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Vademecum



Dalla Recherche di Marcel Proust un brevissimo «trattato», anomalo. Quasi una semplificazione disneyana.





Gli uomini, che non cambiano dall’oggi al domani, cercano in un nuovo regime la continuazione dell’antico. (I, 628)
 
La rassegnazione è una modalità dell’abitudine. (I, 752)
 
Le nostre abitudini ci seguono anche dove non possono seguirci. (IV, 302)
 
L’amore ci dota di un senso supplementare e provvisorio. (I, 502)
 
È il più inebriante dei romanzi d’amore, l’orario ferroviario. (I, 354)
 
I borghesi non esitano a cambiare nome per vanità, gli aristocratici per vantaggio. (III, 310)
 
Il titolo di duchessa, per l’aristocrazia, è il solo che designi un rango particolarmente brillante, un po’ come, per i plebei, quello di principessa. (II, 841)
 
Sapere non sempre consente di impedire. (I, 381)
 
Una raffinata forma di cortesia consiste nel dire a qualcuno cui si sta facendo un favore, senza pretendere d’essere creduti, che è invece lui a farcelo. (I, 244)
 
Le persone discrete si fanno trovare quando le si cerca e si fanno dimenticare per tutto il resto del tempo (II, 804)
 
Si disprezza volentieri una meta che non di è riusciti a raggiungere, o che si è raggiunta in modo definitivo. (IV, 306)
 
Sarebbe bella, qualche ragazza di vent’anni, se conducesse un bue attraverso la campagna romana. (I, 1029)
 
Ciascuno di noi vede in una luce migliore ciò che vede a distanza, ciò che vede negli altri. (II, 284)
 
Ciascuno considera chiare le idee che hanno lo stesso grado di confusione delle nostre. (I, 667)
 
 Il nostro inconscio, a volte, è più chiaroveggente di noi. (IV, 22)
 
Infanzia è l’età in cui si è convinti di creare ciò che si nomina. (I, 111)
 
Passata la giovinezza, è raro che si resti ancorati all’insolenza. Si scopre che esistono anche la musica, la letteratura; l’ordine dei valori umani ne risulta modificato, e si comincia a dialogare con gente che, anni prima, si sarebbe fulminata con lo sguardo. (II, 491)
 
Leibniz ha detto che è lungo il tragitto dall’intelligenza al cuore. (III, 160)
 
Ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso. L’opera è solo una sorta di strumento ottico che lo scrittore offre al lettore per consentirgli di scoprire ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso. (IV, 596)
 
Son le nostre passioni ad abbozzare i nostri libri, mentre la calma fra l’una e l’altra li scrive. (IV, 592)
 
Si usano termini gergali così sguaiati, e espressioni incresciose come «vivere la propria vita». (I, 961)
 
Il proletariato moderno è ansioso di cancellare nel linguaggio ogni traccia del regime della servitù. (I, 969)
 
Non potendo guarire, la medicina si preoccupa di cambiare il senso dei verbi e dei pronomi. (III, 134)
 
Solo la percezione più grossolana ed erronea pone tutto nell’oggetto mentre tutto è, al contrario, nella mente. (IV, 601)
 
Si diventa morali quando si è infelici. (I, 762)
 
Il mondo non è stato creato una sola volta, ma tutte e volte che è sopraggiunto un artista originale. (II, 398)
 
Il prestigio, per essere, efficace, dev’essere immaginario. (II, 553)

Parole chiave: recherche marcel proust

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