è però richiesto il metodo appropriato. Aristotele, invero, nel libro II della Metafisica vuole che venga ricercato il metodo del sapere prima che l’uomo apprenda o investighi per conto suo.
 
(…) Se non si fa così, si è simili a chi vuol curare i malati prima di conoscere il modo di curare. Il metodo consiste nel conoscere quello che nell’ordine di una determinata materia viene prima di altro, prendendo in esame le cose più facili prima di quelle più difficili, le cose minori prima delle maggiori. (…) Questo affinché con certezza, senza dubbi, chiaramente, senza ombre venga trasmessa la sapienza – cosa impossibile a farsi senza l’esperienza.
 
Ora i fattori della conoscenza sono tre: l’autorità, la ragione e l’esperienza.
L’autorità non fornisce tuttavia piena conoscenza senza la spiegazione razionale in quanto non dà modo di acquisire una comprensione, ma solo un oggetto di fede; infatti noi crediamo all’autorità, ma non comprendiamo per mezzo di questa.
 
Né una conoscenza completa può essere fornita dall’argomentazione razionale o dalla dimostrazione se poi non siamo in grado di provare nella pratica le conclusioni. Questa struttura intrinseca della conoscenza viene però rispettata in minima parte e inadeguatamente nello studio, e così la profondità e la grandezza della sapienza ai giorni nostri sono ignorate quasi completamente dalla massa ottusa dei ricercatori (…).
 
Gli uomini ritengono di aver raggiunto oggi lo splendore più alto del sapere, e proprio perché da quarant’anni a questa parte non vi fu mai tanta parvenza di sapienza né tanto grande  esercizio di studio in tante facoltà in tante regioni. Infatti da circa quarant’anni dovunque sono sparsi dottori soprattutto in teologia in ogni città, in ogni paese, in ogni borgo, e sono appartenenti soprattutto ai due ordini. Tuttavia mai furono diffusi uno sbandamento e una ignoranza così grandi.
Brani tratti da Ruggero Bacone, Opus Maius (1266-1268) e Compendium Studii Philosophiae (1268)



Parole chiave: ruggero bacone charles s. peirce verità filosofia

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