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Sromanzo



di Thomas Bernhard

Joseph Kosuth, One and three chairs

Joseph Kosuth, One and three chairs





Ma neppure a Kräuter era riuscito di dissuadere Goethe dal far venire Wittgenstein a Weimar. A un così grande spirito non si può inviare un telegramma, avrebbe detto Goethe, un così grande spirito non si può invitarlo a mezzo telegrafo, bisogna inviare in Inghilterra un messaggero in carne e ossa, avrebbe detto Goethe a Kräuter. A questo, Kräuter non avrebbe replicato nulla, e poiché Goethe era risoluto a vedere Wittgenstein faccia a faccia, come Riemer disse ora in tono patetico poiché Kräuter l’avrebbe detto precisamente in quel tono patetico, Kräuter aveva infine dovuto, per quanto gli pesasse, piegarsi alla volontà di Goethe.
 
Goethe avrebbe detto che, se lui fosse stato in migliori condizioni di salute, sarebbe andato di persona a Oxford o a Cambridge per parlare con Wittgenstein del dubitabile e del non-dubitabile, a lui non costava proprio nulla andare incontro a Wittgenstein, anche se i tedeschi non riuscivano a concepire neppure un simile pensiero, lui, Goethe, non se ne curava affatto, così come non si era mai curato di quello che pensavano i tedeschi, proprio perché lui era il tedesco, cosa che gli riusciva assolutamente naturale dichiarare, andrei volentieri in Inghilterra alla fine della mia vita, avrebbe detto Goethe a Kräuter, ma ormai le forze non mi bastano più, così sono costretto a proporre a Wittgenstein di venire lui da me.
 
Va da sé che Wittgenstein, per così dire il mio figlio filosofico, avrebbe detto Goethe a Kräuter, il quale garantisce l’autenticità di questa dichiarazione di Goethe, alloggerà nella mia casa. E per la precisione nella stanza più confortevole che abbiamo. Farò sistemare la stanza come credo piacerà a Wittgenstein. E se lui si fermerà qui due giorni, che cosa posso chiedere di meglio! Avrebbe esclamato Goethe. […] Naturalmente le sguattere in cucina non sapevano neppure chi fosse Wittgenstein, avrebbe detto Kräuter a Riemer, così Riemer. E hanno pensato che Kräuter fosse impazzito. Questo Wittgenstein, tutt’a un tratto, è per Goethe la persona più importante, avrebbe detto Kräuter alle sguattere in cucina, al che quelle lo avevano preso per pazzo. Kräuter continuava ad aggirarsi per la casa di Goethe dicendo per Goethe Wittgenstein è la persona più importante, e tutti quelli che sentivano queste sue parole si battevano un dito sulla fronte. Un pensatore austriaco! Avrebbe esclamato Kräuter anche al cospetto del dottore che aveva in cura Goethe e si faceva vedere due volte al giorno […].
 
Il Genio, avrebbe detto Kräuter secondo Riemer, stava adesso in piedi davanti alla finestra e osservava una dalia ghiacciata in giardino. Guardi, Kräuter, quella dalia ghiacciata! avrebbe esclamato Goethe, e la sua voce pare suonasse ferma e forte come sempre. Ecco il dubitabile e il non-dubitabile! Dopodiché Goethe sarebbe rimasto a lungo davanti alla finestra e avrebbe incaricato Kräuter di far visita a Wittgenstein a Oxford o a Cambridge (era del tutto indifferente in quale dei due luoghi si trovasse davvero!) e di invitarlo. Come penso, la Manica sarà ghiacciata e questo significa che lei dovrà avvolgersi in una buona pelliccia! Avrebbe detto Goethe a Kräuter. Si avvolga in una buona pelliccia e vada a trovare Wittgenstein e lo inviti a Weimar per il ventidue marzo [giorno della morte di Goethe]. Ormai non ho altri desideri. Se fossero ancora vivi Schopenhauer e Stifter, inviterei anche loro due insieme a Wittgenstein, ma Schopenhauer e Stifter non ci sono più, e così invito solo Wittgenstein. E a pensarci bene, così Goethe in piedi davanti alla finestra appoggiandosi con la mano al bastone, è Wittgestein il più grande di tutti.
 
[…] Stridono i segnavento, avrebbe detto Goethe, da dove viene? Riemer non ne aveva idea, io dissi: da Hölderlin, Riemer si limitò a scuotere la testa. Il Teatro Nazionale lo aveva rovinato lui, Goethe, così secondo Riemer avrebbe detto Goethe, era stato lui, Goethe, a mandare in rovina il teatro tedesco, ma questo la gente arriverà a capirlo al più presto fra duecento anni. Le cose che ho scritto sono state indubbiamente le più grandi, ma sono state anche ciò con sui ho paralizzato per un paio di secoli la letteratura tedesca. Io, mio caro, avrebbe detto Goethe a Riemer, sono stato un paralizzatore della letteratura tedesca. Dal mio Faust si sono lasciati abbindolare tutti. In fondo, per grande che sia, è stato soltanto uno sfogo dei miei più riposti sentimenti, di tutto un po’, così Riemer nel riferire, ma in nulla io sono stato il non plus ultra.
 
Riemer aveva creduto che Goethe parlasse di tutt’altra persona e non di se stesso quando disse a lui. Riemer: così questi tedeschi, che si prestano come nessun altro, io li ho imbrogliati ben bene.Ma a quale livello! Avrebbe esclamato lui, il Genio. Serio e a testa bassa avrebbe intanto osservato il ritratto di Schiller sul suo comodino per dire infine: lui, l’ho annientato io, con tutte le mie forze, l’ho consapevolmente distrutto, prima l’ho fatto ammalare e poi annientato. Lui voleva fare altrettanto. Poveraccio! Una casa sulla Esplanade, come io ne avevo una sul Frauenplan! Che orrore! Mi fa pena, avrebbe detto Goethe, e poi avrebbe taciuto a lungo. Meno male, ha detto Riemer, che Schiller non ha fatto in tempo a sentire queste cose. Goethe avrebbe preso in mano il ritratto di Schiller dicendo: che pena tutti quei deboli, incapaci di far fronte alla grandezza perché privi di respiro! Poi, quel ritratto di Schiller che un’amica di Wieland avrebbe fatto apposta per lui, Goethe, lo avrebbe rimesso sul comodino. Chi viene dopo di me ha vita dura, avrebbe detto Goethe infine.
 
[…] Non avevo idea, così Riemer adesso sulla Esplanade, dove tutt’a un tratto era cominciato il viavai mattutino, che Goethe fosse giunto ai suoi ultimi giorni. Quando stasera sarò di nuovo da lui, così Riemer a proposito di Goethe, riprenderò con lui il discorso sopra Il dubitabile e il non-dubitabile. Predisporremo l’argomento, così diceva sempre Goethe, lo affronteremo e lo demoliremo. Al cospetto del pensiero di Wittgenstein tutto ciò che lui stesso aveva finora letto e meditato non era nulla, diceva Goethe, o almeno quasi nulla.  Non ricordava più chi o che cosa lo avesse iniziato o condotto a Wittgenstein. Un libricino dalla sovracoperta rossa, della Bibliothek Suhrkamp, disse una volta Goethe a Riemer, forse, non saprei più dirlo. Ma è stato la mia salvezza. Speriamo che Kräuter abbia successo a Oxford o a Cambridge, avrebbe detto Goethe a Riemer, così Riemer, e Wittgenstein arrivi presto. Non ho più molto tempo.
 
Per giorni e giorni Goethe se ne sarebbe stato nella sua camera senza far altro che aspettare Wittgenstein, a detta di Riemer. È così, ormai non fa altro che aspettare Wittgenstein, il quale è per lui il non plus ultra, così Riemer. Il Tractatus lo tiene sotto il guanciale. La tautologia non ha condizioni di verità, poiché è incondizionatamente vera; e la contraddizione è sotto nessuna condizione vera, avrebbe spesso ripetuto lui, Goethe, in questi giorni, citando Wittgenstein. Da Karlsbad sarebbero giunti auguri di pronta guarigione da parte dell’azienda di cura e soggiorno. Così pure da Marienbad, mentre dalla bella Ellbogen hanno inviato a Goethe un boccale su cui egli è raffigurato insieme a Wittgenstein. Nessuno sa come facciano quelli di Ellbogen a sapere che Goethe e Wittgenstein sono tutt’uno, così Riemer, su quel boccale sono tutt’uno. Un bel boccale. Dalla Sicilia si è fatto vivo un professore che abita ad Agrigento e che invita Goethe a vedere la raccolta di manoscritti goethiani. Goethe ha scritto al professore di non essere più in condizione di valicare le Alpi, benché il loro scintillio gli sia più caro del rumore del mare.
 
[…] A una Edith Lafontaine, che da Parigi gli aveva inviato inviato alcune poesie per un giudizio, ha scritto suggerendole di rivolgersi a Voltaire, il quale lo sostituiva nel compito di evadere le lettere di postulanti letterari… L’intera Germania, senza eccezioni, pensava d’un tratto di potersi rivolgere per lettera a Goethe. Ogni giorno Eckermann trascinava enormi ceste piene di lettere fino alle varie stufe. Così, negli ultimi anni, Goethe riscaldava la casa perlopiù con la posta che riceveva. Ma torniamo a Wittgenstein. Kräuter, come mi riferì adesso Riemer, aveva davvero raggiunto Wittgenstein. Ma quest’ultimo, un giorno prima che Kräuter gli facesse visita, era morto di cancro. Lui, Kräuter, così Riemer, lo aveva veduto ormai composto nella bara. Un uomo scarno con il volto scavato. Tra coloro che stavano attorno a Wittgenstein, avrebbe riferito Kräuter, nessuno sapevo nulla di Goethe. Così Kräuter era ripartito demoralizzato. Adesso il grande interrogativo, così Riemer, era se la morte di Wittgenstein andasse comunicata a Goethe… 
Thomas Bernhard, Goethe muore (Goethe schtirbt)



Parole chiave: thomas bernhard goethe wittgenstein

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