uncommons

words



Le menzogne della notte



Il tempo di osservarlo a tu per tu il Governatore: un mezzo gigante con barba e basette rossicce, ma in capo, dove non cedeva ai tondi dell’alopecia, una curiosa canizie; di sembiante forestiero, da far sospettare, non fosse stato il cognome nostrano, uno svizzero o alemanno, disceso dall’alpe a fare fortuna quaggiù. Un uomo d’armi, ridotto dagli acciacchi della salute in questo confino d’isola, vi conservava i prestigi e gli orgogli del teatro militare, sino al punto di giocare spesso alla guerra, spossando la guarnigione in simulati controsbarchi e difese; e convocando nella sua dolorosa alcova lo Stato Maggiore immancabilmente all’ora di pranzo.

Questa la lustra di fuori. Ma di lui si favoleggiano imprese ben altrimenti scaltre e feroci, sin dal tempo dell’assedio di Scutari. Mentre correva sussurro che l’odierna ipocondria gli fosse insorta dopo la morte della moglie amatissima, indi cresciuta col crescere della carie che da più anni ormai gli veniva mangiando lo scheletro. Vero è che, quando non soffriva e aveva dormito bene, era possibile ancora ascoltarne le proposizioni vivaci e gravi, meno da capitano che da filosofo. Questo sapevano i quattro, sicché aspettavano, non senza un interno brio, che parlasse.

Loro stavano seduti, lui in piedi, incombendo dall’alto. E così cominciò: “Vi porto in una piega di toga, come quel romano a Cartagine, la pace o la guerra, la vita o la morte. Conosco l’animo vostro e l’ammiro. Non è da tutti tacere testardi negli spasmi corporali. Ma dove la cuffia di ferro o lo strumento angelico non sono serviti, varrà forse il patto che vi propongo. Poiché stavolta non è questione di scegliere fra morte e infamia, ma fra due specie di infamia,  di cui l’una comporta il vivere e l’altra il perire.” S’arrestò di botto, si morse le labbra. “Ho letto troppi storici antichi, scusate. Meno solenne e più secco, vi dico: ditemi il nome del vostro capo. Non vi chiedo, beninteso, di tradire un’idea, ma soltanto un uomo. In modo, poi, che chi tradisce rimanga ignoto non solo agli altri ma a me, né abbia a vergognarsi se non di se stesso, in segreto. Che è vergogna facilmente dimenticabile, se conosco il cuore degli uomini. In cambio, nel nome di Sua Maestà, di cui sono luogotenente foraneo, vi prometto grazia sul tamburo per tutti, esili nelle colonie argentine, e, a cose quiete, quando vorrete, il rimpatrio.”

Non ebbe risposta, continuò: “Avete la notte: otto ore di fila per pensare se vi convenga più la salvezza o un’illusione di gloria. Quando il patto vi soddisfi, i modo son questi: L’uso vuole che l’estrema veglia dei condannati si passi senza catene, fuori dalla cella criminale, al piano di sotto, nel confortatorio, dove già un prete vi aspetta. Qui recandovi fra poco, troverete un quinto invitato alla festa di domani, letti agiati per tutti, e su un tavolo quattro polizze bianche. A vostro comodo, ma io vi consiglio il più tardi possibile, su queste segnerete, ciascuno all’insaputa degli altri, o una croce che vuol dire rifiuto, o il nome che vi domando. Quindi imbucherete in un bussolotto. Domattina, al mio ritorno, se avrete scritto quattro croci morrete. Ove, viceversa, anche su una polizza sola, ad opera di non so chi, il nome venga svelato, tutt’e quattro scamperete e nessuno saprà chi ha tradito.”

Il barone a questo punto sputò a terra davanti a sé. Dopo un istante sputarono gli altri. Sparafucile, impassibile: “Mi sarei aspettato piuttosto una risposta sublime, tale da diventare proverbio. Per esempio: Pete, non dolet; oppure: Summum crede nefas animam praeferre pudori…Quantomeno una risposta più asciutta,” e col  piede stropicciò a terra gli sputi. “epperò questa prova è macchinata in modo che eluderla non si può. Poiché, sottraendovi, confessereste di dubitare della vostra saldezza e, se non nelle cose, nello spirito avreste tradito. Vero coraggio non è vantarsi in pubblico dell’eroismo comune, gridando la propria timida fede a gara con quella degli altri. Così ne ho visti morire a migliaia in battaglia, da pecore, coi ranghi chiusi a quadrato attorno a un vessillo. Vero coraggio sarà respingere la tentazione quando nessuno vi guarda e siete soli nel silenzio della vostra coscienza: rifiutando l’impunità e al posto del nome richiesto scrivendo, se osate, uno spavaldo ed unanime NO. Altrimenti salirete sul palco portandovi in cuore la serpe d’un dubbio di codardia verso su voi stessi; furiosi di morire per nulla.”

Dopo una lunga pausa: “Ha ragione!” sbottò il barone, inaspettatamente. “So d’un santo che solo dormendo fra due monache nude seppe d’aver vinto la carne. Così la nostra fine saprà fregiarsi d’aureola solo a condizione di disperdere ogni sospetto.”

Si levò a fatica, per via dei ferri, e di sotto in su al Governatore: “Signor sensale del sangue, è concesso, al posto della semplice croce, scrivere qualche maledizione più ardita?”
Il Governatore non si scompose: “Io oso credere, invece, che almeno uno di voi sarà saggio abbastanza per decidere di vivere. Fra i due piatti della bilancia non c’è paragone: su uno sta la luce, la gioventù della luce; il poter dire: io fui, sono, sarò; poter essere ancora un poco un’inconfondibile goccia nel mare dell’esistenza; e abbracciare ancora carni di donne, annusare i fiori, ridere, piangere, dire in ogni momento Io, Io, Io…Tutto questo su un piatto ed ha il peso di una montagna. Mentre sull’altro sta solo un alito d’impalpabile nulla, una tenebrosa patria di tutti, dove le vostre parole: uguaglianza, libertà, fratellanza, che vi sembrano oggi così fatali, non avrete menti per pensarle, mani per scriverle, bocche per dirle…”

Qui tacque di colpo, mentre nell’occhio cerulo gli passava una rapida nebbia. Il topo s’era destato nella sua testa, il quale, dopo uno o due morsi, finse o s’assopì veramente.
“Ma voi,” chiese Saglimbeni, “voi che torturate e uccidete, vi sembra dunque più giusta della nostra Causa la vostra?”
“Sì”, fece stancamente il Governatore. “Non già perché difende un sovrano e le sue pretenzioni terrene. Ma perché vede splendere su qualunque trono lo stemma di Dio.”
“Anche se il sovrano è un tiranno?” s’indignò lo studente
E quello: “Anche un pontefice contumace non per ciò resta meno il vicario di Cristo. Allo stesso modo anche il migliore di voi resta sempre un ciambellano di Satana.”

Il soldato gli fu addosso con un balzo, lo cince con le braccia che sembravano sbarre, ma senza fargli male, chiedendo a bassa voce al barone: “Lo abbrucio?”
Bastò un rimprovero d’occhi perché si sciogliesse e tornasse a sedere. Il Governatore era impallidito sotto il lieve belletto che gli colorava i pomelli. Quando tornò in sé, sibilò: “Ho settant’anni, ma solo un anno fa t’avrei ammazzato in un fulmine.” Quindi agli altri, con accento che voleva essere oracolare: “Sì, due soli vicari di Dio vi sono sopra la terra, Re e Papa; mentre voi siete mille e mille commessi e pagliacci del diavolo; e vi dite popolo; e progredite invisibili; e avete nascosto in terra una mina che in una sola esplosione atterrerà gli esempi del mondo antico, i precedenti dell’esperienza, le leggi  egli atti di ogni consesso e senato…Una mina che si chiama: diritti dell’uomo…”

Saglimbeni ammirava: “E tu, vecchio, vorresti disarmarcene? In nome di che?”
“Io,” disse il vecchio, “vi vedo come uno sgarro di calcolo nell’abaco del creato. Punirvi è la mia estasi e la mia dannazione. Punirvi, guarirvi, purgando l’eccesso e l’errore che voi siete. Poiché, se voi ambite il martirio come il fedele la comunione dell’ostia, la mia passione è di farmene esecutore. Io sono la Giustizia e il Castigo, una spada senza fodero, il carnefice e il cerusico provvidenziale. Su questo globo inzuppato di sangue, dove tutto che vive dev’essere immolato senza fine e sino alla consumazione del tempo, sino alla morte della morte…”
Il barone borbottò intelligibilmente: “Codeste sono parole altrui, e so anche di chi…Tu leggi troppo, Sparafucile…”

Ma quegli non parve udirlo, continuò: “Io non pretendo di convincervi, se non bastarono al vostro fervore le verghe macerate nell’acqua. Vengo solo a proporvi quel patto, e, in cambio d’un uomo, a regalarvi la vita. Quel nome, non di Padreterno ma di reale Anticristo, uno di voi me lo dirà, se vorrà. E sarete tutti domani a quest’ora sul ponte d’una nave diretta all’Oceano. Se no, sarete niente: quattro teste in un sacco, nel fondo del mare…”
“Non dire quattro se non l’hai nel sacco…” gli motteggiò dietro il poeta, mentre l’altro, dopo aver giunto i piedi in un conato di commiato militare, se ne andava a capo curvo verso la porta.
“Tornerò a vedervi nella nuova cella domani all’alba,” disse prima d’uscire. “Quando verrò a dissuggellare le cedole.”
“Saremo in casa, ci puoi giurare!” scherzò il barone in risposta.
E già il barbiere li chiamava dallo sportello: “Sporgetevi col capo in fuori, così, uno alla volta. Starò poco, son manolesta. Il più lo farà domani il mio collega maggiore…”
Agesilao avanzò per primo, con strana docilità. Si vide la grande persona chinarsi e un bosco di setole dure, che parevano di capecchio, offrirsi lì fuori a un paio di invisibili forbici.
Le menzogne della notte, Gesualdo Bufalino

Parole chiave: letteratura

COMMENTI

Sono presenti 2 commenti per questo articolo

Francesca Cannavo (utente non registrato)
le parole della notte pesano ildoppio
il 20 Marzo 2011

Pio Antonio Caso
.Delenda Carthago, o meglio Carthago delenda est, era la massima con cui Catone, il Censore, illustre uomo politico romano, era solito concludere le proprie orazioni in senato; il significato di tale espressione era quello di abbattere con ostinazione ed intransigenza, ma anche con rettitudine e fierezza, un popolo (quello cartaginese) che ormai da tempo minava la grandezza e l'integrità di Roma. Fu proprio in nome della tradizione, che Catone riuscì a provocare la terza guerra punica, dalla quale sancì il trionfo della stirpe romana. Ancora oggi come allora, esiste una "Cartagine", quella dell'immoralità, della corruzione e più in generale del cerchiobottismo de noantri.
Altri tempi, altri uomini.
il 20 Marzo 2011

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in words

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web