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Teniamoci ai Fatti



di Charles Dickens



Ora, quello che voglio sono i Fatti. Insegnate a questi ragazzi e a queste ragazze Fatti e niente altro. Solo di fatti abbiamo bisogno nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto.

Solo coi Fatti si può plasmare la mente degli animali che ragionano: il resto non servirà mai loro assolutamente nulla. Questo è il principio su cui ho allevato i miei figli, e questo è il principio su cui ho allevato questi fanciulli. Tenetevi ai Fatti, signore!

 La scena si svolgeva in un’aula scolastica semplice, nuda, monotona, sepolcrale, e l’indice quadrato dell’oratore dava enfasi alle osservazioni sottolineando ogni frase con una riga sulla manica del maestro.

E l’enfasi veniva maggiormente rafforzata dal muro quadrato della fronte dell’oratore, la quale aveva le sopracciglia per base, mentre gli occhi trovavano una comoda sistemazione in due scure ed ombrose caverne che si aprivano nel muro stesso.

E l’enfasi veniva maggiormente rafforzata dalla bocca dell’oratore, larga, sottile e dura. E l’enfasi veniva maggiormente rafforzata dalla voce dell’oratore, inflessibile, secca, dittatoriale.

E l’enfasi veniva maggiormente rafforzata dai capelli dell’oratore, che si drizzavano a un’estremità della sua testa pelata, simile a una foresta di pini destinata a proteggere la lucida superficie del cranio tutto coperto da bernoccoli come la crosta di una torta di prugne, quasi che quella testa faticasse a trovare posto per tutti i solidi fatti che doveva immagazzinare all’interno.

Il contegno sostenuto dell’oratore, l’abito quadrato, le gambe quadrate, le spalle quadrate, persino la cravatta assestata per serrarlo alla gola con una stretta affatto comoda, da quel semplice fatto che era, tutto serviva a rafforzare maggiormente l’enfasi.

– In questa vita abbiamo bisogno di Fatti, signore, Fatti e niente altro.

L’oratore, il maestro e la terza persona adulta presente indietreggiarono un poco ed abbracciarono con uno sguardo il piano inclinato di piccoli vasi disposti in ordine qua e là e pronti a ricevere imperiali litri di fatti, da colmarsene fino all’orlo.
Tempi difficili, Charles Dickens


COMMENTI

Sono presenti 12 commenti per questo articolo

Antonella (utente non registrato)
Vero!
il 12 Febbraio 2011

Patrizia Barbera
No, non credo  sia vero. I "Fatti" non sono sempre "ben fatti".   ""Solo coi Fatti si può plasmare la mente degli animali che ragionano: il resto non servirà mai loro assolutamente nulla." Plasmare la mente? ll resto non servirà a nulla? E quei piccoli vasi pronti a ricevere litri di "fatti", non potranno mai scegliere di cosa riempirsi? Suggerimenti, solo suggerimenti ben dati, senza la pretesa di plagiare nessuno. 
il 12 Febbraio 2011

Evo Giunti
Ma infatti! Antonella come puoi dire "vero"!
il 12 Febbraio 2011

Giuseppe G Carchidi
I fatti molto spesso sono la cosa più triste che c'è. Abbiamo bisogno di speranza e di sogni ...di qualcosa che ci scuota dentro (e degli avvenimenti possono farlo) e di desideri da realizzare, che ci spingono ad andare oltre. I fatti semplici e crudi (nudi) sanno essere come palle al piede, per servi (nuovi) della gleba. Viva il sogno e la capacità di sognare e così liberare la mente. L'unico occhio che ci fa vedere le cose da un'altro punto d'osservazione sempre possibile.
il 12 Febbraio 2011

Francesca Romana Lamanna (utente non registrato)
Ma infatti come si può dimenticare il sentimento la fantasia !  .. Leggendo questo brano, quello che più mi colpisce,  è lo stile della scrittura. Bellissimo ! Per me bellezza assoluta e appunto ( a proposito di fatti ) “soltanto” godimento dello spirito .. niente altro. Uhm credo che questo sia un fatto più importante dei fatti concreti a cui faceva riferimento l’oratore ...
il 12 Febbraio 2011

Evo Giunti
Però io penso che i fatti hanno a che fare con la visione individuale delle cose. Cosa sono i fatti se non la ricostruzione fatta con la propria cultura degli avvenimenti, diciamo così? Molto spesso un avvenimento, viene ricostruito in maniera diversa da individuo ad individuo.
il 12 Febbraio 2011

Rosa Amatulli
Evo, io sono d'accordo con te. Il narratore (l'oratore) ci informa dell'importanza di parlare di "fatti"; anzi, insiste sull'importanza dei "fatti" nella vita.  La sua insistenza pero', mi spinge a credere che dubitasse che parlare di "fatti" fosse possibile.  E, C. Dickens mi sembra anche meno convinto: il narratore onnisciente procede il racconto con una descrizione dell'oratore, piuttosto soggettiva, impressionistica e abbastanza comica.   Riguardiamo questa frase:          E l’enfasi veniva maggiormente rafforzata dai capelli dell’oratore, che si            drizzavano a un’estremità della sua testa pelata, simile a una foresta di         pini destinata a proteggere la lucida superficie del cranio tutto coperto da        bernoccoli come la crosta di una torta di prugne, quasi che quella testa        faticasse a trovare posto per tutti i solidi fatti che doveva immagazzinare       all’interno. Questa descrizione, molto soggettiva  e di metafore abbastanza ridicole, ci fa pensare che il narratore onnisciente (o l'autore) non crede che parlare di "fatti" sia possibile; che in effetti tutto cio con cui veniamo  a contatto, lo possiamo capire solo tramite un'ottica soggettiva.   I fatti sono quelli che io, o tu, o topogigio, crediamo che siano, data la nostra esperiena, conoscenza, ecc. ecc..  Viviamo tutti nella grotta della nostra immaginazione (Platone) e ciocche' crediamo che sia un fatto, e' solo la nostra percezione di un'ombra dei "fatti."  Io penso che Dickens ci stia chiedendo di riflettere sul cosa sia un "fatto."
il 12 Febbraio 2011

Rosa Amatulli
La descrizione che il narratore onnisciente ci da dell'oratore, rovescia, capovolge, tutto cio' che l'oratore ci chiede di fare, e cioe' di parlare di "fatti."
il 12 Febbraio 2011

Eli Mcbett
io mi concentrerei sul punto di vista, la messa a fuoco, sulle prospettive e sugli orizzonti. Dziga Vertov era un Uomo con la Macchina da Presa e non avrebbe mai pensato che un "fatto" esista senza l'interpretazione personale di esso. Esistono i mezzi. di cui si deve far uso comunque. Il fine é la cultura, che é qualcosa di molto ricco sfaccettato e multicolore sempre in movimento...
il 12 Febbraio 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=hoLvOvGW3Tk&feature=fvw
il 15 Febbraio 2011

Pio Antonio Caso
Il pragmatismo di Scrooge o il pragmatismo di un Tremonti, tanto per fare un nome, esclude dal computo dei "fatti" tutte quelle aspirazioni, sogni e legittimi desideri non "rilevanti" per una Economia Politica che bada alla quadratura dei Bilanci. In uno Stato dove non si può contabilizzare l'aspirazione a un futuro migliore ecco giustificati i tagli alla Cultura, alla Sanità Pubblica e via dicendo.
Spesso si dimentica che è la Legge per l'Uomo e non l'Uomo per la Legge. Avere una Cultura, nel senso di essere riusciti socraticamente e umilmente, a gestire una Conoscenza, non dovrebbe autorizzare nessuno ad usarla contro o a sfavore di chi ne possiede meno o di Altro Tipo.
Una Partita Doppia che preveda nel Profitti e Perdite conti economici relativi a Tempo Necessario per la Ricerca Scientifica, per lo sviluppo dell'Arte, per l'Aumento dell'Istruzione: questa sarebbe non solo auspicabile per il Benessere Sociale, ma anche un Dovere Morale diffuso ed organico.
Dimentichiamo che la Natura ha una legge che è quella della Catena Alimentare: quel che accade, nei "fatti", oggi in Italia, nel Mediterraneo e nel Mondo, è sotto gli occhi di tutti.
il 24 Febbraio 2011

Stefano Cambi (utente non registrato)
Hard Times è uno dei miei romanzi cult. Come l'autore, odio l'oggettivismo dei fatti.  Il disegno della società inglese del 1854, della città di Coketown in cui si svolge il romanzo, con le condizioni di disumanità del lavoro, è incredibilmente profetico.
E vi rovino la possibilità di leggere il romanzo. Charles prende posizione violentemente contro l'enunciato riportato. I figli del protagonista, colui che sostiene l'impostazione oggettivistica, falliscono miseramente nella vita, in modi diversi.
il 9 Settembre 2011

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