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Scusi prof, ci interpreti il mondo



di Davide de Palma

Nel prossimo mese di ottobre per la Columbia University Press, sarà pubblicato Hermeneutic communism: from Heidegger to Marx, scritto a quattro mani da Gianni Vattimo e Santiago Zabala. Davide De Palma ha incontrato il professor Zabala, filosofo, giovane pensatore: nasce nel 1975 vive la sua vita tra Roma, Vienna e Ginevra, studia filosofia a Torino, consegue il dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Nel novembre 2007 viene insignito della prestigiosa borsa  Humboldt. Attualmente è professore di ricerca ICREA presso l’università di Barcellona. Si segnalano due volumi di Santiago Zabala: il primo, The remains of being: hermeneutic ontology after metaphysics per i tipi  della Columbia University Press, e il secondo, Consequences of hermeneuticsper la Northwestern University Press, libro curato con Jeff Malpas.

Professore, scusi, che cos’è l’ermeneutica?
Per spiegare l’ermeneutica ci vorrebbero dei volumi, dunque, posso solo indicare qualche aspetto importante. Prima di tutto è una filosofia che trova le sue origini già in Platone, dunque, la sua storia si muove assieme alla storia della filosofia dove praticamente tutti i classici hanno detto qualcosa sul significato filosofico dell’interpretazione: Agostino, san Tommaso, Spinoza ecc. Secondo: è una filosofia che si oppone alle descrizioni, ma non solo come l’impossibilità di descrivere i fatti, ma anche come essenza stessa dell’essere umano: siamo interpreti. In questa condizione nozioni come quella della “reltà, verità, o essere” sono sempre il risultato di interpretazioni personali. Esistiamo grazie all’interpretazione dei fatti, senz’altro non grazie ai fatti, se no, anche noi potremo essere dei fatti e descritti come tali. Ma in questa forma esisteremo come oggetti rischiando di cadere dentro “la catena di montaggio” o “l’indifferenza industriale”. Tutto questo si trova ben spiegato nei libri di Vattimo dove Heidegger, Nietzsche e Gadamer sono giustamente considerati i padri dell’ermeneutica contemporanea.
 
Cosa significa Hermeneutic communism? perchè oggi la vostra visione di un marxismo Antifoundationalist trova ragion d’essere?
“Comunismo ermeneutico” è il titolo del nostro libro che cerca di rinnovare il marxismo attraverso l’ermeneutica. Ma questo rinnovamento non va verso una nuova teoria marxista, al contrario, parte proprio dal suo indebolimento. Oggi il marxismo o meglio ancora, il comunismo, è debole, cioè libero dalle strutture forti che lo reggevano. Proprio questa è la sua forza, cioè la possibilità che abbiamo per praticarlo senza la violenza industriale che ha rovinato la stessa Russia comunista. L’ermeneutica, come filosofia post-metafisica, serve al marxismo per ricordarsi che non dobbiamo più “descrivere il mondo, ma solo interpretarlo.” Questa massima (ovviamente è una modificazione della famosa tesi di Marx) aiuta a non cadere dentro una politica della verità dove tutti devono seguire delle regole oggettive. L’unico imperativo sono i deboli, cioè il “comunismo ermeneutico” è dalla parte dei deboli, dei poveri, dei marginati delle strutture attuali del lavoro, che non sono altro quelli senza, come dici tu, “ragion d’essere”. Per questo Vattimo dice che “il pensiero debole è il pensiero dei deboli”: non sono altro che i “residui” dell’essere come ho cercato di tradurre ontologicamente nel mio “The Remains of Being”… Proprio questo Essere Deboli non ha forza, cioè governi dalla loro parte, per lo meno in Europa.
 
Das Humankapital nasce dall’idea di valorizzare le donne e gli uomini che vivono le imprese, crede sia importante incamminarsi verso un nuovo umanesimo del lavoro?
Certo. Lo scarso valore che viene attributo ai lavoratori è il problema. La stessa cosa succede con i cosiddetti “paesi del terzo mondo”. Anche loro sono dimenticati. Per questo nel nostro libro diamo tanto spazio alle democrazie sud-americane: loro sono arrivati a un livello così grande di povertà che hanno iniziato a eleggere governi realmente a favore dei deboli e in certi casi dei veri e propri “metalmeccanici” come Lula. Oggi questi paesi stanno uscendo dalla crisi economica meglio dei paesi Europei e non sono altro che un esempio da seguire per i nostri politici. Come è possibile che loro sono usciti dal FMI, seguendo le indicazioni dei migliori economisti, mentre noi facciamo il possibile per restarci dentro, rovinando i diritti acquisiti?
(Das Humankapital, http://dashumankapital.wordpress.com/)

Parole chiave: filosofia ermeneutica comunismo

COMMENTI

Sono presenti 8 commenti per questo articolo

Giovanni Capurso (utente non registrato)
"Esistiamo grazie all’interpretazione dei fatti, senz’altro non grazie ai fatti, se no, anche noi potremo essere dei fatti e descritti come tali." Per quello che leggo questa posizione a mio avviso è decisamente riduzionistica nel senso che l'interpretazioen del fatto non esclude l'esistenta del fatto stesso. Detto altrimenti bisogna superare queste categorie dualistiche: noi come la realtà che ci circonda siamo allo stesso tempo soggetti interpretanti come oggetti interpretati. 
il 28 Luglio 2011

Egle Potena
Dovrò regalare il libro ad un amico con il quale, qualche giorno fa, parlavo di fatti e interpretazioni. Grazie per la segnalazione, Francesco. :-)
il 28 Luglio 2011

Alessandro Bertirotti (utente non registrato)
Grazie. Attendo di leggere il testo, perchè ritengo che si tratti di una operazione mentale davvero interessante, non tanto per l'ermeneutica che è qualcosa di vecchio e niente affatto originale, quanto il "desiderio pulsionale" di rinnovare un decesso, come se gli uomini, da allora, che è accaduto ieri, fossero nelle condizioni mentali di fare l'operazione intellettuale che due persone propongono. Mi sembra di assistere ad un allontanamento dal concetto di cultura, e di condivisione culturale delle interpretazioni. Comunque, al di là di questa prima impressione, attendo di leggere e studiare il testo... A presto e grazie, Alessandro :-)
il 28 Luglio 2011

Fausto (utente non registrato)
Non credo affatto all'opposizione o alla dicotomia fatti/inteprepretazioni, presentata secondo un comodo cliché di "idealismo soggettivo". Per conto mio, l'ermeneutica concerne più l'interpretazione nel senso teatrale, spettacolare-esecutivo del termine (come "messa in opera" di una visione del mondo, di un'ideologia, o persino di un' opzione metafisica)  che non come  specifica prestazione di una pratica teorica. Da questo punto di vista, interpreti,  sono tanto i soggetti quanto le istituzioni, i codici etici, i sistemi economici o le norme giuridiche  ecc. Solo in questo senso, molto più hegeliano che heideggeriano (o vattimiano), mi sembra legittimo il progetto di un' "ontologia ermeneutica". Per la stessa ragione, l'idea di un "comunismo ermeneutico" mi sembra irreparabilmente compromessa da una sorta di contradictio in adjecto: la realtà del capitalismo è già essa stessa 'interpretazione come attuazione e messa in opera dello sfruttamento e della lotta di classe piuttosto che oggetto da interpretare, magari in una prospettiva "debole".....
il 28 Luglio 2011

Davide De Palma (utente non registrato)
@ alessandro, più che una "operazine mentale" è un percorso che già da tempo ha portato il prof. Vattimo a sostenere che il marxismo va shakerato col pensiero debole! è una riflessione all'interno del suo pensiero, può non esser condivisa ma l'intervista parla di Hermeneutic Communism scritto da Vattimo e Zabala!

il 29 Luglio 2011

Giorgio Minucci (utente non registrato)
L'ermeneutica anche su Marx? proprio ora che siamo nella "merda"? no, grazie  Marx, haimé, è granitico, tedesco, hegeliano. Non ha nulla a che vedere con il pragmatismo, con il pensiero debole, con i vattimo e i bentornati. E' un cantiere, che per studiarlo a fondo bisogna farsi un mazzo e anche di più. E' un positivismo felice, niente di meno, niente di più.  Per quanto riguarda i poveri, io credo che più di interpretare abbiano bisogno di trasformare il mondo senza che qualcuno gli infili sotto banco il credo dell'autorità, della tradizione, della fusione degli orizzonti culturali, dell'indebolimento. Meglio la teoria dello sganciamento di Samir Amin, un pochino più brutale dell'ermeneutica, ma comunque marxista e realista. Riguardo alle strutture ci sembrano davvero morbide, più deboli? Forse per noi che viviamo in un mondo capovolto dove il capitale finanziario viene prima di quello produttivo dei servizi e dove quello dei servizi viene prima di quello industriale propriamente detto. Il lavoro materiale, per quanto sia prosaico, con le strutture rigide che comporta, è solo stato esternalizzato, ma non è scomparso nella debolezza spettrale feticistica della volatilità spirituale ermenuitcamente aperta al planetario leggero e fluttuante.
il 29 Luglio 2011

Giorgio Minucci (utente non registrato)
Comunque grazie per la segnalazione perchè sicuramente lo leggerò

il 29 Luglio 2011

Guido Repetto
Il marxismo, oggi, va certamente impugnato per comprendere la crisi del capitalismo. La ricerca e la definizione della nuova "classe" antagonista, il suo evolvere verso la consapevolezza di sè - come fu per il proletariato in Marx - penso sia questo il compito del buon analista, del buon interpretatore di fatti. Leggerò.
il primo Agosto 2011

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