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Per paura di urlare sussurra



Di Caterina Mameli

Viviamo il tempo della scrittura senza fiato.
Timorosa di non elevarsi a letteratura, spaventata dall'idea di venire confusa con l'insulso cianciare dei signori dell'emozione a buon mercato, non osa alzare la voce. Per paura di urlare sussurra. E si dà delle regole. Niente pathos, è rumoroso. Nessuna speranza, è un americanismo. Nessuna emozione violenta, è di cattivo gusto.

Così per non scadere nel kitch la scrittura ha perso l'anima.
Che è un'anima eversiva, potente, capace di plasmare il cosmo dal caos primordiale delle idee e dei sentimenti. Che non è educata, disturba.
Pertanto, onde evitare confusione, ogni opposizione va eliminata, è poco elegante, meglio il grigio, il quale se è vero che sintetizza e compone il contrasto tra il bianco e il nero, tuttavia non ha un'identità sua.

Dove è finito il potere creatore della parola scritta?
Secondo George Steiner  «è nella letteratura, nella poesia, nel dramma, nel romanzo che i modelli filosofici ed il vaglio delle possibilità metafisiche e morali ricevono la densità, il peso realizzato ed esistenziale della vita vissuta». E di questo abbiamo bisogno, di una letteratura che vagli ogni aspetto del reale, che annunci al mondo nuove ed inaspettate possibilità di vita, diverse dalle parti che ci sono state assegnate nostro malgrado.
Una letteratura che parli la lingua potente della carne e del sangue, là dove invece non volendo dare voce al tormento e all'estasi concetti considerati superati, quasi reazionari, è infine scivolata in una zona morta dai contorni opachi.

Un luogo in cui non esiste la tragedia, venuta meno per troppo pudore, ma solo la farsa.
E perché poi? Perché non ha trovato la forza di fronteggiare la volgarità e l'esibizionismo della cultura del Grande Fratello, non ha avuto il coraggio di opporsi alla grettezza con la generosità, all'odore stantio del regime mediatico con la freschezza della fantasia.
Invece di abbracciare la lotta, ha cercato una nicchia dove nascondersi.
E nella fatica di eliminare le parole magniloquenti, ha perso per strada le parole belle, quelle capaci di salvare gli uomini. © Riproduzione riservata


Parole chiave: letteratura

COMMENTI

Sono presenti 13 commenti per questo articolo

Eli Mcbett
IGNORAMUS!! ...esclamerebbe Arturo Bandini, il piú grande scrittore di tutti i tempi... 
il 23 Marzo 2011

Eli Mcbett
PS: cos'é il Grande Fratello? ...1984?? :D
il 23 Marzo 2011

Eli Mcbett
È ora famelica, l'ora tua, matto.

Strappati il cuore.

Sa il suo sangue di sale
E sa d'agro, è dolciastro essendo sangue.

Lo fanno, tanti pianti,
Sempre più saporito, il tuo cuore.

Frutto di tanti pianti, quel tuo cuore,
Strappatelo, mangiatelo, saziati.

Giuseppe Ungaretti
il 24 Marzo 2011

Bruna Durante (utente non registrato)
Carissima caterina, finalmente qualcuno che osa dire come stanno le cose e cioè che la scrittura degli scrittori ( almeno quelli italiani)  in genere è senza personalità, senza più virgole ma con tanti punti, senza aggettivi, senza avverbi, senza sangue e trippe. Bravia!

il 24 Marzo 2011

Teresa Mazzanti (utente non registrato)
Una voce che rompe il silenzio, la tua, Caterina..e lo fa con la grazia di chi modula le parole per soppesarne l'effetto..Ridateci la parola, quella incisiva e profetica dei grandi scrittori, che fiutavano i tempi restituendoli scanditi dal loro immaginario disincantato, quale moto dell'anima e ricerca di una verità agognata, sperata, raggiunta.
Brava!!
il 24 Marzo 2011

Eli Mcbett
...ma forse non ci sono piú tutte queste parole, semplicemente.
il 24 Marzo 2011

Mauro Tolu (utente non registrato)
Ci siamo schierati, senza volerlo e senza nemmeno saperlo. Chi legge, chi nutre la curiosità, chi si fa domande, chi mette in dubbio e non solo per partito preso, chi si sforza di trovare un angolo per coltivare i propri interessi che non sono quelli imposti dai mass media...
Chi si ritrova schierato, talvolta per comodità, per inerzia, per ignoranza intellettuale e sociale, chi insegue scorciatoie e facili chimere...
Ci vogliono così.
Eppure c'è sempre un'evoluzione sociale che traghetta le coscienze.
Ho conosciuto tanta gente che ama la poesia e non pensavo che ce ne fosse così tanta. E specialmente giovani.
Io sussurro, nel mio piccolo,  eppure le genti si voltano come se urlassi.
Grazie Caterina, per questa riflessione.
il 24 Marzo 2011

Caterina Montis (utente non registrato)
Bravissima Caterina. Hai innescato il passaparola di chi, di fatto, pur sussurrando, disturba, opponendosi, il volgare baccano dell'appiattimento culturale. Forse in realtà c'è ancora, una speranza. Anche grazie alle tue parole.
il 24 Marzo 2011

Francesca Cannavo (utente non registrato)
"urla le parole che sogni"...,ma forse i sogni non parlano più
il 24 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=-ymyiRXCszc&feature=related
il 25 Marzo 2011

Ennio Neri (utente non registrato)
La letteratura delle carne e del sangue solleva dubbi atroci nelle coscienze allo sbando di questa società fragile. E il "mercato", a caccia continua di parole consolatorie e ammicanti, si erge a muro invalicabile, per non perdere terreno e consumatori. Il resto lo fa il linguaggio comunicativo di massa, dove le parole forti e costruttrici di concetti, non filtrano e cedono il passo a quelle di immediata e univoca comprensione, soprattutto commerciale. 
il 25 Marzo 2011

Daniela Agostini (utente non registrato)
bella riflessione caterina ,che condivido completamente
la cultura del trash sta omologando tutto ,prima di tutto il linguaggio ,le parole
pochi si rendono conto di questa involuzione del linguaggio e di quanto questa si rifletta nella vita e soprattutto nelle scelte quotidiane
ma noi no , lo sappiamo ...e abbiamo il terribile compito di ..avvertire anche gli altri
compito difficile ma non possiamo rinunciare
daniela
il 25 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow
il 4 Aprile 2011

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