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Stella mattutina



di Ada Negri

Io vedo – nel tempo – una bambina.
Scarna, diritta, agile. Ma non posso dire come sia, veramente, il suo volto: perché nell’abitazione della bambina non v’è che un piccolo specchio di chi sa quant’anni, sparso di chiazze nere e verdognole; e la bambina non pensa mai a mettervi gli occhi; e non potrà, più tardi, aver memoria del proprio viso di allora.
 
L’abitazione della bambina è la portineria d’un palazzo padronale, in una piccola via d’una piccola città lombarda. Nel palazzo non vi sono che due inquilini, occupanti alcune stanze del secondo piano: un vecchio pensionato, magro, con la sua governante Tereson: una vecchia signora, grassa, che ogni mese cambia domestica. Il resto è tutto abitato dai padroni: gente ricca, gente nobile.
 
Quando rientrano in carrozza dalla passeggiata, bisogna spalancare il cancello del portone; e, siccome la nonna (custode della portineria) è troppo indebolita dagli anni, è la bambina settenne che deve farlo. Non ha mai pensato, naturalmente, che tale atto le possa essere d’umiliazione; ma non lo compie volentieri.
 
(…) Qualche anno dopo, la bambina, diventata più grandetta, ma rimasta selvatica ed avida di mirifiche storie, trova in un ripostiglio un fascio di romanzi di Alessandro Dumas padre: da «I tre Moschettieri» ad «Angelo Pitou».
 
Vecchi libracci, ingialliti, cincischiati, rosicchiati agli angoli, mancanti di pagine qua e là: non importa. Le è come salire in un bastimento e traversare il mare.
 
Legge, legge, legge. Arruffa e precipita i cómpiti di scuola, per leggere. Respira nella favola. Un senso di letizia, di benessere pieno, ad ogni nuova lettura rinsanguato, si diffonde in lei.
 
Ha, con i personaggi dei fantastici romanzi, colloqui d’allucinante intensità: se li raffigura e li vede, dinanzi e intorno a sé, con caratteri di fisionomia e di gesto sui quali non può sbagliare.
 
E quando, più tardi, l’irriflessiva compiacenza della governante Tereson (quel bravo signor Antonio, che anche lui non può vivere senza libri!) le lascerà fra le mani gli sporchi e ciancicati volumi d’una biblioteca circolante, la scolaretta tredicenne scoprirà Emilio Zola, la sua segreta gioia diverrà terribile come un’ossessione.
 
Le pagine impure, nelle quali più crudamente è rappresentato il vizio, e più turpi odori emana la carne, scorreranno sul suo spirito senza lasciar traccia: acqua su marmo: tanto ella è innocente.
 
Ma la massa dell’opera, così compatta e sanguinante d’umanità, graverà su di lei con tutto il suo peso. Ella sarà malata d’una penosa malattie dell’anima, che la renderà dissimile dalle ragazze della sua età.
 
Distratta, a volte prostrata, presenterà a’ suoi maestri componimenti pieni d’inquietudini e di squilibrio,tralucenti d’immagini e di reminiscenze torbide e confuse.
 
Ma ella non ama la scuola. Nessun rapporto, nessuna confidenza fra lei e il sistematico ingranaggio scolastico. È quieta, lavora, si sforza di comprendere, sa che deve, che ribellarsi non può; ma, in fondo, non desidera che di evadere.
 
Vuole studiar da maestra, unicamente perché non intende logorarsi in un opificio come la madre, o divenir serva di signori in gioventù e portinaia in vecchiezza, come la nonna.
 
Ora che è quasi una giovanetta, si sente diventar di brace, poi del color dell’erba, quando deve aprire il cancello grande alla carrozza dei padroni di casa, che tornano dalla passeggiata del pomeriggio, e inghiotte acido e respira male, quando deve portar le lettere o far qualche commissione.

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Parole chiave: ada negri mussolini letteratura

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Daniela Agostini (utente non registrato)
bello questo ritratto di donn  che lotta per la sua identità e per la sua realizzazione ,è una lotta interiore ancora confusa per la giovane età e per il periodo in cui vive ma si sente la voglia di essere diversa , di essere sè stessa
il 20 Settembre 2011

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