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Psichiatra o computer pari sono, o quasi



di Felice Cimatti





N
el 1966 venne pubblicato  un articolo, scritto da uno studioso di Intelligenza Artificiale del MIT, in cui veniva descritto un ‘semplice’ programma per computer – detto ELIZA (Weizenbaum, 1966) – in grado di simulare le risposte di uno psichiatra impegnato in un dialogo terapeutico con un suo paziente. Quest’ultimo – inconsapevole del fatto di trovarsi di fronte ‘soltanto’ a una macchina – si sedeva di fronte alla tastiera di un computer e cominciava la seduta parlando dei suoi problemi, scrivendo, ad esempio, “Mi sento un po’ stanco”. ELIZA poteva rispondere facendo comparire sul video la frase “Perché si sente stanco?”. A questo punto il dialogo si sviluppava liberamente:
 
PAZIENTE:  Forse sono depresso
ELIZA:  Mi dispiace sentire che lei è depresso
PAZIENTE:  È vero. Sono infelice
ELIZA:  Lei pensa che il fatto di essere venuto qui la possa aiutare a non essere depresso?
PAZIENTE:  Ho bisogno di aiuto, questo è certo
ELIZA:  Che cosa significherebbe, per lei, ricevere aiuto?
PAZIENTE:  Forse potrei imparare ad andare d’accordo con mia madre
ELIZA:  dica qualcosa sulla sua famiglia
ecc.
 
Il punto interessante è che ELIZA non aveva nessuna conoscenza né della semantica né della sintassi inglese. Le sue risposte si basavano sull’analisi – affatto stupida – della frase in input, ricercando in essa una serie di parole chiave – “io”, “madre”, “padre” ecc. – che venivano quindi riutilizzate all’interno di schemi di frase predisposte dal programmatore. Se invece la frase del paziente non conteneva alcuna parola chiave ELIZA rispondeva con una nuova domanda, ad esempio “Perché pensa questo?”. L’aspetto strabiliante  di un simile programma era che funzionava: molte persone, psichiatri compresi, non riuscivano a credere che si trattasse soltanto di un programma per computer. Un programma come ELIZA solleva un’interessante domanda filosofica; c’è una differenza fra l’essere qualcosa – ad esempio un vero psichiatra – e comportarsi come se lo si fosse, in modo cioè che nessuno riesca ad accorgersi della differenza? Perché se veramente è possibile scambiare ELIZA per uno psichiatra – perlomeno in alcuni contesti particolari – siamo sicuri che, fra loro, ci sia veramente quella sostanziale differenza che crediamo ci sia, o che ci farebbe piacere ci fosse?
Felice Cimatti, Mente e linguaggio negli animali
 

Parole chiave: linguaggio mente artificiale filosofia

COMMENTI

Sono presenti 2 commenti per questo articolo

Fausto (utente non registrato)
In determinati contesti, credo che qualunque tipo di dialogo possa essere surrogato da un adeguato programma informatico:si pensi a una conversazione tra due innamorati, o al dialogo tra due compagni di lavoro....Il gioco di linguaggio tra i due muratori che apre le "Ricerche filosofiche" di Wittgenstein può essere un buon esempio del genere. Del resto, anche Alan Turing respirò l'aria di Cambridge....:-)  

il 26 Giugno 2012

Alfredo (utente non registrato)
Gli psichiatri stessi, specialmente in certi sistemi, sono programmati come computers e la maggior parte di essi, siccome non sono capaci a nascondelo di fronte alla acuta sensibilitá di un paziente che soffre, provocano come conseguenza forti crisi suicide o terribili stati di angoscia senza neppure preoccuparsi né essere in grado (in quanto non programmabili) di marginarle. Provare per credere.

il primo Luglio 2012

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