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Un vecchio con ali enormi



Ma quando uscirono in cortile con le prime luci, trovarono tutto il vicinato davanti al pollaio, a baloccarsi con l’angelo senza la minima devozione e a gettargli cose da magiare dai rombi della rete metallica, come se non fosse una creatura sovrannaturale, ma un animale da circo.
 
Padre Gonzaga arrivò prima delle sette allarmato dalla sproporzione della notizia. A quell’ora erano già accorsi dei curiosi meno frivoli di quelli dell’alba, e avevano già fatto ogni sorta di congetture sul futuro del prigioniero. I più semplici pensavano che lo avrebbero nominato alcalde del mondo.
 
Altri, di spirito più rude, supponevano che lo avrebbero promosso generale da cinque stellette in modo che vincesse tutte le guerre del mondo. Certi visionari speravano che venisse conservato come stallone per impiantare sulla terra una stirpe di uomini alati e sapienti che si prendessero cura dell’universo.
 
Ma padre Gonzaga, prima di esser prete, era stato legnaiolo forzuto. Sporgendosi al di sopra del recinto ripassò in un attimo il suo catechismo, e chiese ancora che gli aprissero la porta per esaminare da vicino quel rottame d’uomo che sembrava piuttosto un enorme gallina decrepita tra le galline assorte.
 
Era buttato in un cantuccio, e si asciugava al solo le ali spiegate, tra bucce di frutta e avanzo di spuntini che gli avevano gettato i mattinieri. Estraneo alle impertinenze del mondo, sollevò appena gli occhi da antiquario e mormorò qualcosa nel suo dialetto quando padre Gonzaga entrò nel pollaio e gli diede il buongiorno in latino.
 
Il parroco ebbe il primo sospetto della sua impostura quando constatò che non capiva la lingua di Dio e che non sapeva salutare i suoi ministri. Poi osservò che visto da vicino appariva troppo umano: aveva un insopportabile odore d’intemperie, il rovescio delle ali disseminato di alghe parassitarie e le penne più grandi maltrattati da venti terrestri, e nulla della sua miserevole natura si accordava con l’egregia dignità degli angeli.
 
Allora voltò le spalle al pollaio, e con un breve sermone mise in guardia i curiosi contro i rischi dell’ingenuità. Rammentò loro che il demonio aveva la cattiva abitudine di ricorrere ad artifici di carnevale per confondere gli incauti. Argomentò che se le ali non erano l’elemento essenziale per stabilire le differenza tra un corbaccio e un aeroplano, a maggior ragione non potevano esserlo per riconoscere gli angeli.
 
Tuttavia promise di scrivere una lettera al suo vescovo, cosicché questi ne scrivesse un’altra al suo primate, e questi un’altra al Sommo Pontefice, di modo che il verdetto finale venisse dai tribunali più alti.
La sua prudenza cadde in cuori sterili. La notizia dell’angelo prigioniero si propalò con tanta rapidità, che dopo poche ore c’era nel cortile una baraonda da mercato, cosicché furono costretti a far venire la truppa con baionette per scompigliare il tumulto che era sul punto di gettar giù la casa.
 
Elisenda, con la spina dorsale torta a furia di spazzare pattume da fiera, ebbe allora la buona idea di cintare il cortile e di far pagare cinque centavos l’ingresso per vedere l’angelo.

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Parole chiave: letteratura márquez

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