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La rettitudine del gatto



di Pelham Grenville Wodehouse


Dalla Curia di Bolsover


«Mio caro Lancillotto,
«Come, senza dubbio, avrai già appreso dalla Gazzetta Ecclesiastica, mi è stato offerto il vacante Vescovado di Bongo-Bongo, nell’Africa Occidentale, ed io ho accettato. Mi imbarco immediatamente per recarmi alla mia nuova residenza a compiere i miei sacri doveri.
«In questa circostanza, mi trovo nella necessità di procurare un buon alloggio al mio gatto Webster. È purtroppo da escludere che egli possa accompagnarmi, poiché il clima equatoriale e la mancanza di comodità, metterebbe a troppo dura prova una costituzione che non è mai stata molto robusta.
«Te lo spedisco quindi un una cesta imbottita, fiducioso che tu, mio caro ragazzo, sarai per lui un ospite buono e coscienzioso.
«Abbiti i migliori auguri dal tuo affezionatissimo zio
                                                                                              Teodoro Bongo-Bongo».



Per qualche momento dopo terminata la lettura della missiva, il silenzio regnò nello studio. Poi finalmente Gladys parlò:
- Che faccia tosta! – disse. – Io non accetterei se fossi in te.
- Perché no?
- Che te ne fai di un gatto? –
Lancillotto rifletté, e rispose:
- È vero che se avessi facoltà di scelta preferirei di non vedere il mio studio trasformato in un allevamento di gatti, ma si tratta di una circostanza speciale. Le relazioni tra lo zio Teodoro e me sono state un po’ tese in questi ultimi anni. Ora ho l’impressione che sia lui a fare il primo passo verso la riconciliazione. Questa lettera più o meno rappresenta quello che si potrebbe chiamare il ramoscello d’ulivo. Se io tengo bene questo gatto, non ti pare che più avanti possa trovarmi in posizione vantaggiosa per bussare a quattrini?
- È ricco? – domandò Gladys con interesse.
- Molto.
- Allora, - soggiunse la ragazza, - ritiro le mie obiezioni. Un assegno ben nutrito da un riconoscente amante dei gatti, giungerebbe proprio a proposito. Potremmo sposarci quest’anno.
- Esattamente, - assentì Lancillotto. – È una prospettiva abbastanza nauseante, naturalmente, tuttavia, dal momento che abbiamo deciso di farlo, più presto ci togliamo questo pensiero, e meglio è.
- Proprio così.
- Allora siamo d’accordo; io accetto la custodia del gatto.
- È l’unica cosa da fare, - disse Gladys. –
Intanto potresti prestarmi un pettine? Possiedi un simile oggetto?
- Che cosa vuoi fare di un pettine?
- A colazione mi sono messa della minestra nei capelli.
- Bene, troverai il pettine nella mia camera. –
Ella passò nella stanza attigua e Lancillotto riprendendo la lettera si accorse di avere omesso di leggere la continuazione nella retro pagina.
Diceva come segue:
«P.S. – Nello stabilire Webster in casa tua sono spinto da un altro motivo, oltre che dal semplice desiderio di sistemare adeguatamente il mio fedele amico e compagno.
«Dal punto di vista morale educativo sono convinto che la compagnia di Webster ti gioverà enormemente. Il suo ingresso in casa tua segnerà, anzi, oso sperare, una svolta nella tua vita. Circondato come sei, senza dubbio, da numerosi bohèmiens, la cui compagnia non può essere che immorale e deleteria, troverai in questo gatto un esempio di rettitudine che non potrà a meno di agire come antidoto contro la velenosa coppa della tentazione che certamente viene ogni momento accostata alle tue labbra.
«P.S. – Crema solamente a mezzogiorno; pesce non più di tre volte la settimana».

Stava leggendo queste parole per la seconda volta quando il campanello della porta trillò. Egli andò ad aprire e trovò sulla soglia un uomo con un canestro. Un discreto miagolìo proveniente dall’interno rivelava il contenuto della cesta, e Lancillotto, portatala nello studio, tagliò i legami.
- Ehi! – gridò avvicinandosi alla porta della sua camera.
- Che cosa c’è? – strillò la ragazza.
- Il gatto è arrivato.
- Benissimo. Vengo subito. –
Lancillotto ritornò sui suoi passi.
- Olà, Webster! – fece allegramente. – Come stai, vecchio? –
Il gatto non rispose. Sedeva con il capo reclinato eseguendo quella toeletta che un viaggio in ferrovia rende tanto necessaria.
Per facilitare le operazioni di pulizia, l’animale aveva alzato la zampa sinistra e la teneva rigidamente in posizione orizzontale. In quel momento ritornò alla mente di Lancillotto una vecchia superstizione trasmessagli, per quel che valeva, da una sua governante, nell’infanzia. La donna aveva detto: « Se trovi un gatto con la zampa alzata e riesci a prenderla in mano e a tirare, formula un desiderio in pari tempo e questo si avvererà entro trenta giorni ».
Era una bella idea e parve a Lancillotto che dopo tutto poteva esperimentarla. Egli avanzò cautamente ed era sul punto di stendere la mano, quando Webster abbassando la zampa, si volse e alzò gli occhi.
Guardò Lancillotto e improvvisamente con forza invincibile il giovane si rese conto dell’imperdonabile libertà che poco non si era preso.
Fino a quel momento, benché il poscritto alla lettera di suo zio avesse dovuto prevenirlo, Lancillotto Mulliner non aveva avuto alcun sospetto di che sorta di gatto avesse alloggiato nella sua casa. Ora, per la prima volta lo vedeva bene  e cominciava a comprendere.
Webster era molto grosso, molto nero, molto composto. Dava l’impressione di essere un gatto pieno di riserve mentali. Discendente da numerose generazioni di antenati ecclesiastici, che avevano trascorso la loro decorosa vita all’ombra delle cattedrali e dei palazzi vescovili, aveva quella squisita distinzione che si scorge negli alti dignitari della Chiesa. I suoi occhi erano chiari e fermi; sembravano penetrare fino alle recondite profondità dell’animo del giovane, che si sentiva oppresso da un senso di colpevolezza.
Una volta, molto tempo prima, Lancillotto, passando le vacanze estive alla curia, si era lasciato trascinare dalla birra e dal peccato originale al punto di sparare con il suo fucile ad aria compressa contro la gamba di un canonico; volgendosi poi aveva scoperto che, stando dietro di lui, un arcidiacono, in visita, era stato spettatore della sua prodezza. Ebbene, come si era sentito quando aveva incontrato gli occhi dell’arcidiacono, così si sentiva ora mentre gli sguardi di Webster lo osservavano fissamente.
Webster in verità non aveva proprio alzate le sopracciglia, ma Lancillotto sentiva che non lo aveva fatto solamente perché le sopracciglia non le aveva.
Le serate di Mulliner, Romanzo umoristico inglese, P.G. Wodehouse

Parole chiave: umorismo letteratura

COMMENTI

Sono presenti 5 commenti per questo articolo

Francesca Romana Lamanna (utente non registrato)
.......Webster era molto grosso, molto nero, molto composto. Dava l’impressione di essere un gatto pieno di riserve mentali. Discendente da numerose generazioni di antenati ecclesiastici .......... aveva quella squisita distinzione che si scorge negli alti dignitari della Chiesa. .........  Mi piace molto questo racconto e in particolare questa descrizione . Non molto tempo fa ho incontrato anch'io un gatto del genere in una chiesetta antica di un piccolo paese toscano . Ero entrata per caso in uno dei miei giri e dietro un banco sotto un raggio di luce c’era un gattone rosso accovacciato su una sedia con un gran cuscino di velluto.  Dormiva o sembrava che così fosse anche se, conoscendo bene i gatti, sapevo che non era del tutto vero..... Era proprio un gatto alla Wesbster molto grosso,  molto composto ...  pieno di riserve mentali, discendente da numerose generazioni di antenati ecclesiastici e aveva una squisita distinzione  perfetta per una chiesa, seppur piccola ..... soltanto non era nero!
il 28 Febbraio 2011

Elisabetta Renier (utente non registrato)
adoro le fiabe.............
o questa non lo è?
il primo Marzo 2011

Patrizia Barbera
La mia predilezione è tutta per i cani...forse perchè con i gatti scatta uno strano meccanismo di competizione/ confronto;  impossibile dominarli, dfficile ottenere obbedienza.
Quando cercano carezze, scelgono sempre loro il momento e poi, soddsfatti, si ritirano.
Sono , però, degli splendidi compagni di solitudine. Saggi, molto più dei loro padroni, a volte.
Inquietanti, quando ti piantano in faccia gli occhi trasparenti, dove trovi la loro "rettitudine" e le tue contraddizioni...
il 10 Marzo 2011

Eli Mcbett
Salve Behemot o forse Pangúr Ban!
Nel linguaggio corporeo, la testa reclinata da un lato sembra che significhi: seguimi ... finiamo assieme in posizione orizzontale...

http://www.youtube.com/watch?v=tTiSak8r9P8
il 12 Marzo 2011

Maria Angela (utente non registrato)
 ...e poi il seguito,e poi la novella successiva : da spamciarsi!

PGW era un mago di simpatia e da come parlava di cani e gatti si capiva immediatamente la sua umanità
 
BUON ANNO
il 28 Dicembre 2015

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