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Nessuna lettura è innocente



di Francesco Panaro Matarrese









Sappiamo, oggi, che la lettura non è un'operazione semplice, ma un esercizio teorico, che tutta la plaga delle ideologie e delle imposture si stende tra le letture scientifiche e le letture interessate, che dunque nessuna lettura è innocente. […]

Ai professori di filosofia che parlano di Marx, Nietzsche, Kierkegaard nell’ambito di problematiche, di terminologie e di abitudini di pensiero kantiane o hegeliane; ai professori di letteratura che parlano di Hölderlin o di Artaud nell’ambito di estetiche idealistiche o positivistiche;

agli analisti che parlano dell’inconscio entro l’ambito di una qualsiasi riduzione socio logistica o psicologistica o antropologica della psicoanalisi; agli storici e ai filosofi per cui è reale ciò che è razionale, la ragione identificandosi con il pensiero di un soggetto che crea e pensa la realtà, Kierkegaard ha già risposto col suo «rifiuto» e la sua spina nella carne, Nietzsche, Hölderlin e Artaud colla loro follia;

ora Lacan risponde mostrando come l’inconscio non possa essere detto e fondato con l’arsenale terminologico e l’abito mentale di una qualsiasi psicologia positivistica (ostacolo contro cui aveva cozzato lo stesso Freud, come rivelano le precauzioni con cui definisce i concetti-base della psicoanalisi e le incertezze con cui tenta, nelle ultime opere, di fondarne lo statuto teorico), ma ricostruito nella sua teoria e detto col suo stesso linguaggio, il linguaggio della parola poetica, della metafora, delle associazioni, dei corti circuiti mentali, del calembour, della reticenza, dell’allusione;

Althusser risponde mostrando come non si possa leggere il giovane Marx come si legge il Marx del Capitale; Foucault risponde ponendo la questione della ragione, dei suoi limiti concreti, storici, del suo storico fondamento, del suo storico costituirsi in quattro secoli di cultura europea. Lacan e Foucault, ciascuno a suo modo, fondandola loro impresa teorica su questa primaria denegazione del soggetto costituente e costitutivo e sul riscatto, nello spazio dell’inconscio e della storia, entrambi «strutturati come un linguaggio», di ciò che la ragione aveva rimosso o respinto, o che si allontanava come ombra non appena essa cercava di dargli un nome.
Alessandro Fontana, dall’introduzione a Michel Foucault, Nascita della clinica.



Parole chiave: francesco panaro matarrese foucault lacan marx fontana

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